Larcher e Zangerl salgono El Nino

Il racconto di Jacopo sulla trasferta americana

18 November 2015

Al rientro dalla prima trasferta negli Stati Uniti, dove ha saggiato con Barbara Zangerl il granito più famoso del mondo, quello di Yosemite, Jacopo Larcher torna con la ripetizione de El Nino, via salita in libera la prima volta da Alex e Thomas Huber nel 1998 e non solo. Una piccola-grande avventura vissuta con la compagna di vota e di cordata Babsi Zangerl che si contrappone alla spedizione in Siberia di qualche mese fa. Ecco le considerazioni di Jacopo in merito.

Yosemite è il più famoso posto al mondo, una mecca dell’arrampicata mondiale ed in particolare per le big wall.  Babsi era già stata in passato e voleva ritornare e io volevo vederlo per la prima volta. L’ obiettivo era da decidere. Su internet abbiamo trovato una via a sinistra del Nose ma una volta giunti lì abbiamo trovato tanta di quella gente che era impensabile anche solo attaccare la via. Un giorno per una classica della zona ci siamo alzati alle 5,30 per evitare code ed invece abbiamo trovato code anche di 10 cordate (su una via di 8 tiri!)! Oltre a questo abbiamo beccato un caldo fuori misura proprio e alcuni incendi controllati che ci hanno letteralmente affumicato. Allora abbiamo guardato dall’altra parte e, anche su consiglio di amici, la scelta è caduta su El Nino. L’idea era di salire a comando alternato ma comunque in ogni caso in libera, sia per il primo che per il secondo. Ho attaccato io e ci siamo divisi i tiri duri. Il programma prevedeva cinque giorni in parete ma non cercavamo il risultato in velocità. Volevamo goderci la salita anche se alla fine siamo andati “un po’ lunghi.” Siamo stati in parete otto giorni infatti, di cui uno speso nella tenda sul portaledge causa pioggia costante ed uno su un tiro che ci ha richiesto tantissimo perché era completamente bagnato. E’ stato comunque uno spettacolo salire per la via. Dopo i primi 3 tiri duri, dove nonostante le protezioni buone, spesso è meglio non cadere(!)… l’arrampicata diventa leggermente meno tecnica, risultando quindi un po’ più semplice. La parte più complessa è stato il recupero dei sacconi: ci andavano via le ore ogni giorno! Da questo punto di vista dobbiamo decisamente migliorare. Ci abbiamo preso invece sia col cibo che soprattutto con l’acqua anche se gli ultimi giorni abbiamo dovuto razionare per non rischiare di rimanere a secco!…gli ultimi due giorni sono stati abbastanza “magri” :-) Avevamo tutto al seguito comunque, tiravamo su tutto noi. Siamo comunque molto contenti perché abbiamo fatto la via in libera, senza ricognizioni preliminari dall’alto (e non abbiamo inoltre indicazioni di altre salite di donne). Quest’avventura si contrappone in un certo senso a quella in Siberia di qualche mese fa. Il contesto era molto diverso così come i miei compagni di cordata. Se da un lato abbiamo scelto un posto dove puoi scalare per molti mesi all’anno, in Russia hai un mese solamente dove devi pure lottare col meteo e con le zanzare. In Yosemite c’erano code alle vie e migliaia di visitatori mentre di là eravamo il secondo gruppo di turisti in vent’anni. La polizia locale infatti non era abituata a che fare con gli stranieri e, beh, la cosa si è vista non poco… Se da una parte poi hai fiumi di informazioni e scalatori con i quali confrontarti, in Siberia sapevamo solo qualcosa da parte di alcuni australiani. Devo dire che comunque come sempre rientro con un bagaglio di esperienza che mi arricchisce di volta in volta. Negli USA non solo ho imparato molto ma anche compreso dove devo migliorare nella tecnica da big wall mentre in Russia ho avuto il piacere di scalare con un maestro dell’arrampicata in montagna come Hansjorg che mi ha fatto davvero vedere cose incredili. E’ tutta esperienza.

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