Davide Grazielli, tra ultrarunning e coaching verso una destinazione sconosciuta

Intervista a Davide

26 October 2017
Davide Grazielli non ha bisogno di grandi presentazioni: corre forte. Ed allena gli altri a correre forte. Lui si è auto-proclamato ultrarunner (a ragione)...ma visto che quello che si fa non sempre dice chi si è abbiamo deciso di fargli qualche domanda per scoprirlo...

Ti va di raccontare di quando, come e perché hai iniziato correre?

Ho iniziato da piccolo, vengo da una famiglia sportiva. Mio papà e mio zio correvano, mia mamma anche, e così bene o male abbiamo sempre corricchiato anche noi, crescendo. Niente di particolare, ma è una cosa che c’è sempre stata. Non so, mi viene in mente che andavo in Inghilterra a trovare mia sorella e cosa facevamo? Andavamo a fare una corsetta. Giusto un giro al parco, eravamo solo due disgraziati che si trascinavano, ma veniva naturale.
Nel tempo poi ci sono stati tanti sport che mi hanno assorbito, ma ad un certo punto la corsa è stato l’unico che potevo praticare continuamente e saziare quel demone che ho sempre avuto dentro del “fare qualcosa”. Poi la corsa è un’attività pericolosa, si deve sapere in giro: perché vai avanti, superi un limite e se ne presenta un altro; vuoi vedere cosa c’è dietro quella cima ed inizi a trovare delle dimensioni diverse, e dei piani di lettura che prima non riuscivi a scorgere.
Qualcuno corre per cercare delle risposte, io ci trovo solo tante domande. E mi piace così.

 WS100. Di come è andata la gara sulla carta lo sanno tutti, complimenti, sei stato incredibile! Raccontaci della tua gara; tra alti e bassi come hai passato queste 19 ore e 53 minuti?

Chi corre ha la memoria selettiva, quindi rischi sempre di far sembrare tutto favoloso. Ma è stata davvero un’esperienza fantastica. Il viaggio, ritrovare gli amici, in campeggio con MC (Maria Carla ndr) e Rick, l’atmosfera prima della gara... e poi boom, in un attimo ti ritrovi nel vuoto a macinare miglia in un ambiente unico. Ho passato la prima parte a preoccuparmi di tutto, poi da Robinson Flat sono entrato in una dimensione più “cerca di sopravvivere”. Foresthill, al 60mo miglio è stata un tuffo nella follia: esci da ore solo nei canyons e ti ritrovi in mezzo ad un party lungo un chilometro con gli amici e tutta la gente che ti grida dietro. Da lì, con Rick a farmi da pacer, ci siamo divertiti e ci siamo anche fatti un sacco di risate. Sono andato in down intorno al 90mo miglio, dove volevo solo arrivare e farla finita, ma Rick mi ha guidato per un po’finché non ha capito che ero ritornato sul pezzo e l’ultimo tratto è andato alla grande. Fare l’ultimo miglio con lui e MC è stato fantastico, così come nel 2012 con MC, Chris e Carey.

Molti vorranno sapere di come ti prepari per un endurance…a me piacerebbe sapere invece del dopo: cosa succede a corpo e mente nelle ore dopo la gara? come passi i giorni successivi?

A mangiare. Ininterrottamente. E tendenzialmente quello che non mangio nel resto dell’anno, porcherie. Credo sia più una cosa mentale, quella delle porcherie. Quella della fame no, è una cosa fisica, lo assicuro. Quest’anno ho fatto una doccia e poi ci siamo buttati sul prato del campo a dormire... ma un po’l’adrenalina, un po’il dolore alle gambe, un po’tutto, non ho chiuso occhio. In compenso sono crollato la sera dopo in un comodo letto d’hotel. In linea generale è chiaro che una gara così lunga lascia parecchie scorie, sia fisiche che mentali. Ma se le prime si possono monitorare abbastanza, è sempre difficile quantificare la parte mentale. A me piace fare poche gare, ma a quelle poche dare un valore emozionale: quando le finisco rimango “spento”, come se mi avessero prosciugato. Faccio fatica anche a parlarne finché le cose non riesco a sistemare le emozioni. Ricordo ancora che dopo la prima WS sono arrivato, momento bellissimo ed emozionante ma io ero lì che non sapevo più cosa fare: dopo venti ore di corsa mi sembrava strano stare fermo.

Non sempre i migliori in una disciplina sono bravi a trasmettere la passione per questa…non sembrerebbe essere il tuo caso. Cosa vuol dire per te il coaching? cosa ti fa sperimentare?

Credo che devi avercela un po’dentro quella di voler trasmettere qualcosa agli altri. A me è sempre piaciuto, tanto che avrei voluto fare l’insegnante (e ci sono arrivato a quarant’anni suonati). Col coaching il concetto è simile: trasferisco agli altri delle cose che ho imparato e sto imparando per vederli migliorare, per sapere che sono una parte attiva nel far raggiungere loro un traguardo. E’una sensazione unica, e condividere con i miei atleti gli sforzi ed i sacrifici che fanno crea un legame davvero profondo. Non è facile perché rischi sempre di passare la linea quando sei così coinvolto in quello che fai. Ma non conosco altro modo di fare le cose.

Obiettivi, sono le cose ci mantengono vivi e ci danno la forza di muoverci: come ti vivi la fase della scelta e il lavorare per ciò che ti sei prefissato?
Hai un obiettivo in mente al momento?

Come ti dicevo prima faccio pochissime gare in un anno. Ma quelle che scelgo devono avere un forte valore emozionale per me. Non devono necessariamente essere grosse o famose... devono stimolare la mia fantasia, smuovere qualcosa per una o mille ragioni. Solo così riesco a fare in modo che il lavoro da fare per arrivarci pronto sia un percorso, un viaggio, e non un allenamento o sacrificio. Poi, certo, per fare bene bisogna sempre chinare la testa ed applicarsi. Ma se lo si fa con motivazione, raramente viene vissuto come obbligo. Nel concreto, non nego che significa organizzare la giornata in base alla possibilità di correre: ho la fortuna di avere al mio fianco una persona che mi conosce e che mi tiene coi piedi per terra quando esagero, ma che mi da sempre uno stimolo incredibile ed è sempre con me sul campo a condividere i momenti importanti. Vuol dire tanto.
Prossimi obiettivi: vabbé, lo sanno tutti che sono intossicato con le 100 miglia, ed in particolare con le gare americane. La gara che vorrei più di tutte è Hardrock 100, ma tornerei comunque volentieri anche a Western States per cercare di limare ancora qualcosa. Sennò ce ne sono tante belle e qualcosa troverò anche nel 2018...

Web Site https://ducoaching.com/

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Grazie Davide!

Intervista di Eva Toschi

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