L’Everest di Andrea

I dettagli del successo di Lanfri sul tetto del mondo

17 May 2022
Il 13 maggio 2022 Andrea Lanfri, insieme a Luca Montanari, ha raggiunto la vetta dell’Everest.

Un sogno realizzato, un obiettivo di lunga data e anche una realizzazione di portata storica per l’atleta lucchese, che nel 2015 ha subito l'amputazione di entrambe le gambe e sette dita delle mani a causa di una meningite fulminante. Dopo gli interventi, invece di perdersi d'animo, Andrea ha affrontato la strada tutta in salita che lo ha portato non solo a riconquistare la normalità del quotidiano, ma anche a primeggiare nelle gare paralimpiche di corsa fino a concretizzare i suoi progetti di alpinista. Il messaggio di Andrea dal tetto del mondo è di pura gioia e condivisione:

Non c’è alcun dubbio: la felicità gode della proprietà transitiva. Stabilisce una relazione binaria tra le persone che hanno in comune una passione, un sogno o un sentire e le mette in connessione tra loro. Ma va ben oltre un principio matematico: travalica gli insiemi, ne abbatte i confini e moltiplica i suoi effetti all’infinito.

Io e Luca [Montanari] abbiamo raggiunto la vetta dell’Everest il 13 maggio 2022 alle 5.40 ora locale. Quello che abbiamo realizzato è la dimostrazione di quanto può essere contagiosa la felicità, arrivando al cuore di chiunque abbia conosciuto e letto questa storia o se ne sia imbattuto per puro caso. Una storia di resilienza, tenacia, determinazione e di una passione condivisa, dove la parola “impossibile” perde il suo significato e diventa solo un limite, come tanti, da superare.

Sul tetto del mondo ci siamo arrivati davvero. Anche se non ci credo ancora! E a ognuno di voi spero sia arrivato, forte e chiaro, il messaggio che volevamo consegnare: “Siate felici. E alle vostre vite lasciate che ci pensi la Vita”.

La cronologia dell’impresa in poche parole: conclusa l’acclimatazione Andrea e Luca sono saliti direttamente dal campo base al campo 2 in circa 12 ore. Là si sono fermati un giorno causa maltempo. L’11 maggio sono ripartiti per il campo 3. Il giorno seguente sono saliti al Colle Sud e da lì cinque ore dopo, alle 19 locali, sono partiti per la vetta, dove sono arrivati al mattino del 13 maggio. La salita è stata affrontata con calma e non ci sono stati problemi tecnici né affollamento. Unico vero fastidio il vento forte.

Di seguito l’intervista rilasciata da Andrea al suo sponsor Ferrino dal campo base.

Andrea, prima di partire, alla precisa domanda su come ti immaginavi in vetta all'Everest hai preferito non rispondere, dicendo che volevi affrontare la tua sfida un passo alla volta. Ora lassù ci sei arrivato per davvero: come è stato guardare l'orizzonte dal punto più alto della terra?

Un'emozione immensa, un cammino, un'immagine dentro di me che sognavo da anni e finalmente ero lì, il tutto in un mix di surreale, un po' in dubbio tra sogno e realtà. Mai nella mia vita avrei pensato di godere di così tanta bellezza e felicità. "Ma dove cavolo sono?", questa è stata la mia domanda dentro di me. Guarda dove sono arrivato! Se non mi fossi rialzato dopo ogni caduta su quel sentiero sopra casa che cercavo di percorrere quando muovevo i primi passi con le protesi, quante cose mi sarei perso! Tutte le fatiche, tutti gli allenamenti, le persone che ho conosciuto lungo questo cammino, mi hanno portato a vivere questa gioia. A loro dico grazie è una sensazione bellissima!

Quale è stata la parte più impegnativa della salita?

La discesa! Passato l'Hillary Step ho cominciato a sentire un fastidio nel camminare sul piede destro. Ho pensato: "Piede rotto... Ok, no problem, al massimo ne ho uno di scorta!". La discesa è diventata sempre più faticosa, ma, piano piano e con l'aiuto di qualche calata in corda doppia, sono riuscito ad arrivare a Campo 4, molto stanco. Qui togliendo le scarpe ho scoperto qual era il problema: si era formato del ghiaccio tra le lame di carbonio, impedendo il movimento del piede! Una volta ripulito il piede dal ghiaccio, anche se al campo il vento era molto forte, sono riuscito a dormire qualche ora recuperando energie per la discesa del giorno dopo. La mattina successiva dal C4 siamo scesi al C2, dove una bella bottiglia di Coca Cola mi attendeva in tenda! Poi l'ultima giornata di fatiche e pericoli con l'attraversamento dell'Ice Fall e infine l'arrivo al Base!

Le difficoltà che hai dovuto affrontare sono le stesse degli altri scalatori oppure a te questa salita ha riservato sfide e ostacoli diversi?

Insieme alle problematiche di ogni alpinista, devo stare molto attento a quello che può accadere ai monconi. Se questi si infiammano o si creano ulcere sono impossibilitato a mettere la protesi e, a quelle quote, non sarebbe una cosa buona... L'esperienza, l'allenamento e l'ottima gestione della sudorazione hanno fatto sì che tutto andasse per il meglio, ma indossare le protesi a volte può essere doloroso ed è comunque sempre fastidioso. Bisogna saper stringere i denti e rimanere focalizzati sull'obiettivo.

Quanto è stato importante per il raggiungimento del tuo obiettivo il supporto della tecnologia?

La tecnologia delle protesi è importantissima, ma, se non ci si aggiunge una buona dose di volontà, la tecnologia da sola non ti cambia la vita! Ricordo ancora la frase che mi disse il mio tecnico ortopedico il primo giorno di protesi: "Ecco qua i tuoi nuovi piedi, ora sta a te portarli in giro!". Da lì capii che non sarebbe stato facile! Ma presto iniziai a divertirmi a portare in giro i miei nuovi piedi di carbonio e titanio... Durante una salita come questa anche i momenti di recupero sono fondamentali. Sotto questo aspetto è stato essenziale avere il supporto e la sicurezza di attrezzature tecniche come le tende realizzate da Ferrino. Non mi riferisco solo alla protezione dal vento e dal freddo, ma anche dalla luce solare, che a quelle quote è davvero abbagliante!

La vetta dell'Everest è stato il punto di arrivo di un lungo percorso. Da quella cima sei riuscito a vedere quale potrebbe essere il prossimo passo del tuo cammino fra le montagne?

Si, è già programmato! In realtà l'Everest è una tappa del mio percorso, la più importante ovviamente, ma una tappa. Il progetto reale, "my7summits", proseguirà con le altre vette. La prossima in lista? Il Kilimangiaro la più alta del continente africano!

 

MR. Fonti Andrea Lanfri e Ferrino.

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