Tra Vento e Vertigine

La vita libera di Steph Davis

08 March 2021
“Io arrampico per me stessa, e per nessun altro. Spesso il confine è labile, e a volte finiamo risucchiati nei piccoli mondi delle persone che ci circondano. Quel che so è che arrampicare è ciò che amo, è il mio modo di esprimere la gioia che sento. Tutto il resto, rumore di fondo.”

 

Da molto tempo desideravo conoscere di più della vita e delle vicende arrampicatorie di Steph Davis: un’arrampicatrice libera, coraggiosa, dedita a 360° al suo amore per l’arrampicata e l’alpinismo. Una “dirtbagger” che si è destreggiata tra spedizioni in tutto il mondo e imprese estreme sul granito della Yosemite Valley, una donna alla ricerca di se stessa in un approccio spirituale alla roccia e alla vita in alternanza a tutte le vicende più “terrene” dell’esistenza, incluso il travagliato rapporto con il marito Dean Potter. Storie in cui l’arrampicata e le montagne sono il teatro in cui la vita si dispiega in tutta la sua imprevedibilità e eccezionalità.  

Questo è ciò che emerge e trasporta nella lettura di Tra Vento e Vertigine – Ed. Versante Sud

“In qualsiasi momento una singola decisione può cambiare il corso della vita, ma è raro poter riconoscere questi istanti con la chiarezza con cui oggi ricordo quel giorno all'università del Maryland, quando, giovane matricola, decisi di saltare la lezione di Calcolo e provare questa cosa misteriosa chiamata arrampicata”

Così l’arrampicata entra nella vita di Steph, e la montagna da allora diventa la sua casa e il suo rifugio: “Piacevolmente lontana dalla gente, in parete mi sentivo libera dalla paura. Mi sentivo al sicuro.”

Abbandona il binario prestabilito della sua vita, le sicurezze, la carriera universitaria e, quando non è in Patagonia o altrove, vive nella sua macchina con il suo cane Fletch.

“Quando mollai tutto e intrapresi questo viaggio, lo feci da sola; non avevo nessuno a cui appoggiarmi nei momenti di incertezza, nessun modello a cui fare riferimento. La mia benzina? Una tanto bruciante quanto inspiegabile passione per l'arrampicata, e per le montagne più remote.”

La sua biografia non è solo la descrizione di avventure verticali tal quali, ma è un viaggio nella sua interiorità, con mille sfaccettature e emozioni contrastanti. Siamo trasportati nei suoi dubbi, nelle frustrazioni quando qualcosa va storto o nell’arrampicata o nell’amore, nella gioia più profonda di quando ad esempio finalmente conquista la vetta del Fitz Roy  - “Il mio intero essere trabocca di quella che posso solo descrivere come pura estasi. È una sensazione che non avevo mai provato prima, e non so se mi capiterà di nuovo. Sono finalmente libera, e l'intero universo sembra pulsare d'amore. Non sono mai stata così felice in vita mia.” – o i conflitti interiori di quando deve combattere per giorni in parete per aggiudicarsi la salita in libera della Salathé“C'è un momento in cui la determinazione diventa alienazione mentale, ossessione.”, o ancora la gratificazione del mettersi in gioco nell’affrontare la natura e le sue sfide – “Questo è ciò che amo di più dell’arrampicata: lo sforzo dell'uomo che di fronte alle sfide della natura sogna nuove strade, mette all'opera il proprio ingegno, e lavora duro per conquistare la vetta.”

A evocare tutto questo e a guidare il percorso sono appunto gli innumerevoli viaggi Patagonici, la spedizione in Kirghizistan, l’apertura di nuove vie sulle torri immacolate del militarizzato Kashmir pakistano, le big-wall nel gelo dell’Isola di Baffin, le free-solo e le salite in libera della Freerider e della Salathé, exploit questi ultimi che restano tuttora tra i più importanti dell’arrampicata femminile su El Cap.  

Sia nell’azione che nel tumulto dei sentimenti, ciò che emerge con forza in queste pagine è però il profondo significato spirituale che l’arrampicata assume per lei, grazie alle sfide che Steph si trova ad affrontare.

“Ciò che trovo entusiasmante e tutto quello che succede nella mia testa, e nella mia vita, grazie a questa disciplina. Credo che in fondo arrampicare sia soltanto un veicolo, un mezzo per esplorare non solo il mondo, ma anche se stessi.  (…) Mi accorgo ora che esistono molti modi per entrare nel regno del trascendente, e a me è semplicemente capitato di trovare quello giusto nell’arrampicata. Ho capito che spiritualità non significa semplicemente rifiutare il mondo che abbiamo davanti agli occhi ma, al contrario, richiede la capacità di trovare un armonioso equilibrio all'interno di esso.”

Sono moltissime le frasi che ho sottolineato nella lettura di questo libro e che si potrebbero continuare a citare, ma vale davvero la pena leggerlo e riflettere individualmente su ciò che risvegliano in noi.

In questo viaggio complesso, altalenante, contrastante e spesso labirintico la sintesi di Steph la troviamo nelle ultime pagine, a dimostrare che, al di là di tutto, la migliore risposta che ha trovato alla vita è quella più essenziale!

“Credo che certe cose, le cose buone, siano davvero così semplici…giocare con la mia Fletch, sfiorare la roccia, vivere secondo natura, respirare, muoversi, ridere.”

“Scalare con gioia e semplicità, è questo il mio modo di amare il mondo.” 

Un libro altamente consigliato, per conoscere un’arrampicatrice carismatica, originale e sincera, tra le più forti dell’arrampicata e dell’alpinismo a cavallo del nuovo millennio!

 Albertaccia

Tutte le citazioni qui riportate sono tratte da: “Steph Davis – Tra Vento e Vertigine” – Edizioni Versante Sud

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