RÜCKnROLL, 500 m, 7b+

Nuova via sul Mittelrück (Pizzo Loranco)

17 September 2021
Tommaso Lamantia, Fabrizio Manoni e Luca Moroni hanno aperto Rück n Roll, una nuova via sul Mittelrück (Pizzo Loranco).

l’Ambassador Salomon racconta questa sfida, che descrive come un’idea nata una sera davanti a una pizza e una birra a casa di Luca.

Il Mittelrück è una delle montagne simbolo dell’alpinismo ossolano. Quali sono le sue caratteristiche tecniche?

Il Mittelrück, o Pizzo Loranco, è una montagna vicina al più conosciuto Pizzo d’Andolla. Sul versante ovest, che scende verso la valle di Saas-Fee in Svizzera, non ci sono interessanti pareti o creste, invece sul versante est verso la Val Loranco e Valle Antrona in Italia la montagna s’innalza per 500 metri con uno scudo centrale verticale. Qui è stata scritta la storia dell’alpinismo ossolano con vie su roccia di alta difficoltà come la ‘Diretta’ ad opera di Masciaga e Pe nel 1978 e poi la ‘Direttissima’ di Pe e Borgini del 1986. Ne esiste poi una terza tutta a destra, la prima aperta sulla parete nel 1966 da Moroni, Rametti e Valterio che però non viene più ripetuta perché risulta molto esposta alla caduta di sassi.

Quale attrezzatura tecnica particolare è stata necessaria per aprire Rück n Roll?

La via può essere intesa come una via di roccia in alta montagna, dove è necessario sapersi proteggere con protezioni veloci come friend e nut, ma per permettere una ripetizione con un minimo margine di sicurezza, abbiamo deciso di utilizzare trapano e spit. Tutte le soste hanno doppio spit e anello di calata e lungo i tiri si trovano alcuni spit di progressione, per permettere di proteggersi sulle placche dove altrimenti non sarebbe possibile.

Quale parte è la più interessante da scalare?

La prima parte della via sale lo zoccolo ma, mentre per le altre vie della parete in questa sezione si evitano le difficoltà cercando il facile, noi abbiamo mantenuto una linea relativamente verticale seguendo le parti di roccia più bella. A metà parete si trova lo scudo, una serie di placche verticali di 250 metri circa, dove la roccia diventa di colore arancione, più compatta, e le difficoltà aumentano. L’ultima parte è caratterizzata da una cresta con difficoltà di misto classico che arriva in vetta.

Fabrizio racconta che non volevate incrociare le due vie esistenti. Come è stato studiato quindi il percorso?

Sulla parete le due vie già esistenti passano indicativamente a sinistra dello scudo e in centro, noi volevamo salire tutta la parete mantenendo una linea indipendente senza incrociare le altre, anche per non interferire con le realizzazioni del passato e poterci esprimere in modo incondizionato.

Quali condizioni meteo avete trovato e in quanto tempo è stata portata a termine?

Tutta la zona della Valle Antrona è famosa per condensare sempre nebbie e brutto tempo e anche durante l’apertura di “RÜCKnROLL” si è dimostrata coerente. La via è stata aperta dal basso in quattro giornate durante il mese di agosto. Durante le giornate di scalata, la nebbia e l’umidità ci ricordavano sempre che eravamo comunque in alta montagna, e ci costringevano ad indossare giacca e piumino. Per fortuna alla base della parete, più precisamente alla base della “Cresta del Lago Maggiore”, il Bivacco Varese ci riscaldava la sera e la notte. Siamo tutti contenti di esser riusciti a salire una via logica che seguisse il più possibile una linea retta in centro parete senza forzare troppo con l’utilizzo del trapano. Una via alpinistica su roccia con difficoltà sostenute, ma con ottime soste e possibilità di scendere in doppia. Riuscire a salire una linea che all’inizio è pura immaginazione è molto soddisfacente e anche se porta con sé molta incertezza durante la scalata, una volta concluso il progetto, le sensazioni sono sempre positive e di appagamento.

Fonte: Salomon.

 

Val Loranco, Alpi Pennine
Mittelrück (Pizzo Loranco) 3363 m, parete est
Tommaso Lamantia, Fabrizio Manoni, Luca Moroni, agosto 2021
500 m, ED+, 7b+, 6c obbl.

 

Materiale. Classico da roccia, serie completa di friend (0.3-5), serie di TCU.

Accesso. Da Villadossola (VB) salire la Valle Antrona e raggiungere Cheggio (1500 m), ultimo villaggio della valle posto a ridosso dell’omonima diga. Qui la strada finisce. Parcheggiare l’auto poco prima della diga, attraversarla e percorrere il lato sinistro (destro orografico) del lago su comodo sentiero seguendo le indicazioni per Rifugio Andolla. Alla fine del lago passare un ponte e continuare sul lato destro (sinistro orografico) del torrente. Sempre su sentiero raggiungere il Rifugio Andolla (2061 m, 1,30 h da Cheggio). Dal rifugio proseguire su buona traccia seguendo le indicazioni per il Bivacco Varese (1,30/2 h dal rifugio, 8 posti letto) e per la Ferrata del Lago Maggiore. Prima del bivacco raggiungere su pietraia la parete est del Mittelrück, ben visibile già dalla valle e dal Rifugio Andolla.

Relazione.

L1: partenza in diedro fino a uno spit, poi ancora in diedro con lame fino a un traverso verso sinistra, prima di una placca nera con spit. Dritti per una bella lama poi leggero traverso a destra dove si trova lo spit. Da qui verticalmente su placca lavorata fino alla sosta su terrazzino. 6a+, 45 m;

L2: salire in diagonale a sinistra verso lo spit, continuare in verticale per tacchette fino sotto ad alcuni strapiombi. Traversare a sinistra fino a trovare un chiodo, poi ancora a sinistra su una serie di cenge con spit. Salire qualche metro in un diedro accennato seguendo lo spit, poi dritti per placca tecnica dove si trovano 2 spit prima della sosta su terrazzo. 6b+, 50 m;

L3: salire verticalmente sopra la sosta a raggiungere alcune fessure nette e bellissime. Seguirle fino dopo al tetto. Superare il tetto verso sinistra e continuare dritti su placca lavorata fino in sosta. 6b+, 60 m;

L4: partenza nel diedro sopra la sosta a sinistra, poi seguire un pilastrino sul lato destro dove si trova uno spit. Uscita su placca lavorata facile. Poi camminare per cengia erbosa fino sotto all’ultima breve placca dove si trova uno spit prima della sosta. 5b, 60 m;

L5: salire dritti su placche fessurate sopra la sosta per 20 m, poi su placca appoggiata lavorata fino ad uscire su cengia erbosa e poi ancora dritti alla sosta, attrezzata alla base dello scudo. 6a, 60 m;

L6: salire per facile rampa sopra la sosta tendendo a sinistra, poi dritti verso una serie di tettini da superare fino allo spit. Ribaltarsi sopra e raggiungere il secondo spit con passi delicati. Continuare su roccia più lavorata verso sinistra fino al terrazzino di sosta. 7a, 25 m;

L7: traversare verso destra su evidente fessura/lama fino a una placca sormontata da un piccolo tetto. Superare la placca (passo duro sopra lo spit) per raggiungere una fessura sopra il tetto. Continuare più facilmente lungo un diedrino con spit che si segue fino al terrazzino di sosta. 7a+, 25 m;

L8: salire dritti sopra la sosta con passo difficile oltre lo spit e guadagnare un vago diedro a destra che porta alle placche soprastanti. Scalarle in diagonale a sinistra seguendo 4 spit. Sosta sotto a un diedro arancione. 7a+, 50 m;

L9: Salire a destra della sosta ed entrare nel diedro, seguire 2 chiodi e uno spit fino alla sua fine, poi in verticale per un diedrino con uscita su placca impegnativa con due spit fino alla sosta su terrazzino. 7b+, 55 m;

L10: spostarsi a destra circa 8 m per raggiungere un diedrino verticale, seguirlo fino a quando le fessure diventano cieche. Da questo punto traversare in placca a destra fino a una rampa ascendente dapprima verso destra, poi verso sinistra. Seguirla fino in sosta. 6b, 55 m;

L11: scalare la fessura che sale sopra la sosta verso sinistra per qualche metro, poi in verticale su fessure e diedri con arrampicata atletica impegnativa. Alla fine delle difficoltà si trova il terrazzino con la sosta. 6c, 50 m;

L12: l’ultima parte per l’arrivo in vetta non è obbligata e si possono seguire differenti linee. III/IV, 80 m.

Discesa. In vetta non si trova nessuna sosta attrezzata, nel caso si voglia scendere in doppia bisogna tornare alla S11. Altrimenti dalla cima si può scendere a piedi al Sonnigpass e da lì tornare a valle lungo la Ferrata del Lago Maggiore.

Relazione fornita da Tommaso Lamantia.

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