Il nome della rosa - Up-Climbing

Il nome della rosa

 di Floriano Martinaglia
IL NOME DELLA ROSA
Il tempo di ogni individuo non è ritmato solo da orologi, sveglie e taccuini, ma soprattutto dalle azioni che compie. Con l’approssimarsi dell’inverno e delle giornate brevi, si cerca il riposo, lasciandosi alle spalle un’estate di divertimento e di attività ludiche. Per me che amo il freddo, l’inverno è scandito ormai da anni da appuntamenti abituali con l’elemento ghiaccio. A volte con qualche amico, ma più sovente con Marina, che a dispetto del gelo, anche quest’oggi ha accettato di accompagnarmi in alta valle Maggia.
È il terzo anno consecutivo che torniamo nelle solitarie valli Ticinesi il giorno della festa della donna, per scalare una nuova cascata di ghiaccio. I nostri inverni sono distinti da questa disciplina, puntuale, sincronizzata con l’attività delle ghiandole surrenali.
C’è poca neve lungo il sentiero della val d’Antabbia. Dopo un’ora di cammino scorgo la cascata nella sua supponenza, ancora azzurra malgrado la temperatura tutt’altro che rigida. Il Rii d’Antabbia fa la sua comparsa sotto la neve bagnata; l’inverno ci sta per lasciare.
La certezza di un giorno quasi perfetto, mai simile ad un altro, anche se alla fine scaliamo acqua gelata incollata alla roccia; questo è il fascino dell’azione, il resto viene da sé.
Recupero Marina al riparo sotto un’enorme tetto. Mai in Ticino avevo scalato una struttura così complessa e grandiosa. Tuttavia, se il colore del ghiaccio da lontano annunciava buone condizioni, cerei tabernacoli in bilico ed enormi frange grondanti d’acqua rivelano che questa costruzione di vetro ha le ore contate. Grossi blocchi si staccano dall’alto, mulinando a lato della cascata.
Ci affrettiamo evitando di uscire sul muro finale, e confezionati alcuni Abalakov, ci caliamo agli zaini, ormai fradici. Sarebbe bastata una settimana di anticipo per trovare condizioni perfette.
Oggi è la festa della donna; non ho fiori nello zaino, ma palanchini da scasso e una corda in nylon da 60 metri. Dedico la salita alla mia compagna Marina, e a tutte le donne, anche quelle che ho incontrato, che ho amato e pure detestato; quelle donne che in un modo o nell’altro hanno segnato il corso delle mie stagioni.
Ho sempre creduto, e crederò sempre, che se il mondo fosse governato dalle donne, sarebbe un mondo migliore.

IL NOME DELLA ROSA, valle Antabbia, alta valle Maggia, Ticino
230 metri III/5
Prima salita: F. Martinaglia e M. Gambetta 8.03.2013
M.Sertori GHIACCIO SVIZZERO, cascate di ghiaccio in Ticino e Grigioni
Edizioni VERSANTE SUD
 

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