Kamarda Friends, 300 m, ED-, VI

Storia di una via aperta con un lavoro di squadra

06 October 2021
Cristiano Iurisci presenta la nuova via Kamarda Friends, aperta con un gruppo di amici tra il 2019 e il 2021.

Nell’autunno 2017 una foto su facebook del Pizzo di Camarda con una piccozza in primo piano mi incuriosisce. A leggere il commento pare che sia appena sceso in doppia dopo aver scalato un tratto di parete. Wow! Contatto Davide Peluzzi (l’autore della foto) e mi faccio dare info e relazione visto che allora stavo concludendo la guida "Passi di V": un volume dedicato alle salite classiche su roccia in appennino centrale. Qualche mese dopo mi rompo la caviglia e per pubblicare la relazione sulla guida ho bisogno di qualcuno che ripeta quel tratto di parete. Così nasce il “progetto Camarda”.

I primi a tentare nel luglio 2018 furono Licio, Fausto e Fabrizio, ma un volo al secondo tiro, per fortuna senza troppe conseguenze, costringe a rimandare tutto di un anno.

Nel settembre 2019 finalmente il progetto prende vita: Stefano (Supplizi), il mio fido compagno di cordata, accetta l’invito. Assieme a lui accettano anche Alberto (Osti Guerrazzi) e Mimmo (Perri). Il primo tentativo (29 settembre) riusciamo a salire quattro tiri, ma i due tiri finali sono chiaramente fuori logica e rimandiamo all’anno successivo per correggere il tiro. L’estate successiva torniamo io e Stefano che con grande maestria apre il terzo difficile tiro. Siamo stanchi, il tempo è minaccioso e torniamo in doppia. Ad agosto si unisce a noi Nando (Di Febo) che tira sui primi tre tiri in modo da agevolare Stefano per l’apertura del 4° tiro. Stefano però anche questa volta non indovina la via giusta e, anche se aprirà un tiro duro (credo oltre il VI), appena arrivo sotto al passo chiave del tiro gli comunico che di lì non salgo, di darmi corda che punto a sinistra. Inizio così un traverso che mi porterà ad aprire la parte superiore di quello che sarà poi il quarto tiro ufficiale, ma dobbiamo lasciare una corda fissa per poter tornare alla base della parete: la via è troppo “storta” per calare a piombo. Nelle mie condizioni con la caviglia invalida sarà l’unico tiro da me aperto, ma ne vado comunque fiero perché questa correzione ci ha permesso di poter continuare con la tracciatura della via, cosa che abbiamo verificato nel successivo tentativo con Domenico (Perri) poche settimane dopo. Ahimè riusciamo a fare appena qualche metro del quinto tiro, abbastanza per fare alcune foto di cosa ci aspetta oltre. Si scende giù e si deve tornare. Il 10 ottobre si apre una finestra di bel tempo e siamo di nuovo con Stefano e Nando, il quale riesce ad aprire finalmente il quinto tiro. Nando sale leggero tra lame pericolose e roccia mediocre fino al tetto enorme che sembra sbarrare la strada. Le giornate sono ormai corte, la via non si può concludere nemmeno oggi. Gli comunichiamo di scendere ma lui è spaventato e vuole che io salga ad aiutarlo ad attrezzare una sosta sicura. L’avanzare su quel tiro con una sosta dubbia tra lame e massi pericolanti mi mette angoscia, faccio i complimenti a Nando per il tiro salito. Sistemata la sosta ne approfitto per buttare giù massi e pietre pericolanti in modo da proseguire più agevolmente per il prossimo tentativo.

Siamo ormai al 2021; Stefano è fuori forma, Nando si è rotto il crociato a gennaio per cui è fuori uso, Alberto pure e Mimmo ha pianificato le ferie per il mese di agosto. Ho seri dubbi che nemmeno nel 2021 si riesca a finire. Intanto contatto Gianluca (Nervegna) per capire come tornare alla base della parete una volta finita la via in quanto, come appariva chiaro già dal primo tentativo, in vetta non si può arrivare: 150 m di erba ripida e sassi mobili non sono il massimo per raggiungere la vetta! Già l’estate precedente con Mauro eravamo scesi lungo i ripidissimi prati sommitali per attrezzare le doppie di calata, guidati dal basso da un paziente Aberto che a urli e messaggi mi aiutava a correggere l’ipotetica linea di discesa, ma non eravamo sicuri di aver fatto tutto correttamente. Con l’aiuto di Gianluca riusciamo a capire dove potrebbe uscire, così scaliamo e attrezziamo quello che ipoteticamente doveva essere l’ottavo tiro. Passano le settimane ma non si concretizza un serio tentativo. Parlando al telefono con Memmo (Guglielmo Fornari) gli parlo di questo progetto. Lui pare entusiasta e proviamo a organizzare. Il 23 di agosto pare la giornata adatta, siamo solamente in due ma confidiamo di farcela. I primi cinque tiri scorrono relativamente veloci. Il sesto è un rebus con roccia lichenosa, in quanto siamo sotto un enorme tetto che ripara dalle piogge. Memmo parzialmente in artificiale riesce comunque a venirne a capo e uscire su un ripiano erboso. In sosta mi comunica che non capisce come proseguire. Davanti a noi erba, rocce mobili e ginepri. Parto io che avevo ben studiato (in teoria) quel tratto, superati 15 m di traverso giungo sotto al “dado” che supero facilmente e proseguo in traverso fino alla base dell’ottavo tiro che avevo già salito con Gianluca. Sono le 18. È tardi ma so che quest’ultimo tiro non sarà un problema per Memmo che è una certezza, grazie alla sua esperienza e alla sua bravura. Alle 18:40 siamo a fine via. Neanche il tempo per un autoscatto che butto giù le corde per scendere in doppia: è tardi e se si impiglia una corda si fa notte. Alle 20:20 siamo alla base della parete a riprendere del materiale, un veloce autoscatto e poi giù, andando incontro alla notte ormai già avanzata. Stanchi e soddisfatti alle 22 arriviamo al Rifugio Fioretti e poco oltre alla macchina. Domenico Picco (il rifugista) non c’è, di solito è lì che ci attende offrendo sempre qualcosa.

Il nome della via non può che essere Kamarda Sodalis, ovvero amicizia e Camarda, dedicata al lavoro di squadra durato tre anni e all’amicizia che ci ha unito e permesso di raggiungere lo scopo altrimenti credo impossibile.

Gruppo del Gran Sasso, Appennini, Abruzzo
Pizzo di Camarda 2332 m, parete nord-est
Kamarda Friends
C. Iurisci, S. Supplizi, D. Perri, A. Osti Guerrazzi, N. Di Febo, G. Fornari, 2019-2021
300 m, ED-, V e VI, un pass. VII-/A0
 

Materiale. Classico da roccia con 2 mezze corde da 60 m, friends medi, dadi, cordini, 3-5 chiodi. Chiodatura mista a chiodi e spit, specie sulle difficoltà. Tutte le soste sono attrezzate.

Accesso. Lago della Provvidenza (TE), 1060 m, località raggiungibile dalla SS80 che collega Teramo a L’Aquila con una deviazione (indicazioni Diga della Provvidenza). Attraversare la diga e proseguire per sterrata piuttosto dissestata, specie dopo forti temporali, ma in genere percorribile da automobili alte (consigliato suv o fuoristrada), fino alla staccionata a quota 1470 m dove si parcheggia poco prima del termine del bosco e di un divieto d’accesso. A piedi raggiungere il vicino Rif. Fioretti (1500 m, 10’), continuare sulla sterrata lungo la meravigliosa valle in direzione dello stazzo delle Solagne (1710 m). Prima dello stazzo deviare a destra seguendo alcune tracce fino a trovarsi di fronte alla parete (1 h). Risalire faticosamente i pendii erbosi e sassosi che conducono alla sua base (2000 m); l’attacco si trova presso una fascia rocciosa grigia e compatta a destra della quale corrono altre fasce rocciose rosse. 1,30 h.

Relazione.

L1: scalare un’evidente placca fessurata (roccia ottima, ch. con cordino alla base) per 10 m (IV+, friend), quindi piegare a sinistra verso lo spigolo e superarlo (V, spit) uscendo (ch.) su ripiano erboso. Traversare orizzontalmente per 10 m (terra) verso lo spigolo che prosegue oltre. Seguire le protezioni (cordoni, chiodi, spit, 15 m V-/V continuo, passo V+) fino a quando lo spigolo si abbatte. Sosta su 2 ch. con anello e cordone, 43 m;

L2: non salire sul terrazzo erboso ma traversare 5 m a destra su rocce (IV) e raggiungere il chiodo con codone appena oltre (non visibile dalla sosta). Proseguire dritti (IV+) fino a una placca liscia con spit. Salire in diagonale a sinistra in direzione di un evidente strapiombo (V, ch.) superabile un poco sulla destra utilizzando lame all’apparenza rotte. Un ch. a sinistra permette di superare lo strapiombo (VI-) con relativa tranquillità. A monte dello strapiombo proseguire sfruttando la placca di sinistra con 2 ch. vicini, utilizzando le lame solo in appoggio. Successivamente lasciare il diedro per attaccare la placca a sinistra (1 ch., 1 spit, passo V+) e tornare nuovamente sullo spigolo. Con percorso logico continuare fino alla sosta (V-, poi III+, 1 ch.), sosta su spit e chiodo con maglia rapida, 37 m;

L3: traversare a sinistra per 8 m fino a osservare una liscia placca con ch. e cordino. Scendere nel canale appena oltre (IV+), traversare (cordone su spuntone a destra) in direzione di un diedro-camino. Salire fino al chiodo (IV+) quindi traversare a sinistra (passo VI-) per entrare in un secondo diedro-camino. Risalirlo per 15 m con difficoltà continue (V+/VI) fino alla sosta su 2 ch. con cordone, 40 m;

L4: non è possibile osservare oltre lo spigolo a sinistra, per cui traversare a sinistra e abbracciare uno spuntone che si sfrutta per traversare (esposto) tenendosi bassi con i piedi (IV+). Oltrepassato lo spigolo salire su rocce mediocri ma facili per 5 m fino all’orlo di una liscia placca. Attraversarla verso sinistra fino al termine (10 m, 3 spit, V-). Traversare brevemente a sinistra (terriccio) e scalare una fessura con cordone su ch. (allungare con cordino), uscire in placca sulla destra (8 m, VI, 1 ch. e 1 spit). Proseguire per placche erbose (IV) fino a un evidente cordone (ch.); salire per rocce mediocri fino al successivo ch. con cordone sulla destra (IV+), salire ancora a destra (V) e uscire su pulpito e alla vicina sosta su 2 ch. con cordone, 45/50 m;

L5: traversare 8 m a sinistra (spit) verso un colatoio tenendosi il più basso possibile. Salire su roccia mediocre in direzione del secondo camino (IV) fino a 1 ch. Proseguire con difficoltà continua su roccia da discreta a buona per 15 m (2 ch., friend, V passo V+/VI-). Uscire su bella placca a sinistra verso uno spit (V+/VI-) e in breve ancora a sinistra (V-, friend) alla sosta su chiodo e spit, 40 m;

L6: salire verticalmente (8 m, VI, 3 spit) utilizzando le prese sottostanti il grosso tetto in quanto la placca è lichenosa. Poi è possibile sia traversare a pendolo verso sinistra a 1 ch. (VI+, poi V), sia salire ancora (possibile ch., V) e piegare a sinistra poco più a monte (possibile chiodo) per raggiungere il filo dello spigolo. Più facilmente raggiungere la sosta con ch. e spit, 23 m;

L7: traversare orizzontalmente e in leggera discesa per cengia terrosa utilizzando gli spuntoni (ch. a metà) fino alla base di un evidente camino (15 m, III-). Scalare il camino su roccia buona e uscirne a destra (7 m, passo IV+). Ora ci sono due possibilità: affrontare la placca a monte (8 m, VI, poi V) fino a 1 ch. a lama e traversare un poco in discesa su pendio terroso/erboso fino all’evidente sosta sulla parete di sinistra; oppure, scalato il camino, traversare a sinistra in direzione di un ginepro. Per gradoni di rocce rotte con erba (12 m) guadagnare la base del pilastro a monte. Sosta su 2 ch. con cordone, 45 m;

L8: scalare il diedro-camino a sinistra della sosta fino a 1 spit (8 m, V+, passo VI+). Proseguire lungo un pilastro fino al suo termine (spit, V). Raggiungere la placca di fronte rinviando con difficoltà 1 ch. sfruttando una presa sulla sinistra. Risalire la placca uscendone sulla sinistra. Proseguire per placche su ottima roccia (2 spit, V+/VI) fino al loro termine. Traversare su placca con erba in leggera discesa fino alla catena di sosta che si trova 10 m a sinistra, 35 m.

Discesa. Utilizzando una sola mezza corda calarsi prima per pendio erboso, poi rocce mediocri che si fanno progressivamente più ripide. Ancora 10 m e si raggiunge il bordo destro di un’enorme cengia erbosa assicurandosi su ch. con cordone appena a sinistra. Traversare a piedi sotto la parete fino a una zona con pietre appoggiate. Scendere per queste qualche metro, girare l’angolo e proseguire per larga cengia erbosa fino al una sosta con cordone e ch. Con una calata di 40 m scendere prima su erba, poi per canale e parete rocciosa; alla base della parete scendere più decisamente a sinistra (faccia a monte) fino alla sosta su 3 ch. e cordone. Da lì calarsi dritti per 20 m lungo una parete, alla sua base calarsi ancora per 15 m in un largo impluvio, poi deviare a sinistra (faccia a monte) in modo da arrivare alla sosta attrezzata poco oltre un dosso (in totale 55 m di calata). Una quarta calata facile (30 m) conduce alla base della parete. Traversare (tracce) su scomodo ghiaione fino a tornare all’attacco della via (10’). Tempo sola via: 6-9 h, totale: 9-12 h.

MR. Informazioni e immagini fornite da Cristiano Iurisci.

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