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Bouldering in provincia di Cuneo

07 settembre 2020
Cuneo, la provincia Granda...una miniera di massi su cui hanno visto la nascita alcune delle linee più note d'Italia, opere di climber altrettanto celebri! Eppure le aree cuneesi hanno mantenuto sempre un certo alone di mistero e di riservatezza, divenendo luoghi ricercati, "per intenditori" e ben lontani dal diventare dei supermercati del boulder.
In questo articolo è proprio il fortissimo local Andrea Tallone che ci porta alla scoperta di quella che è una delle maggiori realtà del boulder italiano: il sassismo nella provincia di Cuneo, tra passato, presente e futuro!

 

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Introduzione

Tartufi e bagna caôda sono la punta di diamante della provincia “Granda” ma non sono certamene i soli! Il territorio del Cuneese nasconde tonnellate di roccia fra le vallate delle alpi Marittime e Cozie, parlo di sassi: compatti, unici e peculiari.

La provincia di Cuneo, con il suo Monviso, rappresenta una fetta importante dell’alpinismo in una zona in cui la pratica del bouldering appare come una piccola appendice dell’alpinismo stesso. Il concetto è banale: salire in vetta, semplicemente. Scalare sui sassi persegue lo stesso fine, solamente più in piccolo. Ho deciso di scrivere questo pezzo per raccogliere le informazioni come in un piccolo manuale d’utilizzo per chi voglia avventurarsi fra i magnifici sassi del basso Piemonte, perciò, buona lettura.

 

Logistica

Le aree del cuneese prevedono una logistica semplice, le vallate di cui si parla partono dalle alpi Marittime per arrivare fino ad arrivare alle valli del Monviso nelle alpi Cozie. La città di Cuneo è circondata da ambienti alpini impressionanti ed in pochi chilometri si raggiungono valichi alpini quali il Colle dell’Agnello (2748 s.l.m.) o quello della Maddalena (Col de Larche per gli amici d’oltralpe).

L’accesso è comodamente garantito dalle autostrade A33 (Asti - Cuneo) e A6 (Torino - Savona) con uscita ai caselli di Fossano/Marene o Mondovì in base alla destinazione: l’area pedemontana fra Mondovì e Saluzzo possiede tutti gli imbocchi alle valli del cuneese.

Le strade carrabili che risalgono le vallate sono sempre asfaltate ad eccezione del tratto di strada che sale da Terme di Valdieri al Pian della casa, in valle Gesso. Gli spot prevalentemente sono mantenuti dalle persone che ci scalano, in base alla stagione sarà più o meno difficile accedervi o trovare i sassi puliti e preparati. Il concetto di esplorazione è sempre da tenere in conto in queste aree! Qui di seguito trovate il link alla maggior parte delle aree recensite e la loro precisa posizione geografica, un esempio di come la comunità cuneese ha tentato - e tenta - di valorizzare il suo potenziale.

Mappa SPOTS 

 Per quanto riguarda i topos, gran parte delle info disponibili sono archiviate egregiamente sul portale CuneoClimbing così come in diverse pubblicazioni cartacee disponibili online (fino ad esaurimento scorte).

  

Storia

La scena bouldering vede i suoi albori in Piemonte grazie al movimento del Nuovo Mattino, un gruppo di giovani alpinisti torinesi che si è posto in breve tempo come espressione di innovazione nella comunità sportiva montana. Una visione spiccava in particolare: il sassismo come disciplina a se stante. E fu così che, al pari di quanto successo oltreoceano con John Gill e l'introduzione della scala di gradazione V-point ("scala Hueco"), anche nel nord-ovest nostrano iniziò a tirare un vento nuovo. Fra i tanti non possono essere dimenticati Marco Torielli e Giovanni Massari, e i primi a introdurre il bouldering di alto livello nella comunità, Gianfranco Tesio, Antonio Stazio e Paolo Bertolotto.

 

La storia va scoperta da dentro per essere apprezzata e capita, per questo motivo condivido qualche riga scritta da Marco riguardo la sua esperienza di sviluppo nel corso degli anni. Le sue parole rispecchiano un punto di vista di altri tempi che personalmente condivido pienamente e ritengo importante essere fatto proprio anche dalle nuove generazioni di boulderisti. Ricordo che Marco (non da solo) è stato redattore della prima vera guida che recensisce sassi fra Piemonte e Liguria (BoulderDoc), un riferimento importante della nostra realtà.

 

"Pratico il bouldering dal 1980 con passione pressoché immutata. Per me bouldering è sempre stato immersione nella natura e contatto con la roccia. Per tanto tempo, prima della comparsa dei crash pads, trovavo molto affascinante cercare il blocco giusto armato soltanto di un paio di scarpette, uno straccio e un sacchetto per la magnesite, cosa che faccio ancora, ogni tanto. Del resto ho sempre considerato l'esplorazione e la ricerca di nuovi siti parte fondamentale dell'attività, così credo di aver "scoperto"; molte aree ora in voga. Quantomeno sono stato per diverso tempo il solo a frequentarle con una certa regolarità. Peraltro i miei quaderni sono pieni di appunti su siti che ancora non sono riuscito a visitare come vorrei.

Almeno fino al 2000 eravamo davvero in pochissimi in zona, per cui, anche per questo motivo, ho imparato a uscire da solo. Non ho mai avuto una gran passione per i gradi: quando nel 98 abbiamo iniziato a lavorare a BoulderDoc (uscita poi nel 2001) il mio primo desiderio era quello di fare una guida senza nessun grado indicato. Poi mi hanno "convinto" del contrario e abbiamo raggiunto il compromesso di metterne il meno possibile.

Ricordo in particolare tanti pomeriggi d'autunno, a volte in inverno, in cui ero l'unico essere umano per chilometri, in mezzo a torrenti già ghiacciati o a spruzzate di neve che imbiancavano i prati e le rocce. Tanti passaggi e molte aree sono nati in questo modo."

 

Marco è stato uno dei primi esploratori di tante aree alpine tra cui tutta l’alta Valle gesso con il Rifugio Remondino suo centro d’interesse. Zone successivamente (ri)scoperte e (ri)valorizzate da Alessandro Penna e Claudia Colonia nel 2012. Verso l’inizio degli anni duemila anche Christian Core è diventato un affezionato di queste vallate dove ha liberato linee dure e strepitose come “Bellerofonte” a S. Giacomo di Entracque in Valle Gesso o la stupenda prua di “Re di Pietra” al Monte Bracco in Valle Po’. Fra le aree storiche è da citare la Valle Ellero, che sale da Roccaforte Mondovì fino ai piedi del Mondolè ed è la culla del bouldering moderno a Cuneo; i primi passaggi di grado 8 del basso Piemonte si trovano qui.

 

New school

La Valle Gesso è senza dubbio un importante punto cardine negli ultimi anni anche per le nuove generazioni, uno spot di rara e selvaggia bellezza in grado di incantare chiunque abbia l’occasione e il coraggio di avventurarvisi. Esistono spot scalabili in ogni stagione ed il potenziale cresce di anno in anno, due elementi in grado di attirare lo sguardo di tutti gli scalatori in cerca di nuove sfide legate sì al grado ma anche e soprattutto al valore intrinseco della pratica bouldering. Va sottolineato che Alessandro Penna è colui il quale ha dedicato più tempo alle aree alpine di chiunque altro fra queste montagne, così come Antonio Stazio a sua volta ha fatto per tutto il vallone di San Giacomo di Entracque. Oramai ho perso il conto delle magnifiche giornate passate in valle a sviluppare sassi mai saliti prima cercando sempre di mettere al centro l’aspetto più esplorativo della questione; abbiamo pulito e salito blocchi di altissima qualità sparsi qui e là per i boschetti autunnali delle Alpi Marittime.

La maggior parte degli spot sono ormai recensiti online, tuttavia anche se frequentati spesso i massi si sporcano molto velocemente. Questo significa che le aree situate a bassa quota cambiano faccia di anno in anno ossia manca un riferimento univoco in zona.  A parer mio importante chiarire come questo aspetto sia cercato e voluto per incentivare lo scambio di informazioni e il passaparola. L’arrampicata rappresenta un’esperienza profondamente collegata alla natura ed è composta, a parere di chi scrive, dal gesto sportivo puro e da quello di ricerca. due elementi che non dovrebbero essere mai a sestanti. Il messaggio da trasmettere è: vivere l’arrampicata come esperienza a tutto tondo, come quella vissuta dai primi salitori.

Esistono ancora molte opportunità nascoste tra le alpi cuneesi, alcune incredibilmente belle, quasi inaccessibili per la maggior parte dei climbers ed altre ancora estremamente difficili. Tutti fattori di pregio per un’area decisamente sconosciuta che conta molti passaggi eccezionali: per qualità della roccia e caratteristiche; il potenziale è ancora alto, ci sono aree che richiedono una logistica decisamente più alpinistica che sportiva, impegnativa sotto molti punti di vista.

Non esiste una guida completa ma per fortuna non mancano i mezzi di informazione: parecchie delle stupende linee sono filmate e raccolte su questi canali YT e Vimeo:

 

Andrea Tallone on YT   

Alessandro Penna on YT   

Ale Palma on YT   

Remondino boulder on Vimeo    

 

La gran parte dei problemi si concentrano nelle zone più accessibili, in inverno ai Ciciu del Villar (Val Maira) al Bracco (Valle Po’) e negli spot di bassa valle (Gesso, Ellero e Tanaro) per i più temerari; in estate si sale in quota in Valle Gesso o Valle Grana. La scena locale rimane piccola e fra gli scalatori di talento italiani voglio ricordare Pietro Biagini, giovane genovese che ha speso molto tempo con noi in cerca della linea perfetta, scalato e fotografato le più iconiche (e anche tutte quelle più dure). 

Ora, qualche info riguardo la roccia, come in tutte le aree c’è variabilità sul tipo e sulla qualità. In generale si trova gneiss metamorfico va e di buona/alta qualità, ci sono spot dove si scala sul calcare compatto e tagliente, come nel settore di Rocca Parvo (e Saretto in Val Maira) oppure altre aree dove il serpentino grigio e verde padroneggia, vedi di Frise in alta Valle Grana. Normalmente la roccia in queste aree è aggressiva, con le dovute eccezioni ma non si parla di arenaria a grana fine. Come lo è la roccia, anche lo stile di scalata cambia parecchio, anche sullo stesso tipo di roccia, si trovano grotte mozzafiato che richiedono forza bruta e tensione del corpo fino alle placche lisce come il vetro della Valle ellero o i quarzini tritacarne dei Ciciu del Villar. I fattori da trattare sono moltissimi e la morfologia del territorio permette di spostarsi velocemente di vallata in vallata, è semplice organizzare sessioni in spot separati durante la stessa giornata o mezze giornate in combo outdoor con passeggiate in montagna piuttosto che MTB o bici da corsa, per fare qualche esempio, non dimenticatevi che rimanete in mezzo alle Alpi! Endless possibilities!

  

Le attività outdoor nella zona del Cuneese non si limitano alla scalata, il bouldering è una componente accessoria di una cultura alpinistica di grande impatto sulla comunità, che è cresciuta ai piedi del Monviso e del massiccio dell’Argentera. Insomma, ogni appassionato dell’outdoor apprezzerà i paesaggi selvaggi e tutto quello che hanno da offrire per i giorni di riposo o semplicemente per chi ancora non li conosce.

Keep climbing!

Andrea Tallone

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Articolo di Andrea Tallone con il contributo di Davide Marcelli

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