The Phantom Line, 1200 m, ED+

Nuova, estetica linea sull’inesplorata Jugal Spire, Nepal

23 May 2022
Paul Ramsden e Tim Miller hanno aperto The Phantom Line, una nuova via su un rilievo nepalese di 6563 metri finora inesplorato.

A sole sei ore d’auto e quattro giorni di cammino da Kathmandu, la montagna sulla quale si è svolta l’avventura di Ramsden e Miller è probabilmente il Seimila più vicino alla città. Nonostante questo è stata ignorata fino a oggi.

Paul Ramsden, esperto veterano con quattro Piolet d’Or al suo attivo, e la giovane promessa Tim Miller ne hanno realizzato l’ascensione tra il 21 al 29 aprile 2022.

La parete nord-ovest, lungo la quale si è svolta la scalata, è «Fatta principalmente di granito verticale, con l’eccezione di una cicatrice di ghiaccio che la attraversa». Questa “cicatrice” è una linea naturale di goulottes e rampe ghiacciate che solca diagonalmente l’intera parete. Una linea logica ma non visibile da tutte le angolazioni. Arrivati alla terminale, infatti, i due alpinisti si sono sentiti piuttosto schiacciati dalla ripidissima e rocciosa parete: «Tutto quello che potevamo vedere era un mare di granito, la nostra linea era totalmente invisibile dal basso», racconta Tim Miller nel suo blog.

Il ghiaccio però, anche se invisibile, c’era. Alternandosi su tiri brevi di 40 metri («Scalare in blocchi di rapidi tiri da 40 metri permette al primo di cordata di riposare spesso ed evita al secondo di prendere troppo freddo»), Ramsden e Miller hanno superato il primo terzo di parete in un giorno. Il giorno successivo hanno affrontato la sezione chiave: un tratto interamente roccioso che interrompe la lunga diagonale di ghiaccio. Sempre nel resoconto di Tim Miller si legge: «Dopo aver smontato il bivacco abbiamo girato l’angolo e i nostri occhi hanno incontrato un ripido muro roccioso di 100 m interrotto da un brutto camino curvo. Era l’unica linea debole nella parete e dovevamo salire di lì».

Il camino curvo, faticoso e antipatico, è stato superato strisciando al suo interno in tre tiri di misto-dry: «Ero molto grato per il mio apprendistato di alpinismo invernale in Scozia che mi ha preparato a questo tipo di arrampicata» commenta Miller.

Sopra al camino i due hanno ritrovato la rampa di ghiaccio, lungo la quale hanno continuato a salire in fantastica esposizione sul vuoto che piombava alla loro sinistra. Sezioni di buon ghiaccio si alternavano a pendii nevosi e a sezioni delicate di misto coperto di neve inconsistente.

Al quarto giorno d’ascensione Ramsden e Miller hanno attrezzato il loro quarto e ultimo bivacco in parete, poco sotto la vetta. Quest’ultima è stata raggiunta infine dopo cinque giorni di salita e 37 tiri, 1200 metri con difficoltà ED+. La discesa si è svolta senza grandi difficoltà per un evidente canale sul versante sud della montagna, in parte in Abalakov e in parte a piedi.

La cima, non nominata localmente, è stata battezzata Jugal Spire da Jugal Himal, la catena della quale fa parte. Il nome della via, The Phantom Line, si riferisce alla caratteristica principale di questa tanto estetica linea, incredibilmente evidente ma anche capace di “scomparire”, tanto che la sua esistenza è stata in dubbio fino all’ultimo momento: «C’era o non c’era? Esisteva come entità scalabile?» Conclude Miller nel suo racconto.

 

MR. Informazioni e immagini fornite da Tim Miller.

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