Come partecipare alle Olimpiadi Tokyo 2020

Convocati ed esclusi dalle Voci di Daniele Crespi, Marco Scolaris, Giampiero Pastore

22 gennaio 2019
Come si accede alle Olimpiadi? Come sarà composta la squadra italiana di arrampicata? Ne parliamo con Marco Scolaris presidente dell’IFSC, il Commissario straordinario della FASI Giampiero Pastore, e con Daniele Crespi, il nuovo Direttore sportivo della squadra olimpica.
Prima di addentrarci nella questione e di sviscerarne le problematiche, ecco la lista dei convocati al primo raduno:
Marcello Bombardi e Ludovico Fossali del Centro sportivo dell’Esercito; Stefano Ghisolfi, Michael Piccolruaz e Francesco Vettorata delle Fiamme Oro; Laura Rogora del Climbing Side Roma e Giorgia Tesio del B-Side Torino (qui il link al comunicato FASI)

Tre interviste di Climbingradio, qui parzialmente riportate, mettono in luce alcune delicate questioni che andremo subito a commentare.
Con Marco Scolaris scopriamo la complessa struttura delle qualificazioni, con Giampiero Pastore quali sono i criterei per la partecipazione degli atleti italiani, e chi sono i primi convocati ce lo racconta Daniele Crespi. Prima di un assaggio delle interviste, che troverete integralmente sui podcast della trasmissione Tiket To Tokyo, ecco alcune considerazioni.

1- Innanzitutto va detto, come ha spiegato bene Marco Scolaris a Climbingradio, che essendo a disposizione una sola medaglia per sesso, la gara olimpica (e tutte le gare di qualifica) sarà prova unica di combinata. La selezione è fatta quindi privilegiando i combinatisti, e dato che la selezione di base viene fatta sulla coppa del mondo e sul campionato del mondo, gare a numero chiuso, a queste parteciperanno esclusivamente (la possibilità alternativa è solo sulla carta) i combinatisti. Scordiamoci quindi di vedere i nostri atleti di punta nelle gare di specialità: a Gabriele Moroni e Leonardo Gontero, per citarne due, quest’anno le gare di Coppa saranno probabilmente vietate. E’ troppo importante centrare l’obiettivo di qualificare atleti a Tokyo, la vittoria nelle gare di specialità passa in secondo piano.

2- Il numero è chiuso a 5 atleti per ogni gara di Coppa, ma c’è un bonus di 5 atleti per la nazione che organizza ogni singola gara. Questo permette ai fortunati paesi, non solo di iscrivere più atleti risolvendo il problema al punto 1, ma anche di risparmiare denaro per le trasferte, cosa non da poco vista la situazione drammatica in cui ci troviamo a seguito della gestione Ariano Amici (non si era compreso che i 100 mila euro extra dati dal CONI nel 2017 erano una tantum e non annuali).
E’ possibile che quest’anno non si organizzi nessuna prova in Italia? Sarebbe stata l’occasione per far partecipare gli specialisti a qualche gara o comunque riallargare la rosa dei selezionati che è stata ristretta rispetto a quanto impostato con il primo progetto olimpico. Ovvio che le gare non le organizza la FASI, ma una federazione che ha peso e lungimiranza, si sarebbe seduta ad un tavolo e avrebbe pianificare con chi di dovere una tappa nazionale.

3- Come dice correttamente Marco Scolaris, andare alle Olimpiadi è un lavoro di squadra. Come dicono tutti i manuali, anche negli sport individuali si vince se si fa gruppo, dove il gruppo è formato dagli atleti titolari, da chi fa panchina, dagli allenatori e dai quadri politici: e proprio queste ultime due figure dovrebbero far sentire i singoli atleti parte di un gruppo.
Spero di sbagliare, sarei felice di scoprire che gli atleti con cui ho parlato fossero sotto droghe pesanti quando abbiamo conversato, ma temo proprio che ancora la convocazione per il primo raduno del 2019 sia stata fatta senza le dovute attenzioni.
Nuovamente la FASI convoca gli atleti per il primo raduno olimpico chiamando individualmente i selezionati e lasciando gli altri (compresi coloro che avevano fatto parte del percorso Olimpico e che ora sono rimasti fuori per il disastro economico sopracitato) alle voci di corridoio e al successivo comunicato con timbro bollo e coccarde federali.
Sarebbe stato così difficile convocare per una riunione informativa, Magari davanti ad una pizza con tutti gli atleti con ambizioni internazionali, e spiegar loro la situazione? Magari una videoconferenza? O anche solo una telefonata individuale a tutti.
Ricordiamoci che gli atleti non sono soldatini che vengono presi dal cassetto quando si ha voglia di giocare e poi rimessi via, ma persone con una sensibilità, spesso giovanissimi, spesso che stanno spendendo i loro anni migliori per questo sport, forse anche “per fare grande l'arrampicata italiana”, come dice Marco Scolaris.

 

Dopo queste brevi considerazioni, ecco alcuni stralci delle interviste di Marco Pandocchi per Climbingradio:

 

IL COMMISARIO STRAORDINARIO (link al podcast con l’intrevento integrale)

Marco Pandocchi: La federazione come linea del 2019 darà priorità allo sviluppo della squadra, quindi di questi 7 atleti che abbiamo visto essere stati nominati finalmente in modo ufficiale…

Giampiero Pastore: Esatto.

M. P.: La rosa degli atleti nominati è limitata rispetto alla squadra che aveva iniziato il percorso Olimpico, proprio come hai detto tu per un esigenza di focalizzare al meglio il budget a disposizione..

G. P.:  Si, tieni conto che non è un gruppo chiuso gruppo chiuso non è un numero chiuso così come non è dato per scontato nulla per queste persone che sono stati convocati nel primo raduno. Comunque ogni atleta dovrà conquistarsi guadagnarsi il posto volta per volta.

M. P.: A livello invece di Coppa del Mondo per le diverse discipline, potrebbe esserci una una squadra diversa da questa?

G. P.: No, non ci sarà. Poi Chi vorrà affrontare gli impegni autonomamente lo potrà fare però queste sono le impostazioni della nazionale.

M. P.: ok, quindi si sono dovuto fare delle scelte, e per essere efficaci purtroppo i numeri che si potranno applicare sono questi.

G. P.: E’ chiaro, Anche perchè la scelta è legata comunque al budget.

M. P.: quindi mi pare ben chiaro che per gli atleti della squadra olimpica c’è la copertura delle spese per partecipare ai vari appuntamenti, mentre gli altri dovranno in qualche modo affrontare i costi e sperare di arrivare tra i primi quattro per ottenere un rimborso spesa.

G. P.:  si, purtroppo legto a quello c’è un discorso di budget.


IL DIRETTORE SPORTIVO (l’intervento integrale segue quello di Giampiero Pastore al link sopra indicato)

Marco Pandocchi: vuoi raccontare un po’ ai nostri ascoltatori il tuo percorso?

Daniele Crespi: ho una laurea in scienze motorie, mi sono sempre occupato di allenamento in arrampicata con mio fratello che ha vinto poi la coppa del mondo nel 2005. l’ho seguito dal 1996 fino al 2010. Mi sono sempre occupato di tecniche di allenamento. Il ruolo che mi è stato assegnato di direttore sportivo è un po’ differente, ho il compito di coordinare un po’ tutti i tecnici che allenano i vari atleti.

M. P.: Rispetto a come è partito questo progetto Olimpico, il gruppo si è ristretto, come lo vedi? Li conoscevi già sicuramente tutti questi atleti...

D. C.: un gruppo molto affiatato, è un gruppo fatto quasi esclusivamente da professionisti e quindi diciamo che è più semplice lavorarci insieme, perché alle richieste che faranno i tecnici potranno rispondere da professionisti, cosa che magari era differente con un gruppo molto vasto, magari con atleti anche molto giovani.

M. P.: Hai partecipato anche tu alla scelta di questa rosa finale della squadra Olimpica o te la sei trovata?

D. C.: ho partecipato anch’io alla scelta, è stata una scelta il più possibile oggettiva: abbiamo guardato il ranking 1018 della Coppa del Mondo nelle tre specialità.


IL PRESIDENTE DELL’IFSC (integrale disponibile in podcast da guovedì 24 gennaio)

Marco Pandocchi: come verranno selezionati gli atleti? come verranno dati questi biglietti per Tokyo?

Marco Scolaris: Abbiamo già fatto un’esperienza olimpica con le giovanili a Buenos Aires, ma per Tokyo le cose sono sono più complesse. Due anni fa sono stati votati dalla nostra assemblea plenaria i criteri di qualificazione, come ormai tutti sanno noi abbiamo due medaglie una per gli atleti maschi e una per le atlete Femmine, visto che noi abbiamo 3 specialità abbiamo inventato la combinata che riassume in una sola medaglia le tre discipline.
E’ stato votato un itinerario per aver avere questi 20 atleti e questa è 20 atlete a Tokyo il primo evento di qualificazione si svolgerà e guarda caso a Tokyo al campionato del mondo di quest'anno ad agosto. in questa occasione al termine del campionato del mondo classico, quindi con le tre discipline come abbiamo visto peraltro a Innsbruck l'anno passato, i 20 migliori atleti e le 20 migliori atlete passeranno al campionato del mondo di combinata. Poi gli 8 migliori e le 8 migliori passano alla finale e di questi i primi 7 e le prime 7 si qualificano per Tokyo 2020. A metà agosto avremo i primi qualificati per le Olimpiadi 2020.

M. P.: questi sono 7, ma abbiamo detto ceh gli atleti qualificati saranno 20…

M. S.: certo, poi la qualificazione procede con un evento speciale che avrà luogo a Tolosa in Francia, molto interessante perché rientra in gioco tutto il circuito di gare dell'anno: a Tolosa si qualificano i primi 20 della classifica combinata della Coppa del Mondo. Di nuovo si qualificheranno alla finale le mliori e i migliori 8.
Comunque abbiamo voluto mantenere il prestigio della Coppa del Mondo che è un po' il nostro biglietto da visita, e quindi abbiamo deciso di far sì che la Coppa del Mondo resti un momento importante per la qualificazione Olimpica.

M. P.: Abbiamo parlato con il Direttore sportivo Daniele Crespi di come in coppa del mondo il massimo supporto sarà dato agli atleti della squadra Olimpica, dopodiché saranno premiati I risultati degli altri eventuali convocati che, a loro spese, si presenteranno alle varie tappe di Coppa del Mondo. non è un po' un rischio?

M. S.: È chiaro che quando si si inizia un nuovo percorso i rischi sono tanti, ma da qualche parte bisognava partire. Credo che il commissario e il nuovo direttore sportivo abbiano cercato innanzitutto di raggiungere l'obiettivo primario, perché l'Italia deve qualificare qualcuno a Tokyo: per le sue qualità, per le sue prerogative, per la diffusione del movimento e per le qualità le capacità dei suoi atleti. Sicuramente resta poco, però resta comunque la passione e le capacità l'abilità degli altri atleti, che non giocano il gioco olimpico però giocano lo sport, e comunque lo sport olimpico in un certo senso è una famiglia che si è divisa i compiti: chi chi è in grado di arrivare a un certo obiettivo si prepara per quell'obiettivo, e con le risorse rimanenti gli altri si giocano le loro carte per far bella l'Italia l'arrampicata italiana.

 

Anche da queste pochi stralci di interviste credo si capisca la difficoltà in cui si trova ancora la FASI nonostante il buon lavoro del Commissario. La speranza è che a breve il CONI approvi le modifiche dello statuto e ci siano elezioni per iniziare un iter normale con un po' di serenità, che alla nostra Federazione manca da un pezzo. Le Olimpiadi pare proprio che si debbano affrontare in emergenza, ma anche in emergenza possiamo sperare in un buon risultato che porterebbe ad una svolta epocale del nostro sport.

 Cap

 

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