Wild Country: Meshuga

Test della scarpetta Wild Country nata dalla interessante collaborazione con Michelin

12 ottobre 2018
Michelin, azienda leader nella produzione di pneumatici che da qualche anno è entrata con prepotenza nel mercato delle calzature, si è occupata dell'ingegnerizzazione della suola, lasciando a Wild Country, storico marchio del mondo dell’arrampicata, la realizzazione della tomaia.

Il progetto è fortemente innovativo, in particolare per il processo di produzione della suola, e da un gigante della gomma come Michelin d’altronde non potevamo che aspettarci qualche sorpresa.

Abbandonato il sistema a lastra, in favore di una suola stampata e modellata direttamente sul fondo della scarpetta. Non un’assemblaggio di suola e gomme quindi, in cui l’elasticità e la forma sono date dal tensionamento durante l’incollatura, ma una suola dove le curve di tensione sono date in fase di stampaggio, una suola che esce completa di tallone e tutte le fasce laterali. Una scelta che permette di ottenere una suola in 3D e di definire lo spessore e l’orientamento esatto della gomma nelle diverse aree del piede.

L’attesa per questo test era quindi tanta, ma veniamo al dunque.

Le Meshuga di Wild Country sono state testate su diversi terreni, rivelandosi particolarmente adatte a multipitch o lunghe vie di falesia eccellendo su pendenze vicine ai 90 gradi. La particolare rigidità conferita alla suola e la buona risposta elastica, sono uno degli effetti positivi e percettibili del nuovo sistema Michelin. La sensazione è che il piede sia ben sostenuto anche in sforzi prolungati, pur mantenendo una discreta comodità grazie alle caratteristiche di elasticità della tomaia. Questa scarpetta permette di affrontare con sicurezza appoggi anche molto sottili purché particolarmente netti.

Risulta probabilmente, per via delle sue caratteristiche, meno performante su appoggi arrotondati, che richiedono particolare sensibilità e in particolare su vie dove è richiesta la tecnica di spalmo.

Il tallone è una vera sorpresa, la forma è molto particolare con attaccatura della tomaia molto alta, quasi alla caviglia. Ai nostalgici ricorderà lontanamente una versione moderna dei modelli a collo alto in voga nei primi anni del free climbing. I tallonaggi risultano molto sicuri, la sensazione sulla parte posteriore del piede è di un'ottima e stretta fasciatura, dando il meglio su tallonaggi di forza, piuttosto che di sensibilità su piccoli appoggi.

Le note dolenti sono forse più dovute all’assemblaggio della tomaia che alla tecnologia scelta per la realizzazione della suola, e legate innanzitutto alla capacità fasciante sul piede. Fatte calzare anche da altri climber, ho constatato che in molti casi si forma un fastidioso vuoto laterale che va a inficiare in parte l’ottima capacità di risposta elastica in fase di spinta sulla punta.

Infine una nota estetica sulla tomaia, poco resistente allo sfregamento contro la parete rocciosa, riporta qualche segno prima di quanto mi sarei aspettato.

Ottima è invece la sua capacità di resistenza alla deformazione dovuta alle diverse temperature dell'ambiente esterno in cui ci si trova.

Nel complesso una scarpa interessante e che si fa notare anche grazie a uno suo stile estetico fuori dagli schemi, sicuramente consigliata per i terreni sopra citati e pareti verticali, dove è richiesto un prolungato uso dei piedi su appoggi particolarmente netti.

Un progetto nuovo di Wild Country che potrebbe rivoluzionare il mercato della scarpetta, e che giustamente posiziona il suo prodotto nella fascia di prezzo più alta, in diretta competizione con il meglio che offre attualmente il mercato. Ma perchè questa produzione di nuova concezione dia scarpette top di gamma, come è giusto che sia per due marchi al top del loro settore, c’è ancora un poco da lavorare.

Nell’attesa impaziente di vedere le prossime evoluzioni, godiamoci queste ottime Meshuga!

Simone Clava

Ulteriori info sul sito Wild Country.

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