Cima De Falkner, un 3000 inesplorato da anni

Il racconto della salita di Beppe Ziggiotto, Mino Feriotti e Gino dal Cero

28 August 2017
L'obiettivo di Beppe Ziggiotto di salire tutte le 86 vette che raggiungono i 3000 nelle Dolomiti ha portato i suoi compagni - Mino Feriotti e Gino dal Cero - sulla Cima De Falkner (Sorapis). Seguendo una relazione del 1952, e grazie al proprio inuito unito all'immaginazione, la salita si è rivelata più un'apertura che una ripetizione.

 

Cima De Falkner, versante nord: 3053m

Attrezzatura: due mezze corde 50/60 m, friend medi-piccoli, chiodi (utili), piccozza e ramponi (a inizio stagione)

Periodo consigliato: luglio - ottobre

Difficoltà: II/III (IV un tiro 45/50m)

 

Introduzione

Il 13 agosto 1952, Finzi e Vidal salirono la cima “De Falkner” lungo la parete nord. Da allora, nonostante la ricerca di informazioni effettuata presso il rifugio A.Vandelli, il lavoro delle guide alpine di Cortina ed Auronzo e le opere di scrittori locali, non si sono avute notizie riguardo eventuali ripetizioni di questa via. L’unica relazione a cui si fa riferimento risale alla Guida dei Monti d’Italia “Sorapis” del TCI-CAI.

La cima De Falkner è il picco terminale della cresta nord del Sorapis; è una cima che molto probabilmente conta pochissime o addirittura nessuna ripetizione (affermazione che potrebbe essere confermata dalle scarse informazioni raccolte e dalla totale assenza di segni di passaggio). Durante la salita del 16 luglio 2017, avvenuta quest’ultima dopo tre tentativi in periodi differenti, Ziggiotto e compagni hanno fatto riferimento in parte alla guida del 1952, cercando in loco la via più logica, per poi affidarsi principalmente all'ìistinto, cercando il punto di salita meno ostico.

Al momento sono presenti ometti di passaggio e cordoni per calate.

 

Accesso

Dal rifugio alla sella tra cima Falkner e Punta Zurlon (4,00h).

Dalla sella risalire ad una selletta di rocce rotte sulla sx (ometto e cordone di calata).

Salita

La salita si svolge su terreno detritico (probabili smottamenti nel corso degli ultimi anni), in alcuni punti la roccia si rileva mediocre ad eccezione del tiro chiave (buona). Necessita comunque di attenzione per la presenza di rocce rotte e instabili, forte il pericolo di caduta sassi dovuto al semplice transitare degli stessi compagni di cordata. Il percorso è caratterizzato da una lunga cengia ghiaiosa di sfasciumi (lato dx viso a monte, circa 200m), poi ci si abbassa circa 25m fino ad intercettare un esile proseguimento della stessa cengia, esposta ma ben visibile dalla selletta di partenza. Dopo aver superato un canale nevoso caratterizzato da rocce nere, si individuano alcuni ometti, un penultimo ometto presso un colatoio indica il punto di rientro, un ultimo ometto (dopo 20m) posto alla fine della cengia ne indica invece il punto di attacco; si risale da qui verso dx la paretina di II+.

Il percorso segue cenge e canali detritici con un andamento ad “S”, tendenzialmente la via si sposta verso dx in direzione della cresta finale attraverso i punti più deboli che la parete offre, fino ad incontrare una parete di sbarramento superata con un tiro di 45/50m di IV sostenuto (proteggibile a friend, uscita a dx su roccia delicata, presente sosta). Dopo il tiro chiave si accede in poco tempo alla cresta finale, seguendo inizialmente lo spigolo per poi proseguire sul lato dx, che più facilmente permette di accedere alla cima (ometto e libro di via). Sul posto sono presenti ometti di passaggio, cordoni per le calate in corda doppia là dove si è ritenuto necessario. Difficoltà globale II/III e un tiro di IV. Utilizzati 2 chiodi, lasciati 1.

Discesa

Seguire il percorso di salita, numerosi cordoni su spuntoni/sassi incastrati, necessarie due corde da 50/60m; in alcuni punti ci si discosta brevemente dalla via di salita, individuabile comunque da ometti presenti. Con l’ultima doppia di rientra nella cengia iniziale (ometto) a 20m antecedenti il punto d’attacco. Si risale a ritroso la cengia ghiaiosa fino alla selletta di partenza (presenza di lingue di neve a inizio stagione).

Note

Via di alpinismo pionieristico, una salita impegnativa su una montagna da non sottovalutare sia per il lungo avvicinamento, sia per la salita tutta da scoprire. Queste caratteristiche hanno richiamato alla mente degli scalatori, durante l’ascesa del 15/16 luglio 2017, l’avvento dei primi avventurieri in Dolomiti, obbligandoli ad un bivacco programmato alla selletta di partenza. Ogni passaggio è stato un’avventura, ogni appoggio è un sussulto con continui smottamenti; la roccia ruvida e tagliente. La montagna manifesta la volontà di non essere profanata e forse questo ne spiega la scarsità di informazioni ed ascese di alpinisti alla cima De Falkner, malgrado la vicinanza (ma non troppo) alle sorelle tremila Sorapis, Croda Martora, Fopa di Matia. Sarebbe interessante verificare la possibilità di raggiungere la cima scendendo dalla punta Sorapis per la cresta nord.

 

Beppe Ziggiotto ha dichiarato:

Era il 13 agosto 1952 e, per la prima volta, S. Finzi e U. Vidal salivano la “De Falkner” dal versante Nord. Per molti una montagna troppo ardua da raggiungere sia per il lungo avvicinamento alla parete Nord, che per una via di salita piuttosto impervia attraverso un percorso ancora da scoprire - che ci fa pensare di aver effettuato la prima ripetizione. Una via di arrampicata in sè non difficile (che richiede per lo più passaggi di III° e solo un tratto di IV -IV+), ma resa ostica dalla roccia, la più friabile trovata fin ora nelle nostre Dolomiti.
Ogni passaggio è un'avventura, ogni appoggio è un sussulto, con continue frane tramite cui la montagna manifesta la sua volontà di non essere profanata.
Ma questa è l'ultima di tutte, ed è la forza di volontà che ci spinge a raggiungerne la vetta.
Ho affrontato molte delle cime dei 3000 delle Dolomiti da solo, ma altrettante al fianco di validi compagni che ringrazio.
Un grazie speciale a Gino Dal Cero, forte alpinista veronese che mi ha accompagnato nelle ultime 4 salite (De Falkner, Croda Rossa, Punta Menini, Punta Chiggiato), e a Mino Feriotti, compagno in molte altre avventure.
Ringrazio di cuore “Turnover Sport”, per averci fornito il materiale da bivacco e l'attrezzatura necessaria. 

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