Paolo Marazzi e il mese in Patagonia

Le riflessioni di Paolo sull'appena trascorso mese ad aspettare le giuste condizioni nella valle del Rio Turbio

03 April 2017
é passato poco tempo dal rientro di Paolo Marazzi e Luca Schiera dalla loro avventura Patagonica, dalla quale è nata una nuova via sul Cerro Mariposa. Paolo racconta di questo mese di pioggia.


Cos’è per me. Pensieri durante un mese di pioggia di Paolo Marazzi per ragnilecco.com

Questo mio testo non parlerà della via, dell’avvicinamento e nemmeno dei giorni passati ad aspettare che smettesse di piovere. In tutte quelle ore passate ad aspettare il bello, il tempo per pensare era molto e questo è un po il riassunto di alcuni pensieri che mi giravano nella testa.

Scalare è un qualcosa di fondamentale inutile: perché uno deve cercare di raggiungere la cima? andare in posti dove nessuno e mai stato e fare fatica per tutti quei giorni?

Non lo so, assolutamente non lo so ma sento sempre di volerlo fare; mi affascina, mi attira, e questo effetto penso che lo faccia anche a molta altra gente, lo ha fatto tanto forte, o forse di più, pure a Luchino che nel Turbio ha speso un mese attendendo che il Mariposa si facesse scalare.

Lo abbiamo fatto per prendere mille acquazzoni, aprirci le mani, cagarci addosso su dei canotti dei quali non avevamo la ben che minima conoscenza e tutto questo per quelle poche ore passate a disegnare una linea su di una parete che sbinocolandola a me faceva cagare addosso.

Il Mariposa e stato questo per me, un susseguirsi di sensazioni e sentimenti, tutti in fila uno dietro l’altro. Perché dopo venti giorni  nei quali non puoi nemmeno mettere le mani sulla parete perché ha sempre condizioni del cazzo ti sale un po’ di rabbia e sconsolatezza. Perché ridere e trovare sempre qualcosa di bello con la stessa persona è  eccezionale, i rapporti umani che si possono creare in queste situazioni sono estremi: o ti leghi del tutto a qualcuno o il momento in cui lo mandi a quel paese arriva presto. Anche questo è un sentimento, un ottimo sentimento.

Per non parlare del salire in sé per sé la parete, trovando la linea. Questo non so bene se sia un sentimento o una sensazione, e nemmeno saprei come descriverlo, sicuramente è qualcosa di figo, qualcosa che ti amplifica ed elimina ogni altra sensazione nello stesso momento. Sei stanco dopo tutte quelle ore, lo sei molto di più che quella volta in cui sei andato a fare una passeggiata con gli amici ma nel mentre il tuo fisico risponde, e risponde bene, o almeno pensi. Crediamo sempre di essere lucidi ricontrollando ogni singola manovra anche se è la ventesima volta che la facciamo solo per quella via. La gioia è tantissima quando arrivi in cima, ma anche lì c’è un sentimento secondo me avverso che non saprei spiegare. Bisogna fare ed agire per capire. Leggere questo articolo serve a ben poco perché io sto cercando di raccontarvi dei sentimenti ai quali nemmeno io riesco a dare un nome, quindi forse è meglio andare a fare ciò che ci piace, il Mariposa anche dietro casa, alto o basso, ripido ed impegnativo a sufficienza per noi per riuscire a capire quello che voglio spiegare qui.

 
Produci consuma crepa è il nome della via, arriva da una canzone di un vecchio gruppo punk che stavamo ascoltando proprio mentre sistemavamo i bagagli prima di tornare in Italia. E forse produci consuma crepa e proprio quello stile di vita che non ti permette di provare mai  queste sensazioni che non sono per nulla capace di esprimere.

fonte Ragni di Lecco

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