La crescita attraverso la condivisione dell'esperienza

L'esempio di Torino e delle tre nazionali a confronto

11 febbraio 2016

Nelle scorse settimane una interessante iniziativa si è svolta alla palestra Sasp e al Palabraccini di Torino, dove i ragazzi di tre nazionali si sono trovati per confrontarsi sui metodi, allenarsi insieme e conoscersi. Il tutto acquista molto significato a qualche mese di distanza dal Mondiali Giovanili di Arco di Trento dove alcune Nazionali (es. USA, Slovenia o Austria) si sono presentate con una organizzazione ed uno staff da finale dei mondiali di calcio. Un obbligo quindi cercare di imparare da chi è più avanti per progredire.

Italia, Francia e Giappone quindi si sono trovate davanti allo stesso muro e sulle stesse prese. Per fare cosa esattamente?? Lo abbiamo chiesto a Marco Erspamer, coordinatore delle attività boulder.

“I ragazzi hanno scalato insieme ad altri coetanei senza la pressione di una classifica e questo a mio avviso è molto importante ora che non ci sono appuntamenti imminente. Dal punto di vista umano è stata una grande occasione per conoscersi fra ragazzi che condividono una stessa passione se pur in paesi diversi e questo rafforza la motivazione. Poi sicuramente ha avuto un aspetto positivo anche dal punto di vista tecnico/sportivo: è molto interessante valutare l'approccio e la mentalità differente con la quale le varie nazionali affrontano l'allenamento e l'approccio al mondo del nostro sport e per i nostri ragazzi penso sia stato un bel momento di conoscenza e "studio" degli atleti che poi si troveranno a fronteggiare in questa stagione. Se si impara a conoscere colui contro il quale ti confronti in gara, per quanto sia forte, fa meno paura, si apprendono i suoi punti di forza e i suoi difetti e si conosce il proprio potenziale rispetto al loro tolta la pressione della competizione.
La consapevolezza dei propri mezzi penso sia fondamentale per affrontare una stagione con la massima determinazione e per focalizzare gli obiettivi per l'anno di gare. E’ stato molto importante anche per noi come tecnici, per capire le organizzazioni differenti per quanto riguarda la gestione delle nazionali. A riguardo abbiamo fatto una riunione molto interessante, tra tecnici appunto, in cui ci siamo confrontati su vari argomenti legati alla giovanile e i francesi come già sapevo...penso siano l'organizzazione più impressionante e seria.
Anche per quanto riguarda la tracciatura avendo preparato il meeting per il Boulder è stato per me una bella prova ed opportunità di mettermi in gioco come tracciatore, organizzando due diverse attività con livelli molto differenti, si passava da ragazzine u16 al primo anno di nazionale, a 3 atleti senior di Coppa del Mondo quali Scarperi, Fujii e Sugimoto (senza dimenticare Ogata, campione del mondo YA boulder ad Arco dall'incredibile talento).
Devo dire che la soddisfazione è stata tanta perche tutto ha funzionato bene e la collaborazione e l’intesa tra i tecnici delle 3 nazionali è stata efficiente e ha portato ad un buon risultato. I nostri ragazzi, come abbiamo già potuto vedere ad Arco, per quanto riguarda il talento non hanno nulla da invidiare a nessuno. Con il livello che c'è ora però, il talento è un ottimo punto di partenza ma non è più sufficiente. Solo diventando “veri Atleti” e lavorando duro su certi aspetti si possono ottenere grandi risultati, riconfermare quelli già raggiunti e lavorare per entrare nella categoria senior da protagonisti!”.

A fare eco sono state le parole di Marco Scolaris, Presidente della IFSC, anch’essa di supporto, che ci ha scritto: “Nella settimana dal 4 all'11 gennaio 20 atleti e 5 allenatori e dirigenti si sono alternati fra Palabraccini e Palatazzoli per le sedute di allenamento di speed, lead e boulder. Con questo campus, è iniziata per i giapponesi la programmazione in vista della possibile inclusione del nostro sport a Tokyo 2020. Pertanto hanno chiesto di avere informazioni sulla speed, che da loro è davvero agli inizi. Così gli abbiamo organizzato un seminario con un esperto del settore.
Si sono aggiunti strada facendo anche i francesi, venuti con la loro squadra giovanile sia all'Epifania (speed) sia nel week end del 9 e 10.
Anche gli azzurri hanno partecipato il sabato e la domenica. Marco Erspamer ha tracciato con i tecnici delle due società blocchi e vie per una simulazione di gara. A dire di tutti, una bella esperienza formativa e umana. Momento forte la cena del sabato sera, quando un ristorante torinese è stato "invaso" da un centinaio di persone, fra atleti, tecnici e dirigenti dei tre paesi.
L’evento è sotto possibile anche grazie al supporto di Franco Gianelli e Tito Pozzoli che dal loro ruolo di Direttore Sportivo della Nazionale Giovanile e di allenatore alla Sasp hanno vestito i panni di organizzatori e coordinatori per la FASI e la società ospitante, contribuendo a rendere possibile l’evento”.

Anche nelle parole di Franco Gianelli giustamente tutta la soddisfazione per questa occasione: “L'esperienza del raduno congiunto con Francia e Giappone è stata estremamente interessante, proprio per il diverso approccio che ogni nazionale utilizza per cercare di formare atleti di vertice.
I nipponici molto schematici, probabilmente legati a sport in cui la disciplina è importante, ma tutti con una grande preparazione fisica, quasi da ginnastica artistica; i francesi che continuano ad essere a mio parere il punto di riferimento per quanto riguarda l'organizzazione e la pianificazione, e poi gli azzurri, che puntano tradizionalmente sul talento individuale, ma che nell'ultimo periodo speriamo abbiano anche imboccato una strada che li porterà a coniugare le capacità istintive con una maggiore professionalità sportiva.
E' stato molto stimolante anche vedere tanti tecnici spendersi per una stessa passione, per raggiungere l'obiettivo di rappresentare uno sport fino al massimo palcoscenico possibile, quello che i giapponesi vorrebbero offrire all'arrampicata nel 2020.
Ma il vero valore, ricordandoci sempre che stiamo parlando di una (anzi tre) nazionale giovanile, è stata la capacità di legare immediatamente, pur con le difficoltà della lingua e di fare quello che fanno sempre gli arrampicatori: darsi consigli, spiegare i metodi, complimentarsi per un bel passaggio”.

Un bel contributo insomma è stato dato grazie a questo primo appuntamento alla divulgazione dei metodi e al confronto tra atleti. La speranza è che non resti un fatto isolato ma che possa essere il primo “mattone” per qualcosa di più strutturato in futuro. Intanto la prima pietra è stata posata…

Stefano Michelin  

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