Il bacio della Morte, 100 m, A4

Artificiale moderna in Vallarsa

21 September 2018
Matthias Stefani e Matteo Bertolotti hanno aperto Il bacio della Morte, una nuova via di arrampicata artificiale di stampo moderno in Vallarsa (TN).

Il bacio della Morte supera in modo elegante e logico l’enorme tetto che caratterizza la “Parete dei Sospiri” (toponimo proposto).

Gli apritori raccomandano di non farsi ingannare dal breve sviluppo della via: il posizionamento delle protezioni, a tratti laborioso, richiede tempo. Prestare attenzione al secondo tiro, dove è necessario affrontare una lunga sequenza su cliff. Un'eventuale caduta potrebbe avere conseguenze importanti.

 

Vallarsa (Trentino-Alto Adige, IT)
“Parete dei Sospiri” (toponimo proposto), versante est
Il bacio della Morte
Matthias Stefani, Matteo Bertolotti, 27 luglio,1 e 5 agosto 2018
100 m, A4

 

Materiale: classico da roccia con due mezze corde da 60 m, 20 rinvii, 1 cordino in kevlar aperto, 7 cliff (principalmente per Bat Hole), 1 Friend misura 2 (Camalot BD), 1 Friend misura 1 (Camalot BD), 1 Friend misura 0.75 (Camalot BD), 1 Friend misura 0.5 (Camalot BD), 2 Friend misura 0.4 (Camalot BD), 2 Friend misura 0.3 (Camalot BD), 1 Friend misura 2 (Microfriend BD). Per ogni componente della cordata prevedere 2 staffe e fifì. Utili anche alcuni nut medi, friend/cliff ausiliari, qualche chiodo universale. Tutte le soste sono attrezzate con 2 o più fix da 10 mm, lungo i tiri si trovano fix da 8 e 10 mm.

 

Accesso: da Rovereto (TN) prendere la strada provinciale 89 che sale lungo la sinistra orografica della Vallarsa. Seguire le indicazioni per Matassone. Dopo aver superato l’abitato di Albaredo e poco prima di raggiungere la piccola frazione di Foppiano, sulla destra si trova uno spiazzo; subito dopo, sulla sinistra, si stacca una stradina asfaltata (poco visibile) che perde repentinamente quota e che conduce, dopo un centinaio di metri, a un impianto di depurazione. Sulla destra, nel prato, è possibile lasciare l’auto. Imboccare la strada a sinistra che scende (qui l’asfalto lascia il posto al cemento) e che, dopo aver superato alcune coltivazioni (e un pollaio), diviene sterrata. Continuare ignorando le varie diramazioni e raggiungere un’ampia radura. Attraversarla e portarsi alla sua estremità destra, dove si trova un masso con un bollo giallo. Pochi metri più a destra, una traccia tra gli alberi permette di scendere fino ad alcune facili rocce. Dopo pochi minuti la parete è ben visibile; continuare ad abbassarsi e superare un breve tratto attrezzato con una corda fissa. Al suo termine, traversare verso destra (direzione di marcia) lungo una facile cengia e raggiungere una caratteristica grotta. Scendere ancora qualche metro lungo un canale terroso e traversare verso destra fino alla cengia basale. L’attacco si trova sulla verticale del grande tetto che caratterizza la parete (visibile il primo fix a pochi metri di altezza).

Relazione:

L1: salire per facili rocce e continuare su placca compatta fino alla sosta (3 fix), attrezzata sulla sinistra. III, A3, 3 fix, 15 m;
L2: scalare una placca nerastra con una lunga sequenza su cliff; superare uno strapiombino e continuare per placca, ora più appoggiata, fino alla sosta (4 fix), che si trova leggermente sulla destra. Tiro chiave. A4, A3, 5 fix, 22 m;
L3: raggiungere il tetto e, sfruttando la sua fessura basale, intraprendere una lunga traversata verso destra fino al suo termine. Più facilmente raggiungere la sosta (4 fix+catena+anello+libro di via). A3, A2, A1, 10 fix, 28 m;
L4: salire in diagonale verso destra lungo una placca e superare un tratto verticale. Spostarsi poi a sinistra in direzione della sosta (3 fix). A3, A1, A3, 4 fix, clessidra da attrezzare, 18 m;
L5: dalla sosta salire verso destra e superare un piccolo strapiombo. Continuare più facilmente fino a uscire su dei terrazzamenti. Qui attrezzare la sosta (albero). A1, I, 17 m.

 

Discesa: all’uscita della via superare un muretto a secco e piegare verso destra, raggiungendo così l’ampia radura attraversata in avvicinamento. Tornare quindi al parcheggio lungo il percorso d’andata.

 

Relazione e immagini di Matteo Bertolotti

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