Alessandro Zeni e la ripetizione di Solo per Vecchi Guerrieri

Le emozioni di un viaggio

19 November 2016

La notizia non è recente ma per certe cose ci vuole il giusto tempo di maturazione. Le emozioni di una ripetizione di calibro come quella fatta da Alessandro Zeni su Solo per Vecchi Guerrieri necessitano di un certo periodo di sedimentazione per poterle valutare e gustare meglio, con occhio obiettivo, lontano dall’ardore del momento e dalla gioia che manda in estasi. A circa un mese dalla salita quindi, Alessandro ripercorre in questo bellissimo articolo la storia e le sensazioni vissute su questa via salita la prima volta da Maurizio “Manolo” Zanolla nel 2006.

SOLO PER VECCHI GUERRIERI
di Alessandro Zeni

"Era da tempo che volevo salire lungo le pendici del vallone d’Aune per toccare con mano “solo per vecchi guerrieri”, una linea di cui tanto avevo già sentito parlare, divenuta famosa per essere la multipich più difficile di Manolo. Questo piccolo sogno si celava in me ormai da molti anni ma, non avendo le conoscenze tecniche per progredire su una via di più lunghezze, ho sempre rimandato inseguendo altri obbiettivi. Ma la curiosità e la mia voglia di apprendere pian piano accrescevano le mie esperienze che maturavano con il mutare delle stagioni. Poi si sa, passano gli anni.. Ma certe storie e certe vie non scompaiono dalla memoria. Con il tempo pensi di averle rimosse e invece, proprio mentre stai percorrendo tutt’altre strade, tornano per ricordarti che meritano di essere vissute. Un bel giorno ti svegli e senti la necessità di mettere alla prova le tue risorse contro l’ignoto.

E’così che quest’estate, sotto le placche del Totoga, ritorno a fantasticare su questo progetto ormai ricoperto dalla polvere del tempo. Delineavo, sognavo e intanto le giornate si rincorrevano veloci e balzavano dalla mattina alla sera come camosci tra le rupi. Indossavo imbrago e scarpette e senza nemmeno rendermene conto il sole stava già per tramontare, sembrava una grossa arancia che cadendo in un mare azzurro irraggiava l’orizzonte rilasciando striature di un succo rosso che lentamente si propagavano in un arcobaleno di colori caldi. Si avvicinava l’autunno...Erano momenti di preparazione ed attesa in cui ero davvero felice. Mi sentivo come quando da bambino contavo i giorni che mancavano alla mattina di Natale. Credo che l’energia che si è creata in quei momenti sia stato il fulcro di questa breve ma intensa avventura.

Ero a conoscenza che la via presentava una spittatura piuttosto “velenosa” e che il pericolo oggettivo di potersi far male in caso di caduta era un fattore non proprio trascurabile ma è pur vero che questo stile di scalata mi è molto congeniale ed è proprio quando sono messo in queste condizioni che riesco a far uscire il meglio di me. Decido quindi di affrontare la via direttamente dal basso anche per rispettare l’etica di salita del suo apritore. All’alba del 7 Ottobre sono già in macchina assieme a Peter, direzione Aune. Appena sceso dall’auto nell’aria fresca, ormai autunnale, si mescola il profumo del bosco a qualcosa di dolce ed ignoto e nella bocca ancora il retrogusto amaro di un buon caffè bevuto in fretta alimenta ancor più la mia frenesia e la voglia di partire. Arrivare all’attacco della via è stato più lungo del previsto, le poche informazioni ci costringono a dei continui cambi di direzione . Ma, dopo qualche fuori pista e circa un’ora e mezza di cammino, finalmente ci riusciamo. Ad attenderci un bellissimo scudo di roccia argentato affacciato sull’orlo dell’abisso.

Senza pensarci troppo infilo scarpette, imbrago e i pochi rinvii necessari per poter salire le prime due lunghezze. Inizio a scalare e mentre avanzo su questo mare fatto di onde grigie ricerco con gli occhi il primo spit ma solo dopo qualche istante riesco a vederlo parecchi metri sopra la mia testa. La pietra è di una qualità davvero eccezionale e questa sensazione di sicurezza mi dona fluidità e leggerezza. Non essere influenzato dalla ben che minima traccia di magnesite permette al mio istinto di affiorare e la distanza tra le protezioni è ora divenuta un fattore del tutto secondario. Penso solo a divertirmi, a ricercare la giusta chiave di lettura per poter avanzare. Dopo le prime due lunghezze che risolvo “a vista”, cado in uscita del terzo tiro! Peccato non mancava molto.. poteva essere una bella soddisfazione salire anche questa lunghezza on sight!!

Non perdo troppo tempo ad analizzare le singole sequenze l’obbiettivo di oggi è semplicemente quello di arrivare in cima, meglio risparmiare forze ed energie. Raggiungo quindi la scomoda sosta prima dell’ultimo tiro, da qui, un bellissimo muro di calcare grigio e compatto fa da barriera tra me e il cielo. Parto su quella che è la lunghezza più difficile della via. Dopo qualche resting inizio a sentirmi un po’ stanco ma riesco comunque a superare l’obbligatorio e a conquistare la catena. Che bella via!! Appena mi faccio calare in sosta un vento gelido si alza d’improvviso rendendo ogni istante in parete una vera tortura. Facciamo così delle manovre ritmate da un suono incessante di denti che battono come un contadino quando fa il filo alla sua falce e con le mani ormai gelate iniziamo una rapida ritirata in corda doppia. Giunto a terra mi sento soddisfatto! La giornata, nonostante il freddo, è stata molto positiva! Trovare ogni movimento di una via di questo tipo, dal basso, già alla prima uscita non è impresa facile! Si torna a casa.

I giorni seguenti passarono lenti, in attesa di veder sbucare un bel sole giallo nel mezzo di un bollettino meteo fatto di nuvole e pioggia. Finalmente quel giorno arriva e il 16 Ottobre sembra che il tempo mi dia la possibilità per un secondo tentativo. La sveglia suona quando fuori è ancora buio e dopo una colazione al volo già mi ritrovo con lo zaino in spalla a inseguire nuovamente il bambino che è in me.
Senza rendermene conto mi ritrovo ancora una volta li, affacciato su un prato verde smeraldo che fa da linea di confine tra questa bastionata di roccia e la profondità del baratro. Dall’alto di questa spalla prativa ci aspetta un panorama da cartolina. Una fitta coltre di nebbia ricopre come candido latte l’abitato di Feltre. In lontananza sbucano dalle nuvole montagne e prati d’altura e penso: “Forse laggiù qualcuno sta guardando da questa parte immerso nei sui sogni come lo sono io..”.

In quel momento i sensi si assottigliano e sento l’odore dei muschi, dei pini e della resina sui tronchi che abitualmente non si riesce ad apprezzare. Quanto sono fortunato ad essere qui!? Sono felice.
Tutto d’un tratto queste sensazioni si interrompono e la mia mente inizia a viaggiare tra buchi e reglette, è ora di partire! Mi tuffo nuovamente in questo oceano di calcare grigio ad inseguire queste protezioni distanti e queste lacrime di roccia ormai nuovamente prive di magnesite a causa dell’incessante pioggia dei giorni scorsi. Questa volta tutto è ancor più armonioso, divertente e senza grosse difficoltà ripercorro in libera le prime due lunghezze. Raggiungo così la seconda sosta. E’la volta della terza lunghezza quella che, per poco, avevo sbagliato “a vista”ormai dieci giorni prima.
Parto con i rinvii appesi all’imbrago e ripercorro velocemente i primi 15 metri su gocce e buchi sempre sufficientemente buoni da permettermi di mantenere corpo e mente rilassati per affrontare ciò che mi aspetterà dopo.

Più mi avvicino alla sosta e più le difficoltà aumentano ma le sensazioni e i ricordi mi permettono di non sbagliare e supero quello che, a mio parere, è il passaggio più difficile di questa lunghezza. Da qui mi sposto a destra su una serie di biditi sfuggenti posti prima della catena. Dentro di me penso: “dai Ale, ormai è fatta!!”. Alzo il piede sinistro su un buco svaso, prendo l’ultimo bidito di destro e mentre sto per andare alla busta finale d’improvviso quel piede che sembrava sicuro scivola e senza rendermene conto mi ritrovo dieci metri più in basso appeso alla corda! Non ci credo è successo ancora! Ho un po’ di amarezza in bocca ma decido comunque di proseguire ed andare avanti sull’ultimo tiro, il più difficile della via.

Ancora una volta i rinvii tintinnano penduli dal mio imbrago e mentre metto le mani nel sacchetto della magnesite, cerco dalla scomoda sosta di identificare prese e appoggi. Niente...Quella liscia lavagna è stata ripulita a dovere della pioggia, madre natura a volte è davvero una maestra severa! Appena parto mi accorgo però che la memoria non mi ha abbandonato affatto e tranne qualche piccola indecisione sui piedi a livello delle mani ogni presa è proprio come e dove me la ricordavo. Risolvo velocemente la placca iniziale e dopo il lungo traverso a destra mi ritrovo di fronte al passaggio chiave.
Non ho paura di sbagliare, sono determinato più che mai a superarlo! Con tutta la grinta che possiedo stringo ogni presa al massimo e ci riesco! Non appena agguanto la presa buona, dopo il passo chiave della via, capisco che d’ora in avanti tutto è possibile.

Sono stato a lungo con i piedi spalmati mentre ricercavo appoggi e mi allungavo a mettere i rinvii ed ora le scarpette iniziano ad essere davvero strette!! Ma recupero e riparto, stringo i denti e ci credo per davvero. La via da qui in avanti mi permette di riposare sempre a sufficienza prima di impostare il passo successivo. Arrivato all’ultimo spit, solo due piccole liste resinate ora mi dividono dalla catena. Il pollice strizza sopra l’indice e in un attimo alzo per l’ultima volta la corda per passarla in catena! Un urlo di felicità rimbalza e si allunga lungo le pareti. Non ci credo e pure Peter da sotto fatica a farlo! Essere riuscito a salire questo tiro già al secondo tentativo è per me davvero una grande soddisfazione!! Mi godo il momento...

Mentre mi faccio calare alla sosta, i miei pensieri sono già sulla terza lunghezza dove prima ero caduto. E’davvero paralizzante pensare che se non fosse stato per quella svista a quest’ora avrei già ripetuto la via. Penso tra me e me: “le energie ci sono basta stare calmi ed essere concentrati!”. Facciamo così una doppia e questa volta durante la calata piazzo già i rinvii sugli spit. Arrivo alla sosta, sfilo la corda e parto deciso. Subito mi accorgo che avere i rinvii già posizionati mi permette di risparmiare sempre mezzo movimento e quindi energie. Non riesco a stare troppo fermo tra una presa e l’altra, farlo mi fa pensare e il pensiero sbagliato può farmi cadere in ogni istante. In un attimo sono ancora li a giocarmi il tutto e per tutto.

Percorro gli ultimi metri con il cuore che batte all’impazzata, è una follia essere già così vicini alla riuscita!! Ma non posso e non devo pensarci altrimenti tutto potrebbe svanire.. “Concentrati!!” mi dico. Ma la mente vibra soggiogata da uno spirito troppo irrequieto. Per la seconda volta mi trovo ad appoggiare il piede sinistro su quel buco svaso che era sfuggito poco prima, cancellando un sogno che si sarebbe già potuto concretizzare...Sono davvero indescrivibili certe emozioni! Trovarsi ad un passo dalla riuscita e sapere che nel medesimo punto si è già fallito per ben due volte può bloccarti o darti ancora più forza. Fortunatamente, per come sono fatto, raramente mi ritrovo a cadere nella prima situazione.

In quel preciso momento, come un fiume in piena, l’adrenalina ha iniziato a scorre ed inondare ogni cellula del mio corpo. Una scarica di energie mi pervade e le uso tutte per stringere quel piccolo bidito al punto che ora mi sembra di avere quasi una manetta in mano! Alzo lo sguardo e senza pensarci vado deciso al presone finale.. e lo centro!!!! Un urlo di gioia rompe il silenzio per la seconda volta in questa giornata davvero indimenticabile. Non sono riuscito solo a salire una via davvero molto bella ma ancora una volta ho vinto sulle mie paure! Questa avventura, per quanto breve, è stata davvero una scarica di energie. Mi ha permesso di conoscere posti bellissimi e mi ha fatto ancora una volta vivere inseguendo semplicemente il mio sorriso e la mia passione.. e adesso?

Adesso nulla è cambiato, sono sempre me stesso, solo con qualche esperienza in più nello zaino della vita. Non penso di essere un “vecchio guerriero” perché credo che “vecchi” si è solo quando si è disposti a lasciare che i rimpianti superino i nostri sogni e di quelli ne ho ancora molti in vista. Sono solo un giovane che ha ancora molto da imparare a cui piace continuare ad ascoltare la voce dell’istinto ed inseguire solo le emozioni vere, sempre e in ogni campo. Mi piace credere che il tempo che ho sia stato scelto con estrema attenzione e che sia sufficiente per arrivare ovunque. Salendo questa via ho imparato che è importante dare forma ai desideri e che non vanno mai lasciati rinchiusi in un cassetto perché il tramonto si avvicina per tutti!

Abbiamo l’enorme fortuna che, se solo vogliamo, possiamo essere felici con pochissimo. L’importante è avere dei principi e una filosofia di vita in cui credere profondamente. A volte ci si dimentica di ascoltare quella vocina che ci arriva dal profondo perché abbiamo troppo rumore attorno e sprechiamo il nostro tempo ad inseguire cose inutili ma, se rallentiamo per qualche istante, lei è sempre li a guidarci.

Voglio dedicare questa mia salita a chi, nonostante tutto, continua a crederci, sempre, in ogni cosa, in ogni situazione, in ogni campo. A quei pazzi e un po’ folli che con onestà e passione rincorrono la strada verso un loro sogno, qualunque esso sia. A tutti quei “vecchi guerrieri” tenaci, testardi ed ostinati che anche se sconfitti trovano sempre la forza per rialzarsi e lottare. Perché se ci credi ottieni e solo quando raggiungi certi traguardi ti sentirai vivo per davvero. Capirai così che quello che hai dato e quanto hai sacrificato per arrivare dove sei ha avuto un senso. Non si tratta semplicemente di arrampicare su ruvida roccia ma è una continua rincorsa per superare gli ostacoli della vita!

“Solo per vecchi guerrieri”è appena la mia ottava via “multipich” e tra tutte sicuramente la più difficile dato che fin ora non avevo mai superato il grado di 7b+ su una via di più lunghezze. Vista la velocità con cui sono riuscito a risolverla e la mia ancora poca esperienza in un ambiente severo come quello della montagna, la considero una tra le mie più importanti soddisfazioni a livello sportivo. Lo stile in placca, tecnico e di dita, mi è particolarmente congeniale quindi so che non sono proprio la persona più affidabile nel dare certi giudizi. Detto ciò, queste le mie personali valutazioni in merito alle difficoltà: L1 7b+; L2 7b; L3 8b; L4 8b+.

Voglio ringraziare il compagno di cordata Peter per avermi accompagnato su questa via e con il quale ho passato due bellissime giornate tra freddo, sole e risate. Un grazie anche a Grivel, La Sportiva e Montura per il supporto e al Centro Sportivo Esercito che appoggiandomi rende possibile tutto ciò. Grazie infine anche ai temerari amici Sky e Fidy per avermi accompagnato ancora una volta tra questi muri, scattandomi delle belle foto in ricordo di un’avventura davvero speciale!"

Ale Zeni

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