Tanti Balocchi per Niky

Un viaggio tra i viaggi di un eccezionale boulderista, per il quale l’alto livello è inscindibilmente connesso alla purezza, alla bellezza, all'etica e a un’infinita passione.

30 maggio 2017
L’intervista a Niccolò Ceria in queste due nuove puntate de Il Paese dei Balocchi su Climbing Radio: dai viaggi all’etica, dai valori alla degenerazione dell’arrampicata consumistica. L’esplorazione di quel vero paese dei balocchi che è innanzitutto dentro di noi.

 

Queste non sono state due puntate usuali del Paese dei Balocchi.

Sì, abbiamo viaggiato, abbiamo conosciuto un po' più diffusamente aree come quelle di Champorcher, in Valle d'Aosta, ma alla fine il viaggio si è diretto al cuore del boulder, al significato autentico di questa disciplina ormai deturpata dalle masse e che vede in Niccolò Ceria uno dei suoi protettori ed interpreti puri.

Siamo partiti con lui in questo metaforico paese dei balocchi che ci ha portato a viaggiare nel mondo seguendo i sogni di Niky:

“(...)Quando ero ancora bambino ricordo che vivevo con il desiderio di poter vedere un sacco di posti che per me erano solo dei sogni (…) questi posti hanno fatto crescere un sogno davvero intenso e forte condito da tanta passione ma a volte anche con tanta ossessione (...)”

Ossessione in senso positivo, ossessione in quanto passione totalizzante e disinteressata per scoprire ciò che il boulder e l'arrampicata possono lasciarci dentro, un'eplorazione personale che per Niky ha visto congiungere l'alta difficoltà con valori che ora sono agli antipodi dell'attuale approccio consumistico al boulder

“(...) un esplorazione del tutto personale verso cose nuove ma anche tramite l'esplorazione di sassi già saliti e conoscere cose che sono già state fatte in un passato o anche più recenti, sassi sconosciuti che sono già stati saliti ma che poche persone conoscono (…) nutro meno interesse verso sassi e linee già sdoganate, super famose, super conosciute e già consumate (...)questo vale sia per I sassi che per le aree.”

Una visione ben lontana da gradi fini a se stessi, dal clamore di aree ultrafrequentate e addobbate in un mix tra set cinematografico e discoteca all'aria aperta, ben lontane da quello che era il mondo del boulder solo una decina di anni fa.

“Le cose sono cambiate drasticamente...” ci dice Niccolò amaramente, analizzando gli spiacevoli episodi di mancanza di rispetto verso la natura, l'etica e i valori di questa disciplina e che hanno luogo con sempre maggiore frequenza nelle aree più note.

“ (…) Ciò su cui si scala è essenzialmente parte della natura non è nostro e di nessuno scalatore, debole o forte che sia, famoso o non famoso, quindi ognuno di noi, più che al grado e alla perfomance, prima di tutto dovrebbe prestare attenzione a questo patrimonio che è di tutti noi e siamo fortunati ad averlo (…) sta a noi preservarlo, ne siamo noi i responsabili che andiamo a scalare (...)”

Una verità che dovrebbe apparire scontata, eppure...

“ (…) La gente non si pone assolutamente il problema. il loro problema è solo quello di dimostrare quanto sono forti e quanto sono in grado di confrontarsi con passaggi famosi (…) vogliono solo consumare, mettere dello sport nella natura.”

Il problema fondamentale non è più soltanto un problema di approccio bensì anche di comprensione e ricezione dei valori

“ (…) Non penso che sia una cosa semplice da trasmettere e anche se si riuscisse a trasmettere probabilmente non c'è una ricezione da parte della società verticale di oggi per apprendere questi valori, perchè l'interesse è quello immediato e consumistico”

Parole forti di un arrampicatore di altissimo livello che non ha paura di dire quello che pensa per salvaguardare lo spirito di questa disciplina, al contrario di molti altri climbers influenti sparsi in giro per il mondo che spesso preferiscono tacere per non esporsi.

Da queste considerazioni sull'attuale mondo del boulder, il viaggio con Niky ci riporta allora nel mondo incontaminato di luoghi inesplorati, sassi vergini che attendono di svelare le loro linee perchè “(...) Vedere cose nuove e vergini è un processo tra i più belli della scalata"

Il processo di creazione in quest'arte che sviluppiamo sulla roccia, per scoprire e vivere a fondo delle esperienze uniche...

“(...) Credo che di tutti i sassi, quelli che ricordo di più sono quelli legati ad un esperienza di prima salita se non un'esperienza di totale esplorazione (…) La prima salita vuol dire tanto(...)è molto indicativa, vuol dire un sacco di cose (…) E' un istinto davvero forte e un processo profondo(...)finchè il tutto si concretizza”

Da questo punto di partenza, Niccolò ci porta alla scoperta di Champorcher e di ciò che vi ha scovato, della Valle d'Aosta e anche di Pietra del Toro, all'estremo opposto della nostra penisola.

Un viaggio nei viaggi, esteriore ma soprattutto interiore, nelle parole e nel luccichio che brilla negli occhi di questo giovane ma grande arrampicatore.

Mai come in questo caso, questo appuntamento su Climbing Radio possa davvero essere un buon ascolto e un’occasione significativa per riflettere. (Entrambi i podcast possono essere ascoltati alla pagina: http://www.climbingradio.it/podcast/20/il-paese-dei-balocchi)

Alberto “Albertaccia” Milani

 

 

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