Ultimo valzer, 800 m, VIII

Nuova via sulla nord-est del Crozzon di Brenta

07 October 2020
Edoardo Saccaro e Yann Borgnet hanno aperto “Ultimo valzer”, una nuova via sulla verticalissima NE del Crozzon di Brenta.

“Ultimo valzer” affronta più direttamente la porzione di parete dove corrono già la classica del “Pilastro dei francesi” e la via “Super Maria”.

Lo stile scelto in apertura è evidente dalle parole di Yann Borgnet.

Scrutiamo frenetici la parete con il binocolo per scoprirne i punti deboli, verificare se sono quelli che abbiamo intuiti sulle foto e se ci sono possibilità di sfruttarli per passare rispettando un'etica di apertura "dolomitica" che non contempla l'uso di spit e che vogliamo caratterizzi questa nostra avventura: lasceremo orme leggere.
Il patto con la montagna è quello di affrontarla a viso aperto: quando le difficoltà saranno superiori alle nostre capacità, passeremo da un'altra parte.

La linea individuata da Saccaro e Borgnet si rivela difficile fin dall’inizio, quando Saccaro tralascia la facile rampa di "Super Maria" per una larga fessura.

Una lunghezza che dovrebbe essere di risveglio muscolare, ma con uno zaino come il nostro non sembra poi così facile. Aprire è fare delle scelte e comporta un susseguirsi continuo di incertezze. Alla fine può anche arrivare una rinuncia al passaggio che non si riesce a superare, rischia però di diventare frustrante quando si insinuano continuamente i dubbi sulla correttezza della scelta: "magari la via era più logica o bella a destra", ma alla fine ci si abitua anche all'insicurezza che sempre ci accompagna quando affrontiamo qualunque problema senza avere la possibilità di controllare ogni tanto il risultato allontanandocene per averne una visione complessiva.
Il dilemma si ripropone uguale alla seconda lunghezza dove devo affrontare una fessura larga e improteggibile, vietato cadere, tutta qui la bellezza di queste scalate così impegnative. Alla terza lunghezza si deve decidere tra raggiungere una fessura o affrontare un muro giallo, un vecchio chiodo in quest'ultimo ci fa protendere per la vergine fessura. Edo arrampica qualche metro poi traversa azzardatamente su un muro grigio leggermente strapiombante, da secondo mi domando come abbia fatto a concatenare questo passo in libera senza sapere se sarebbe riuscito a passare. Strani questi italiani. Ancora impegnativo, ma bello. Per chiudere mi resta una lunghezza in placca sbarrata da un tetto, dove si ripropone il dubbio se si passerà o meno, ma una bella fessura orizzontale sotto il tetto e alcune buone prese sopra mi consentono di chiuderla. Il gioco è duro, ma il trucco di affrontare una difficoltà alla volta ha funzionato e chiudiamo la giornata in gloria.

Il giorno dopo i due tornano per continuare l’esplorazione.

I primi tiri sono facili e ci conducono a un risalto ripido. Esitiamo un po' prima di trovare un passaggio nella roccia strapiombante gialla. Segue un traverso esposto su grossi buchi, prima esposto al di sopra di una cengia, poi in pieno vuoto. In uscita faccio qualche passo di artificiale su cliff e chiodi. Edo lo libera da secondo decretando 6c+/7a. Lasciamo due chiodi per consentire a chi la ripeterà di passare in libera. La lunghezza seguente parte su una bella fessura per poi piegare su un piccolo pilastro compatto. L'ultimo tiro della giornata è magnifico e si sviluppa su placche per raggiungere la grande cengia sulla quale speriamo di poter bivaccare.
Sveglia alle prime luci del giorno successivo cercando di non far cadere niente e di risparmiare l'acqua, ma soprattutto per cercare di riequilibrare i pesi e poi a discutere sulla linea da seguire: non mi trovo d'accordo con l'attacco di Edo, ma tocca a lui partire e può decidere, oneri e onori...alla fine però devo convenire che la scelta si rivela buona e affronta direttamente molteplici tetti che offrono opportunità insospettabili per superarli. Quando tocca a me affronto un muro verticale con buone prese fino ad una sosta su due spit che pensiamo essere ciò che rimane di un soccorso in parete.
Nella mezza dozzina di lunghezze che rimangono da aprire dobbiamo fare i conti con noi stessi e con la roccia, districandoci tra linee preesistenti segnate da tracce di passaggio (chiodi in particolare) e il rispetto della logica della nostra linea. Nel complesso ricaviamo una linea dritta diretta con il massimo dello spettacolo in una grandiosa ultima lunghezza a vincere la sommità della prua di questo pilastro di roccia che chiamano Crozzon.
Non possiamo dire di averlo vinto, ma siamo orgogliosi di avere indovinato i passi necessari per affrontarlo onestamente rispettando i dettami dell'etica dell'apertura dolomitica, lui ci ha offerto roccia giallo/arancione solida e compatta, abrasiva e dotata di numerose buone prese. La scalata non è difficile ma impressionante e fisica, non per cuori deboli.
Traduzione dal testo di Yann Borgnet: Edoardo Saccaro.
Si ringraziano per la collaborazione Petzl, Salewa, Wild Country, Camp-Cassin.

 

Dolomiti di Brenta, Alpi Retiche meridionali (Trentino-Alto Adige)
Crozzon di Brenta 3135 m, parete nord-est
Ultimo valzer
Yann Borgnet, Edoardo Saccaro, 24-27 agosto 2020
800 m, 19 L, VIII
 

Materiale. Classico da roccia, friends, nuts, chiodi. La via non è attrezzata (lasciati solo alcuni rari chiodi). Gli apritori hanno utilizzato prevalentemente le protezioni veloci anche alle soste.

Accesso. Come per la classica detta “Pilastro dei francesi” (J. Fréhel, D. Leprince-Ringuet, 1965) e per la via “Super Maria” (G. Paganini, L. Iachelini, E. Salvaterra, 1987). La partenza di “Ultimo valzer” si trova a destra della facile rampa d’attacco di quest’ultima.

Relazione.
L1: scalare un evidente diedro con fessura centrale larga. Proseguire su facili roccette. Sosta su friends piccoli, V+, 55 m;
L2: salire dritti per fessura larga un po’ strapiombante. Raggiungere la sommità di una lama e continuare per piccole fessure fino a un diedro giallo. Sosta su friends piccoli sul filo dello sperone. V+, 50 m;
L3: prendere la fessura a sinistra e seguirla per 10 m (V+). Superato il tetto traversare a destra su roccia nera (VII+, 1 ch. basso) per raggiungere un diedro. Scalarlo e fare sosta sotto a un tetto (1 ch.). VII+, 30 m;
L4: superare il tetto a destra, traversare a sinistra su placca (VI-) e raggiungere un altro tetto con fessura centrale. Dopo un piccolo traverso a sinistra, superarlo e proseguire in diedro (VII-). Sosta su friends presso una comoda cengia, VII-, 50 m;
L5: puntare ad alcuni tetti con diedro grigio fessurato. Fare sosta a destra di questo in una fessura orizzontale (friends). 10 m più a destra c’è un grosso ometto. IV, 70 m;
L6: salire lungo il diedro con grossa fessura (2 ch.) fino a una vecchia sosta su 3 ch. IV+, 50 m;
L7: continuare dritti lungo il diedro di sinistra fino a un muro bianco. Proseguire per un diedro evidente a destra e uscire su cengia. Sosta su friends, IV, 30 m;
L8: salire dritti e a destra di un tetto su muro arancione a buchi (V+). Sempre per buchi traversare a sinistra (VI) per accedere a una piccola fessura. Scalarla (VIII, 2 ch.), poi continuare su muro grigio con micro fessura fino a un tetto. Sosta su friends presso una piccola cengia. VIII, 30 m;
L9: affrontare un’evidente fessura larga (V+), poi traversare a destra su pilastrino e superare un risalto sul filo (VII). Raggiungere una nicchia (ometto) dove sostare su friends. VII, 30 m;
L10: andare leggermente a sinistra su roccia nera, superare uno strapiombo (VII, ch.) fino ad alcuni grossi buchi gialli. Continuare verticalmente per piccole fessure (ch.) e raggiungere un tetto. Ignorare una sosta su chiodi a sinistra e proseguire nel diedro fessurato del tetto (V+ atletico). Sostare su 1 ch. su grossa cengia con nicchia. VII, 45 m;
L11: dritti sopra la sosta per diedro giallo, poi leggermente a destra per superare un grosso diedro bagnato (VI). Proseguire verticalmente superando una serie di piccoli tetti e un tetto più grande (VI, cl.). Sosta in una nicchia, VI, 30 m;
L12: salire dritti in placca (2 cl.). Dopo una cengia piegare leggermente a destra (cl., V) fino a una terrazza dove fare sosta (2 spit). VI, 30 m;
L13: salire dritti fino a una cl., proseguire a destra in una fessura (non prendere il diedro di sinistra) fino a un grosso buco giallo (cl.), poi di nuovo in fessura. Non andare sotto un primo tetto con un chiodo, ma traversare a destra e superare un secondo tetto sempre a destra. Scalare un diedro grigio e sostare su comoda cengia, 2 cl. VII-, 40 m;
L14: andare leggermente a destra, raggiungere una cl. e, dopo una nicchia gialla, continuare ancora a destra in una fessura tra il nero e il giallo (ch.). Proseguire fino a una cl., superare un tetto a destra e prendere un bel diedro grigio che conduce alla sosta su 2 ch., VII-, 40 m;
L15: salire verticalmente sopra la sosta (cl.) puntando a un evidente tetto con fessura centrale (ch.). Continuare per una decina di metri su bella roccia grigia, poi fare sosta su friends presso una grossa nicchia/cengia ai piedi di un grosso diedro giallo. VII-, 40 m;
L16: scalare il diedro, poi una pancia gialla a buchi (cl.). Superare una grossa torre staccata verso sinistra. Attaccare un evidente tetto da sinistra verso destra (cl.). Continuare a destra e sostare su enorme clessidra, VII, 50 m;
L17: dritti fino alla cengia successiva. Sosta su friends leggermente a destra di un evidente diedro con grossa fessura, III, 30 m;
L18: tralasciare il diedro e passare sulla bella roccia alla sua destra (2 ch.). Puntare a un tetto, superarlo centralmente (V+). Sosta su friends presso una grande cengia, V+, 50 m;
L19: salire verso destra fino a raggiungere lo Spigolo Nord del Crozzon e seguirlo fino in punta. III e IV, 200 m ca.
 

Discesa. In traversata fino alla Cima Tosa, poi lungo la via normale di questa (complessivamente lungo, tratti d’arrampicata facile ma delicata). Altrimenti, altre possibilità di discesa (doppie).

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