La Magia in pericolo

Crescono le preoccupazioni per la deturpazione di molte aree famose

12 settembre 2018
L’inciviltà e l’assenza di qualunque rispetto per l’ambiente e per l’etica stanno diventando sempre frequenti nel massificato mondo dell’arrampicata. Per fortuna, iniziano a sentirsi voci di protesta...
 

Poco prima dell’estate, David Mason (climber, allenatore e fotografo di Sheffield) ha pubblicato sul sito www.theprojectmagazine.com un interessante contributo dal titolo molto evocativo: Losing The Magic: The Need For Conservation”.

Questo articolo è l’inevitabile conseguenza della situazione sempre più critica che caratterizza l'area di Magic Wood, un plateale esempio dei danni ambientali che l'arrampicata massiva può indurre. Una lettura suggerita a chiunque, boulderista o no.

Facciamola breve. In occasione di una sua visita a Magic Wood, l’autore rimane sconcertato nel vedere come è diventata l'area rispetto alle prime visite avvenute anni prima: la roccia e le prese sono incrostate di magnesite e gomma, con un grip ormai perso per sempre; i sentieri sono diventati autostrade e mille nuove stradine deturpano un bosco che prima era davvero magico; le radici degli alberi sono pesantemente rovinate con rischi per la loro la sopravvivenza; spazzatura, carta igienica e cicce di sigarette sono sparse ovunque…

Nell'articolo l’autore ricorda quelle che dovrebbero essere le regole basilari per preservare la roccia e l'ambiente naturale che fa da contesto all'arrampicata (riportate in fondo a questa pagina) e giustamente sottolinea la necessità di una adeguata educazione dei moltissimi nuovi praticanti. Il rischio di causare danni ambientali è dietro l'angolo e, come già successo in passato, questo potrebbe portare inevitabilmente a restrizioni degli accessi o alla chiusura di aree compromesse, oltre che alla ben più grave distruzione di angoli di natura meravigliosa.

L’articolo di Mason non è che l’ennesima voce che negli ultimi mesi ha messo il dito in una piaga sempre più aperta: basti pensare alla critica che Niky Ceria ha riportato mesi fa sulla situazione di Bleau, così come alla serie video promossa da Black Diamond in cui personaggi come Nalle Hukkataival o Fred Nicole educano al corretto approccio alla roccia e al suo rispetto, ancora in riferimento alla situazione di Fontainebleau.

Qualcuno inizia a rendersi conto che è necessario aprire gli occhi e riflettere su come il mondo dell’arrampicata stia degenerando in diversi aspetti, ad iniziare dal più delicato: il rispetto della roccia e dell'ambiente, un patrimonio più prezioso e prioritario rispetto alle nostre esigenze di climber.

Esempi ne sono anche i primi raduni o manifestazioni in cui l’arrampicata si affianca alla cura e alla manutenzione delle aree, come proposto il weekend passato con il Clean for Climb in Val Daone, giusto per menzionare il più recente.

Qualcuno potrebbe dire che spiacevoli episodi di impatto ambientale negativo si sono sempre riscontrati in arrampicata. Si pensi ad esempio alla chiusura di Meschia Vecchia avvenuta ormai più di quindici anni fa, proprio a causa della deturpazione del bosco per l’incuria e l’inciviltà di molti frequentatori. In passato, poi, abbiamo tutti sicuramente peccato almeno qualche volta. A chi non è mai capitato di tracciare segnacci di magnesite o di lasciare i boulder appena scalati senza curarsi di spazzolarli a dovere?! Oppure chi non ha tagliato alberelli o interagito pesantemente nel modificare basi e sentieri spesso al di là del minimo necessario?! Giusto qualche banalissimo esempio tra i molti che si potrebbero riportare. Non parliamo poi dei danni che, a cavallo tra anni 80 e 90, sono stati fatti con la reiterata abitudine di scavare le vie…

Certo questo è successo diverse volte ma c’è da dire che molti di questi episodi sono stati spesso legati all’ingenuità di una disciplina ancora giovane, alla mancanza di lungimiranza e ad un contesto in cui la consapevolezza etica doveva ancora evolversi in molti suoi aspetti. Infatti, non ci è voluto molto tempo prima che gli arrampicatori si rendessero conto che molti comportamenti erano deleteri, con conseguenti cambiamenti di rotta. L’etica inevitabilmente evolve e dovrebbe farlo in senso positivo, rendendoci sempre più coscienti del fatto che la nostra attività si svolge in un contesto ben più ampio e con le sue delicatezze.

Di sicuro è sconcertante constatare come ora, ogni volta che vengono sollevate discussioni etiche, ci sia sempre qualcuno che abbia il coraggio di rinfacciare tali errori del passato quasi a giustificare il proprio diritto a fregarsene di certe problematiche, per continuare imperterrito lungo la propria egoistica via fatta di menefreghismo e superficialità.

Molte problematiche di interazione tra arrampicatori e ambiente sono senza dubbio legate alla grande crescita del numero dei praticanti ed era inevitabile che questo generasse qualche problema nell’approccio ai siti naturali.

Chiaramente, molti comportamenti non possono essere correlati al solo mondo arrampicatorio: se lasci i tuoi rifiuti tra i sassi o alla base delle pareti, se getti per terra il nastro delle dita o la cicca della sigaretta e se hai la necessità di espletare i tuoi bisogni fisiologici senza poi curarti di occultarli opportunamente… evidentemente non è che tu non abbia compreso l’etica dell’arrampicata, ma sei semplicemente un deficiente a cui mancano le basilari nozioni di civiltà e rispetto! Inutile anche dire che tale perdita del rispetto e dell’educazione sembra essere una triste realtà della società moderna e di riflesso anche dell’arrampicata nella sua nuova forma “massificata”.

Tuttavia, la massificazione dell’arrampicata non è la sola causa di quanto sta succedendo. Al di là delle regole base del rispetto dell’ambiente, altre convenzioni non sono poi così scontate e giustamente si potrebbe sempre obiettare che “nessuno nasce imparato”.

Come e quando pulire le prese, quando evitare di scalare per non danneggiare la roccia, quali sono gli accorgimenti per evitarle danni, come interagire con l'ambiente circostante per limitare gli effetti della frequentazione umana e soprattutto il ricordarsi che siamo solo degli ospiti dei boschi e delle valli in cui scaliamo, sono insegnamenti che devono essere trasmessi, specialmente se la maggior parte dei praticanti si avvicina all'arrampicata partendo dall'indoor, dove ogni contatto con l’ambiente naturale è assente fin dall’inizio. È quindi responsabilità sia dei professionisti del settore ma anche degli arrampicatori più esperti educare i nuovi praticanti alle regole basilari per un corretto approccio all’arrampicata outdoor.

Certo, verissimo. È come sfondare una porta aperta.

Vi è mai capitato di dire a qualcuno che non conoscete che è il caso di pulire il blocco o la via che ha appena scalato, di prestare attenzione ai sentieri e alla vegetazione o di abbassare la musica che pompa a palla ecc. ecc.? Se vi va bene vi arriva un'occhiataccia altrimenti un chiaro invito a farsi i cazzi propri. A buona parte degli arrampicatori non frega niente di prestare attenzioni a certe questioni ma continuano imperterriti a fare ciò che gli pare, in drastico contrasto con quanto avveniva un tempo, dove parte della propria “educazione” veniva anche dalle “bacchettate” dei climber più esperti.

Se trascuriamo questo aspetto e consideriamo le sale indoor con i relativi istruttori le cose probabilmente vanno anche peggio. A fronte di gruppi e palestre che si sbattono per organizzare corsi o manifestazioni che trasmettano i corretti valori dell’arrampicata (ad esempio gli organizzatori di eventi come il già menzionato Clean for Climb…), sono sempre più numerose le realtà prettamente “commerciali” in cui non c'è attenzione che alle leggi del mercato. L’arrampicatore neofita è solo un cliente che deve essere adulato, coccolato, fatto sentire un talento come Adam Ondra, tutto pur di fidelizzarlo...altro che annoiarlo e bacchettarlo per trasmettergli i valori etici dell'arrampicata. Tanto chissenefrega come e quando va a scalare fuori, non è affar nostro, l'importante è che continui a venire qui a pagarci l'ingresso e i corsi...

Educazione alle regole etiche e al rispetto non rientrano di certo nelle priorità di tali professionisti, il cui obiettivo è il tornaconto personale, a cui tutto il resto deve essere asservito e oltra al quale nient’altro esiste. Non lamentiamoci quindi, se prima o poi, tra i blocchi e sotto le pareti arriveranno arrampicatori convinti che appena finito di scalare ci sia la signora delle pulizie che passa con l’aspirapolvere a pulire i loro resti o con lo spazzolino a pulire diligentemente tutte le prese…

Da ultimo, menzioniamo un ulteriore aspetto che ci dà un’idea di come stia pericolosamente evolvendo la concezione stessa dell’arrampicata outdoor: sono infatti in via di sviluppo realtà in cui aree naturali vengono pesantemente modificate per essere trasformate in giardinetti, con il deliberato intento di dare ai climber che vengono dall'indoor un contesto analogo alla palestra anche quando si trovano nella natura…Il completo stravolgimento di ciò che è l'arrampicata...

 

Il problema è complesso e ci sarebbe molto altro da dire rispetto alle brevi considerazioni riportate sopra. Di sicuro è urgente che l’intero mondo dell’arrampicata si dia una svegliata su una questione che diventa sempre più prioritaria.

Qualcuno si muove ed inizia a capire che è meglio prendere una posizione per ciò che è il bene comune, dando quel piccolo contributo necessario per la salvaguardia della natura in cui arrampichiamo.

Svegliamoci però tutti, facciamoci un bell’esame di coscienza e agiamo di conseguenza, sperando che non sia troppo tardi per ripristinare quella Magia che ormai è quasi scomparsa in molte delle più famose aree del mondo.

 

Alberto “Albertaccia” Milani 

 

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Ecco le regole fondamentali per il rispetto dei siti boulder riportate da David Mason nel suo articolo:

 

1.    Non arrampicare sulla roccia umida

2.    Portarsi a casa la spazzatura e anche raccogliere quella in cui ci si imbatte

3.    Spazzolare e pulire gli appigli durante e dopo l'uso

4.    Rimuovere con la spazzola tutte le righe e segni di magnesite, siano essi vostri o di altri.

5.    Sollevare e trasportare i crash-pad invece di trascinarli a terra tra un blocco e l'altro.

6.    Assicurarsi che le scarpette siano ben pulite prima di usarle sulla roccia.

7.    Limitare i rumori che si fanno, incluse le urla di entusiasmo

8.    Seguire i sentieri segnati ed evidenti, non camminare ovunque sia più facile

9.    Seppellire i rifiuti umani e portarsi a casa la carta igienica o bruciarla invece di lasciar sul posto.

10. Non accendere la musica sotto i blocchi, è veramente irrispettoso verso gli altri nell'area

 

A queste regole aggiungo anche le seguenti:

  • Spazzolare le prese con cura ma anche con attenzione: non esagerare, considerare il tipo di occia e la sua fragilità ed evitare in tutti i casi spazzole di ferro. Un’ottima e meno invasiva pulizia è anche possibile lavando le prese con il getto di uno spruzzino a sola acqua (grande attenzione o evitare sull’arenaria!)
  • Quando si va a cercare un passaggio prima di provarlo, evitare di toccare le prese con le mani umide/unte o portarsi la magnesite in modo da “smagnesare” prima di “tastarle” (poi ripulire…)
  • Accettare con onestà le proprie capacità. Per quanto si metta tutta la cura possibile, le prese si usureranno comunque nel tempo. Quindi è inutile che proviate alla morte un blocco per voi impossibile contribuendo inutilmente alla sua usura. Tirate come bestie, mettetevi in gioco e cercate di spingere sempre più in là i vostri limiti, questa è l’arrampicata! Ma se vi trascinate a stento sul 7a non mettetevi a provare l’8b, lo state solo rovinando inutilmente...
  • Le night session saranno pure divertenti, fotogeniche e con condizioni ottime, ma state disturbando i ritmi fisiologici della natura e della fauna. Alzatevi prima alla mattina per trovare il fresco, oppure allenatevi meglio per stringerle forte anche se c’è qualche grado in più.
  • Ricordate sempre che siete voi che dovete integrarvi e adattarvi alla natura, non il contrario.

Buona arrampicata

Guesthouse arco   c

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