The Real Big Drip in a Real Big Trip

Racconto di un viaggio d’arrampicata sulle cascate della Ghost Valley

16 April 2020
Per distrarci da questo lungo periodo di reclusione e farci sognare un po’, Daniele Frialdi propone il racconto di un viaggio d’arrampicata sulle cascate della Ghost Valley (Canada) realizzato recentemente con Marco Verzeletti e Roberto Parolari e culminato con la ripetizione di "The Real Big Drip".
Il vento soffia incessantemente e le forti raffiche fanno volare cristalli di neve in ogni direzione formando e disfando cumuli ovunque e sferzando i nostri visi rendendoci difficile respirare e tenere gli occhi aperti. Qui i telefoni non prendono e per fare una chiamata o mandare un messaggio dovremmo percorrere tutta la strada a piedi fino all’imbocco della valle, circa 20 km più in là. La prospettiva di dover passare la notte qui si fa sempre più concreta…
Domenica primo marzo 2020, la nostra vacanza volge ormai al termine dopo dieci giorni passati a tritare ghiaccio al cospetto delle selvagge montagne rocciose della zona compresa tra Banff e Jasper.
Come degna conclusione del nostro viaggio siamo andati alla scoperta di una valle tanto bella quanto selvaggia che racchiude in sé tutta l’essenza del Canada invernale: la Ghost Valley. Questa valle è famosa per l’isolamento totale e il difficile accesso che avviene lungo una strada sterrata di oltre 20 km che non viene mai pulita dalla neve e dal ghiaccio (se non parzialmente dai frequentatori che spesso si trovano costretti a liberare la carreggiata dalla neve per passare o per togliersi dai guai…) e che per questo può diventare una trappola sia in entrata che in uscita.
Negli ultimi tre giorni di vacanza ci siamo stati due volte. La prima aggregati a Fabio Elli e Sebastian, una guida alpina del posto che ci ha fatto da autista e da cicerone accompagnandoci fino in fondo alla valle in una sorta di rally mozzafiato, tra un cumulo di neve e un altro, grazie alla super jeep che aveva in dotazione. In quell’occasione abbiamo scalato tutti insieme una splendida e rara cascata, Rainbow Serpent (120 m, 6), in un anfiteatro naturale (il Recintal Hall) unico nel suo genere e davvero suggestivo, raggiungibile seguendo una serie di piccole goulotte e risalendo la cascata Acquarius (50m, 4+).
La seconda volta abbiamo deciso di provare ad andarci da soli dopo una attenta valutazione sulle possibilità e i limiti del nostro pick-up. Una volta stabilito il punto massimo fino al quale avremmo potuto spingerci con il nostro mezzo decidiamo di partire. L’obbiettivo è tentare la salita di The Real Big Drip, una linea di ghiaccio e misto spettacolare che domina l’intera valle ed è visibile già da molto lontano. È ancora buio quando abbandoniamo il pick-up nel punto prestabilito che, come da pronostico, abbiamo raggiunto più o meno senza intoppi. Iniziamo a camminare con gli zaini in spalla e ben presto ci portiamo sul fondo della valle. Inizia ad albeggiare e la nostra salita si presenta laggiù in fondo in tutto il suo splendore. Non sappiamo bene come fare a raggiungerla, le informazioni raccolte sono molto sommarie, quindi navighiamo a vista cercando il percorso migliore. A un certo punto orientarsi diventa difficile e quando capiamo di aver sbagliato completamente il canale di accesso siamo già parecchio alti. Sprofondando nella neve a tratti fino al ginocchio nonostante le ciaspole riusciamo a scavarci la giusta trincea in mezzo alla pineta e finalmente, dopo circa 4 ore, arriviamo alla base di questa mastodontica struttura. L’ambiente è selvaggio, isolato e solitario, siamo molto lontani da tutto e da tutti e in giro non c’è anima viva. Forse in qualche altro punto della valle ci saranno altri scalatori ma la sensazione è quella della solitudine totale. La salita si sviluppa in 5 tiri di corda con un’alternanza di tratti rocciosi tecnici che rimontano su ghiaccio strapiombante e tratti di ghiaccio tecnici che rimontano su roccia strapiombante... Sono le 11 quando appoggio le lame delle mie x-dream sulle tacche della roccia strapiombante del primo tiro. I movimenti sono molto delicati e tecnici, appigli e appoggi sono difficili da individuare e molti non sono più utilizzabili perché rotti o consumati nonostante la via non venga ripetuta frequentemente. Al termine della parte rocciosa si scala la struttura di ghiaccio sospesa e si sosta dopo circa 15 metri di arrampicata entusiasmante ed esposta. La sosta a fix descritta nella relazione non la trovo, quindi mi appendo nel vuoto a tre ottime viti da ghiaccio in una sorta di nicchia. La qualità e le condizioni della parte dry rendono, a nostro avviso, le difficoltà del tiro più severe rispetto alla gradazione originale (M7+) e si attestano intorno all’M9. Quando parto per il secondo tiro mi trovo ben presto davanti a una struttura di ghiaccio assurda caratterizzata da continui strapiombi e tetti formati da enormi cavolfiori e stalattiti. Trovare la linea migliore per progredire non è stato semplice e mi ha costretto a farmi largo rompendo a calci e a colpi di piccozza gigantesche candele sospese che impedivano il passaggio, obbligandomi poi a movimenti più simili a quelli utilizzati nelle grotte di drytooling che a quelli sulle cascate di ghiaccio. Un tiro durissimo che a posteriori giudicheremo come il più duro e difficile che tutti noi abbiamo mai salito e il 7° grado gli calza a pennello. Il terzo tiro è sulla falsariga del primo sia come lunghezza che come difficoltà, con una parte di drytooling molto fisica e strapiombante, con numerosi buchi rotti o strappati e alcuni fix malconci che rendono la scalata di Marco, passato nel frattempo al comando, molto difficile anche dal punto di vista psicologico. Il quarto tiro (5+) consiste in uno spettacolare ribaltamento in completa esposizione da una sezione di ghiaccio all’altra, necessario per uscire dalla nicchia di sosta, e finisce con un muro di ghiaccio verticale al termine del quale si sosta. In tre la progressione è un po' più lenta e quando Roby si spara gli ultimi 60 metri di ghiaccio completamente verticale che sancisce la fine della cascata si sta facendo buio.
Le doppie sferzate dal solito vento pazzesco ci riportano velocemente alla base, stanchi ma entusiasti. Il rientro non è dei più agevoli, ci vorranno altre tre ore per raggiungere la macchina. È buio ormai e il vento se possibile soffia ancora più forte, tanto forte che sulla strada si sono formati cumuli di neve riportata che al mattino non c’erano. Ben presto capiamo che uscire dalla valle sarà tutt’altro che semplice. Il pick-up si pianta più volte nella neve costringendoci continuamente a scendere con le pale.
Le ore passano, il pick-up si pianta per l’ennesima volta. Marco è sdraiato a terra e cerca di liberare nuovamente il pianale che si è appoggiato sul fondo innevato, Roby spala per liberare le ruote anteriori mentre io mi occupo del retro. La stanchezza inizia a farsi sentire, i nostri visi sono arrossati dal freddo e i crampi irrigidiscono i muscoli rallentando le operazioni di spalatura. Continuiamo a ripeterci che si tratta dell’ultimo punto critico, che usciti da questa buca non troveremo più altri punti di accumulo, ma lo diciamo senza crederci nemmeno più di tanto, quasi con rassegnazione, certi che dopo questa volta ci pianteremo poco più avanti e poi più avanti ancora. La prospettiva di dover passare la notte qui si fa sempre più concreta… Invece stavolta è quella buona, Roby si mette al volante e accelera a fondo, le ruote prendono e il pick-up parte a razzo. Io e Marco da terra urliamo a Roby di non fermarsi fino a quando non raggiungerà un posto con meno neve e iniziamo a inseguirlo di corsa. Quando lo raggiungiamo siamo esausti. Da lì in avanti avremo altri momenti critici ma non ci pianteremo più e faremo ritorno al nostro ostello in piena notte, al termine di una lunga giornata indimenticabile nella quale abbiamo vissuto un concentrato di tutte le emozioni della vacanza intera. Una degna conclusione nella quale The Real Big Drip ha trasformato il nostro viaggio in “A Real Big Trip”.
Daniele Frialdi @danielefrialdi direttore CRU (circolo rocciatori Ugolini Brescia) www.ugolini-bs.it
Marco Verzeletti @verzelettimarco istruttore CRU
Roberto Parolari guida alpina www.guidaalpinarobi.it
Si ringraziano CAMP-CASSIN, BLOCCO MENTALE BRESCIA, KAYLAND, DOLOMITE, GIALDINI
C 11

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