K2 invernale-Kowalewski fuori gioco

Il polacco evacuato a Skardu per un’ernia

05 January 2021
Waldemar Kowalewski è già fuori gioco nella corsa al K2 invernale.

L’alpinista polacco è stato evacuato in elicottero a Skardu a causa di un’ernia, causata probabilmente dal peso dello zaino.

Kowalewski è uno dei tanti che in questi giorni si sono mossi sulla montagna tra campo base, campo 1 e campo 2. L’obiettivo del polacco era salire in relativa autonomia portando da solo la sua attrezzatura.

«Ho trascorso la notte di Capodanno a campo 1 a 6100 m, dove sono arrivato in solitaria dopo 9 ore di arrampicata dal campo base (il giorno precedente avevo portato all’abc 7 kg). Ho portato uno zaino da 21 kg con tende, corda, sacco a pelo e il resto dell’attrezzatura. La notte è stata fantastica, ventosa come l’inferno, per sciogliere la neve ci ho messo 2 ore per 1,1 litro di acqua tiepida. Temperatura notturna in tenda -40 gradi. Ma aveva il suo fascino» racconta Kowalewski su facebook. «Al mattino ho deciso di scendere al campo base perché il mio corpo aveva ceduto un po’. Un’ernia causata dal peso dello zaino, che era effettivamente un po’ troppo pesante. Ho aspettato al campo base per due giorni e i bravissimi piloti sono venuti a prendermi con due elicotteri con i quali mi hanno portato tranquillamente a Skardu in circa 2 ore».

Per Kowalewski questo è il secondo “KO” subito durante un tentativo invernale al K2. Il primo risale al gennaio 2019, durante la spedizione organizzata da Alex Txikon. Allora il polacco era stato colpito da una scarica di pietre.

Sicuramente Waldemar Kowalewski è un po’ sfortunato, ma il clima invernale sul K2 mette alla prova duramente anche i fisici più temprati. «In generale, d’inverno sul K2 fa freddo» afferma il polacco. «Alla base a 5000 m di quota durante la notte nella mia tenda ho registrato temperature di -33°, -37° (due anni fa, inverno 2019, -22°, -26°)».

Secondo Kowalewski è improbabile riuscire a salire sul K2 in inverno “in stile sportivo”, ovvero senza ossigeno supplementare, fino a quando eventuali innovazioni tecnologiche permetteranno di scaldarsi meglio e di fondere più rapidamente la neve per avere l'acqua.

In carenza di ossigeno le conseguenze del freddo si aggravano. «Quello di riuscire a scaldarsi è il problema più grande! Abbiamo già la salopette così calde, non ci sono grossi problemi utilizzandola, ma non possiamo scaldare a sufficienza le dita dei piedi e le mani che si raffreddano terribilmente (senza usare ossigeno supplementare) per l’ipossia e la circolazione sanguigna alterata, congelano e molto spesso si rischia l’amputazione».

Kowalewski conclude i suoi commenti affermando che se comunque, malgrado questi ostacoli, qualcuno riuscirà a salire il K2 in inverno senza ossigeno, avrà tutta la sua ammirazione: «Anche se vivi in capo al mondo, io verrò a stringerti la mano con grande rispetto».

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