Nuove linee, vecchio stile: così a Sperlonga sono nate "Mediterranea" e "Solo Fix e Distintivo" ad opera di Davide Carnevale e Alessio Pollini

Lorenzo Trento ci racconta di un ritorno alle origini e di una ricerca di uno stile ormai perduto

23 March 2017
Quest'anno Davide Carnevale e Alessio Pollini hanno aperto a Sperlonga due nuove vie: "Mediterranea" e "Solo Fix e Distintivo", ricercando uno stile ormai morto in questi luoghi dove col passare degli anni si è preferita la sicurezza all'avventura e sono spuntati spit come margherite. Lorenzo Trento ci parla di questa nuova generazione - di cui fa parte - che ha ancora voglia di mettersi in gioco ed inventare.

 

IL PITTORE E L’ARCHITETTO di Lorenzo Trento

No, non sto parlando dei componenti di una ditta edile male assortita, sto parlando invece di Davide Carnevale (il pittore) di Pico, e Alessio Pollini (l’architetto) di Frosinone.

Il primo è un ventinovenne specializzato in lavori di edilizia, non molto alto, dall’aria ruspante e con due spalle giganti; il secondo, suo coetaneo, invece è un giovanissimo ed altissimo architetto dallo stile un po’ retrò e le movenze e la dizione del più raffinato degli studiosi, insomma uno l’opposto dell’altro, ma insieme formano la cordata più affiatata che abbia mai conosciuto.

Due ragazzi ciociari accomunati dalla malsana voglia di arrampicare, una voglia creativa, di ricerca e avventura, ma senza prendersi troppo sul serio!

È più o meno metà Febbraio e sono con altri tre miei amici su una bella via, aperta da Pierluigi Bini nel 2000 sulla Grande Muraglia, in quel meraviglioso posto che è Sperlonga.

Sono sul tiro di A0 e ovviamente come già immaginavo quando ho letto la relazione, alto come è Bini e basso come sono io, ho trasformato la difficoltà del tiro in A1, quindi sono appeso ad un fix con i piedi in una staffa tentando goffamente di arrivare alla protezione successiva.

Ad un certo punto mi giro verso sinistra e non molto distante da noi, sulla stessa parete, vedo il pittore uscire da un tetto a dir poco allucinante (dopo aver piantato e tirato una miriade di chiodi), afferrare due prese per ribaltarsi fuori e all’improvviso volare giù, con tutti gli appigli, fino all’altezza dell’architetto che era in sosta.

Io impietrito cerco con lo sguardo i miei soci, ma subito le mie preoccupazioni finiscono quando sento i due parlare tranquillamente tra di loro, mentre tentano di ripartire.

Alessio e Davide in quel momento tentavano di aprire “Mediterranea” , la loro ultima realizzazione (portata a termine qualche settimana più avanti).

Non si tratta certo di alpinismo di alto livello, quello di sicuro non lo si può fare a Sperlonga, ma ciò che hanno fatto questi ragazzi mi ispira, e mi fa rendere conto che, nonostante tutto, questo posto può continuare ad essere terreno di evoluzione, esplorazione e battaglia.

In un certo senso quei due si sono fatti carico di un’eredità (nata a Sperlonga negli anni 70, quando Roberto Ferrante e una ristretta cerchia di persone iniziava a salire dove le pareti opponevano minore difficoltà) fatta di  linee aperte dal basso e mediante l’uso ridottissimo, del trapano. Questa è una pratica, o ancora meglio uno stile, che è oramai scomparso in queste zone.

La nuova generazione (della quale faccio parte anche io) si limita a fare ciò che fanno tutti quanti, cioè seguire gli itinerari più ripetuti, di cui si hanno informazioni certe, che hanno il fix al posto giusto e al momento giusto, eliminando del tutto l’aspetto avventuroso di una salita, negandosi così la possibilità di provare, anche solo in minima parte, le emozioni e le sensazioni che invece una via creata con uno stile così pulito può regalare.

Prendiamo come esempio la storica via “Overture sans fin” ai Pilastri di Ponente; è stata aperta su placche verticali di calcare grigio a gocce, con l’uso di pochissimi chiodi e un solo spit piantato a mano. Ripetere questo gioiello realizzato da Fabio Delisi nel 1984 richiedeva delle capacità tecniche e valutative evolute. Adesso invece è diventata una via qualunque da quando qualche anonimo, di cui ignoro l’identità, ha deciso di piantare una serie di fix sui due tiri chiave, rovinandoli completamente, come se avesse dimenticato di imbracciare un trapano e non una mitragliatrice! Sono certo di quello che dico perché io stesso ho ripetuto la via, rimanendo esterrefatto dalla quantità di tasselli utilizzati per creare quello scempio, e scegliendo, io e il mio socio, di non utilizzare nemmeno uno dei fix presenti, neanche quelli alle soste, perché volevamo confrontarci con gli apritori mettendoci, per quanto possibile, nei loro panni.

Alessio e Davide, con le ultime due loro realizzazioni (“Mediterranea” e “Solo Fix e Distintivo”) entrano a far parta di una storia di arrampicate che dura da quasi 40 anni e che spero andrà avanti per sempre, al fianco di nomi come Roberto Ferrante, Fabio Delisi, Roberto Ciato, Andrea Di Bari (mi perdoni chi non ho menzionato)… e altri che in questi decenni, con vari stili, hanno contribuito a fare di Sperlonga quello che è oggi.

Non hanno cercato altro che la linea logica, pulita, utilizzando solo chiodi, dadi e friends, trovando un terreno di battaglia dove mettersi alla prova, in uno stile che può essere portato dalle Alpi all’Appennino, fino a 5 metri dal mare.

 

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