Meschia, la culla del boulder italiano

Grès, svasi e creatività tra i castagni dell'area simbolo della rinascita del boulder in Italia.

22 marzo 2017
Mauro Calibani ne Il paese dei BaLOCCHI, programma di Climbing Radio, ci porta a Meschia e nella sua storia, un viaggio diritto al cuore del boulder.


I più giovani non lo possono ricordare ma era la fine degli anni Novanta quando iniziarono a circolare le foto di questo ragazzo riccioluto e muscoloso, intento a tirare schiaffoni su massi dalle forme tonde e dai colori variegati, tra i boschi delle colline ascolane.

Il Calibba, Mauro Calibani, era un nome già ben noto nell'alta difficoltà e nelle competizioni, ma ciò che non era poi così noto è cosa stesse facendo attaccato a pochi metri di roccia...

“(...) il bouldering non era assolutamente una disciplina diffusa in Italia, esistevano pochissime persone che praticavano più o meno sporadicamente il sassismo, ma veramente poche (...) Non esistevano i crash pad, non esisteva tutto quello che era il movimento del bouldering. Al tempo chiesi all'amico Stefano Romanucci un posto di sassi e lui mi fece il nome di Meschia e ci andai (...)”.

Fu proprio lì, sull'arenaria del centro Italia che il bouldering tornò in vita, una vigorosa spazzolata sulla roccia e nella memoria, per riscoprire e rinnovare verso nuovi orizzonti ciò che più di vent'anni prima era nato più a nord, tra la val di Mello e le valli piemotesi, prima di ricadere nell'oblio.

“Era un po' Il nuovo mattino del bouldering per quanto riguarda quello che ho e abbiamo vissuto (...) Ogni giorno rompevamo una barriera (...)”, come rivela Mauro ai microfoni di Climbing Radio.

Meschia, la mecca del boulder italiano moderno, il luogo che ha visto passare moltissimi top climber italiani e mondiali, che attirati dall'entusiasmo di Mauro, di Stefano Finocchi, del parigino Bertrand Lemaire e dei ragazzi che per primi li hanno affiancati nella pulizia, hanno portato il loro contributo, anche simbolico, tra questi massi.

“(...) è stato determinante per lo sviluppo di queste zone anche il passaggio di fortissimi scalatori che hanno lasciato il loro segno e hanno lasciato parte della loro cultura ed esperienza, di cui ho fatto tesoro (...) Stephan Denis, Marc Le Menestrel, Ben Moon, Malcolm Smith, Marzio Nardi, Christian Brenna, Julien Nadiras (...) ognuno ha lasciato un segno e tutti quanti l'hanno apprezzata in maniera assoluta”.

É un viaggio turbinante quello che Mauro ci racconta, un viaggio dove l'arrampicata si mescola con la vita, la crescita, l'esplosione della creatività e dell'unione con la natura, in un rapporto totalizzante che rieccheggia nelle sue parole:

“(...) a quel tempo vivevo esclusivamente sei giorni su sette tra quei boschi ad esplorare un po' tutto quello che era me stesso, dentro e fuori. Per me Meschia è stata un cambiamento totale di direzione, tutto quello che io oggi faccio nella vita, in grossa parte i risultati importanti anche a livello agonistico, li devo a Meschia e alla fusione che ho avuto con questa natura”.

Un viaggio di gioie, amicizia ed entusiasmo, ma anche di dolori e tristezza. Da area simbolo del boulder Meschia divenne l'area simbolo delle problematiche nel rapporto tra climber e i luoghi in cui concretizzano la loro passione, un delicato equilibrio qui infranto e che ha portato alla chiusura quasi totale dell'area, tuttora vigente.

Ma lasciamo che siano le parole di Mauro a parlarci di tutto questo, con le emozioni che sanno generare in lui e in noi, a ricordarci quanto speciale possa essere l'arrampicata... Nel farci entusiasmare, nel renderci ciò che siamo e nel poter essere, giorno dopo giorno, il fulcro stesso della nostra vita.

Buon ascolto su Climbing Radio!

Albertaccia

 

Foto di copertina di David Morresi

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