Giovanni Quirici - Up-Climbing

Giovanni Quirici

 
 
 
 
Lo svizzero (ticinese) Giovanni Quirici è riuscito all’inizio di agosto a concatenare in completa arrampicata libera tutti i  tiri di una difficile multipitch nel gruppo dei Gastlosen: "Yeah man" circa 300 metri, 9 lunghezze.
 
La via, valutata di 8b+ (7a+, 7c, 7b+, 7c, 8a+, 8a, 7c+, 8b+, 7a), è stata aperta dalle guide svizzere François Studenmann e Guy Scherre ed è una delle più difficili della Confederazione Elvetica.
Il tiro chiave è l’ottavo, un 8b+ super tecnico di 50 metri.
 
Nel luglio del 2004, Rikardo Otegui e Josune Bereciartu avevano liberato tutti i tiri senza concatenarli.
 
Presto un video della salita a cura di  Evrard Wendenbaum  
 
Pierre Délas di Kairn  ha fatto a Giovanni Quirici questa intervista:
 
 
Dove si trova esattamente "Yeah man”, descrivici  un po’ l’atmosfera  della via e del massiccio dei Gastlosen.
La Gruyère assomiglia a un racconto di fate, ci sono mucche che vanno a spasso tranquille  e a volte si sente il suono di un corno delle Alpi a valle. Quanto all’atmosfera basta guardare la terra dal tiro di 8b+ per  respirare il vuoto puro. " Yeah man " percorre come una linea diritta la parte centrale della parete nord del Gran Pfad,  riconosciuta per essere la più esigente dei Gastlosen. Nota come le piccole Dolomiti Svizzere, questa catena di picchi di 400 metri di altezza e 15 km di lunghezza affascina per la sua indimenticabile silhouette.
 
Tu di solito sei più attratto dai viaggi, che cosa ti ha spinto a provare questo progetto nel tuo paese? Sei tu che hai aperto la via?
La via è stata aperta da François  Studenmann e Guy Scherrer. Hanno cominciato ad  attrezzare nel 1995, e finito il lavoro nel 1998. Quello che mi ha spinto a cimentarmi  in questa via  è soprattutto la linea, l’ambiente e gli incontri. Dal primo incontro ho sentito che poteva essere una grande storia!

La via è di granito? Che tipo di arrampicata ci si può trovare?
No, è calcare di ottima qualità! Troviamo di tutto, dallo strapiombo alla placca, ma soprattutto è un  universo leggermente strapiombante  su piccoli appigli.

La lunghezza-chiave è alla fine, valutata di 8b+. Ce la descrivi?
L’8b+ è in realtà la penultima lunghezza, il che rende il lavoro e il concatenamento della via più difficili. Si tratta di un grande viaggio di quasi 50 metri su un muro grigio-arancio, un po’ genere Verdon. Un tiro  di pura resistenza con qualche passo  molto tecnico. Il crux è a 35 metri: bisogna piazzare bene la punta del piede sinistro, rimanere incollati al muro con una piccola presa inversa, prendere finalmente un piccolo bi-dito  e ristabilirsi  con una buona inversa. Mentre la facevo, sentivo che bisognava avere un  tempismo perfetto, in quanto su certe prese il  tempo è contato.

 E le altre lunghezze della via?
Inizia con un 7a+,  poi7c con una piccola sezione molto atletica. Poi c’è un magnifico 7b+ seguito da un altro  7c con un’uscita ostica. La quinta lunghezza, un 8a+, è caratterizzata da un passo di blocco   all’inizio, e termina con un traverso senza i piedi. A mio parere uno dei movimenti più belli della via si trova nell’ 8a che segue: un piccolo lancio con i piedi che scivolano, la classe! Arrivando alla fine di questa lunghezza ci si può finalmente rilassare perché c’è l’unica bella cengia della via  Prima del difficile, c’è ancora un 7c con un’uscita che  richiede un buon bloccaggio del braccio destro. Dopo l’8b+, la via arriva in cima con un 7a delicato.

Rikardo Otegui e Josune Bereciartu avevano liberato tutti i tiri, ma senza concatenarli: che difficoltà ci sono per il concatenamento?
Oltre ad essere una salita molto impegnativa, il bel tempo  non arriva su prenotazione, e bisogna beccarsi  300 metri di jumar per poter provare l’8b+ , per cui capisci che bisogna essere molto motivati!

 Voi che avete viaggiato in molti paesi negli ultimi anni, quali sono quelli che ti sono rimasti più impressi , che di cui hai i migliori ricordi e perché?

La libera al  pilastro ovest alla Trango Tower rimane sicuramente uno dei ricordi più belli. Sono partito con  buoni amici,e la fortuna ci ha accompagnato a lungo Non dimenticherò mai le notti passate su quella parete leggendaria, e il nostro ritorno al campo base: la tenda era completamente decorata con fiori! E ‘ stato commovente vedere come la nostra guida e cuoco pakistano ci avesse seguito con il cuore!

 
Ogni anno tieni delle  conferenze. Qual è il  loro contenuto?
Nelle mie serate presento una proiezione di diapositive e di film delle mie spedizioni. Mi piace condividere le esperienze, e se alla fine di una conferenza sono stato in grado di fornire a una persona il desiderio di realizzare un sogno, io sono l’uomo più felice. Penso che se ogni essere umano ascoltasse il suo cuore, il mondo sarebbe sicuramente migliore.

 Progetti per il futuro?
Di progetti ce ne sono sempre tanti, vedremo che cosa si avvera.
 
Fonte: Kairn
 
Il sito di Giovanni Quirici
Le foto sono di Evrard Wendenbaum  
 

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