DALL'AGRICOLTURA AGLI 8000: CESAR ROSALES - Up-Climbing

DALL’AGRICOLTURA AGLI 8000: CESAR ROSALES

QUATTRO CHIACCHIERE CON LA GUIDA PERUVIANA

Intervista a Cesar Rosales Chinchay, guida alpina peruviana.

Se dovessero fare un film, probabilmente la vita di Cesar Rosales Chinchay calzerebbe a pennello. Nato in un contesto sociale di grande povertà, Cesar ha rotto il ghiaccio con la montagna grazie ad un progetto umanitario che gli ha permesso di intraprendere il percorso per diventare guida alpina. Dalle campagne della Cordillera Negra alla vetta del Nanga Parbat, Cesar ha stravolto la sua vita, dimostrando che nessuno è troppo piccolo per raggiungere i proprio sogni… 

Ciao Cesar, qual è stato il percorso che ti ha portato fin qui in Italia, pronto per conquistare vette importanti?

Sono nato in Perù nel Cordillera Negra a 3100 metri di altitudine, in un villaggio che si chiama Poyor che si trova a circa 40 km da Huaraz. Correva l’anno 1982, la mia prospettiva era di diventare agricoltore di sostentamento come mio papà e i miei fratelli. Per andare a scuola dovevo fare tre ore a piedi dal mio villaggio, grazie all’educazione sono poi entrato in contatto con il progetto Mato Grosso, che nell’anno 2000 istituito una scuola per guide alpine UIAGM nella cittadina di Marcara. Il mio passato agreste mi ha permesso di sviluppare un fisico forte e resistente che era una delle prerogative minime per poter accedere alla selezione per il corso di guida. Un altro dei criteri di selezione era lo Stato sociale, ovvero il corso era aperto a persone che avevano scarse possibilità economiche e venivano da villaggi tendenzialmente poveri anche se io preferisco chiamarli “di vita semplice”.

Pertanto nell’anno 2000 ho avuto la possibilità di entrare nel corso per guide promosso da il progetto Don Bosco Mato Grosso e ho frequentato il corso per tre anni, terminando nel 2003 con l’attestato di guida alpina internazionale UIAGM. Ho iniziato subito a lavorare come guida, principalmente sulle montagne Alpamayo e Huascaran, per poi lavorare in seguito su tutte le cime della Cordillera Blanca. 

In seguito ho ampliato i miei orizzonti, lavorando come guida su altre cime in Sudamerica come Aconcagua (Argentina), Chimborazo (Equador), Sajama Huayna Potosi (Bolivia), Ojos del salado (Chile).

Come mai sei così affezionato all’Italia?

Nelle mie attività come guida ho conosciuto prima Alberto Peruffo, poi nel 2017 Simone Salvagnin. Con Alberto ho partecipato ad alcune spedizioni internazionali. Una delle esperienze più belle è quella che riguarda la spedizione diretta ad aprire una nuova linea sul Kanchenjunga attraverso il Sikkim, in India; poi, un’altra bella spedizione, l’abbiamo combinata per aprire una nuova linea sulla montagna Huantzan in Perù. Con Simone invece è stata la prima volta che ho guidato una persona quasi non vedente oltre i cinquemila: eravamo sull’Ishinca, ben 5530 metri! Grazie a loro sono ora qui in Italia per iniziare una collaborazione con alcune aziende di settore, quali Montura, Scarpa, e altri brand. Credo che la mia professionalità e il mio impegno assieme a tutti questi nuovi amici mi hanno fatto arrivare oggi in Italia, oltre alla spedizione che ho fatto l’anno scorso in Pakistan.

Com’è andata sul tuo primo ottomila?

Nel giugno 2022, assieme ad Alberto, sono stato in Pakistan. Siamo saliti sul Nanga Parbat (quota 8126), in cordata con Francois Cazzanelli e il gruppo di valdostani, il tutto da campo base al campo base in 24 ore senza uso di ossigeno. Abbiamo raggiunto la vetta il il 4 luglio, avevo conosciuto la cordata valdostana aiutandoli in un soccorso fatto nel muro Kinshofer nelle notti precedenti alla salita durante la fase di acclimatazione. Abbiamo soccorso un altro italiano e ci siamo affiatati. Poi loro mi hanno proposto di salire con loro in cordata per questo mio primo 8000. Sono sempre pronto per conquistare vette importanti, si può dire che è la mia vita.

Cesar Rosales sul Nanga Parbat

La differenza sociale è forse la più grande discriminazione dei nostri tempi. È mai stata un limite per te? Secondo te, quanta gente fortissima ci sarebbe se tutti avessimo le stesse possibilità di provare/fare/investire/andare?

Certo che la differenza sociale è la più grande discriminazione dei nostri tempi, anche nel mio caso ha influito molto la possibilità di esaudire alcuni miei sogni. Grazie però al mio percorso formativo di guida e a grandi opportunità che ho saputo cogliere, poco a poco sto riuscendo a risalire questa che forse è la vetta più dura. Come guida posso lavorare solo pochi mesi all’anno, mentre il resto del tempo devo fare altri lavori che mi permettono di guadagnare molto meno. Ho il sogno di salire i quattordici ottomila, ma i mezzi economici a mia disposizione sono molto ridotti. Spero con queste nuove collaborazioni di riuscire ad avere del sostegno, io di mio ci metto tutto l’impegno e l’energia che ho a disposizione.

Sicuramente ci sono molte persone con grandi potenziali. La storia dello sport ha già dimostrato e insegnato che mettendo a disposizione le giuste risorse, persone che vengono da realtà sociali meno fortunate spesso nascondono dei campioni o comunque dei grandi performer. Questa è la storia del mondo e noi continuiamo comunque a cercare di salire le nostre vette, sia fisiche che interiori.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Tra i miei progetti, oltre a continuare il mio lavoro di guida che mi porta grandi soddisfazioni personali, vorrei aiutare altri a esaudire piccoli e grandi sogni. Il mio grande sogno è quello di salire tutti i quattordici ottomila, ovviamente senza ossigeno e con uno stile semplice e molto allineato alla mia vita.

Se incontrassi il Cesar di dieci anni fa, cosa gli diresti?

Sono vent’anni che faccio la guida e vi ho sempre messo molto impegno, pertanto penso più che altro al Cesar di vent’anni fa. Gli direi di impegnarsi, di essere pronto ai sacrifici, oltre che aiutare gli altri, perché tutto ciò diventerà un tesoro più avanti che gli permetterà di vivere grandi emozioni e grandi esperienze. Lo spronerei a conoscere tante persone, a viaggiare e a crescere rincorrendo i sogni.

La storia di Cesar ricorda a tutti come una forte volontà sia fondamentale per raggiungere i propri sogni, indipendentemente dal contesto sociale da cui uno arriva. La differenze tra un ceto e l’altro, tra una nazione e l’altra, tra chi può comprarsi quasi tutto e chi nulla, vengono poi rimescolate in montagna, una scuola che di democratico ha ben poco, ma che insegna molto…

Fonte e cortesia foto Cesar Rosales

Alessandro Palma

Condividi: