Fred Nicole: il padre del boulder moderno!

Intervista a una delle leggende dell’arrampicata

22 dicembre 2021
Discorrendo di arrampicata, boulder e creatività con una dei personaggi che maggiormente hanno contribuito a rendere questa disciplina ciò che è ora!

Nella storia dell'arrampicata moderna il nome di Fred Nicole è uno di quelli letteralmente scolpiti nella roccia, un simbolo che va al di là di risultati e di prestazioni futuristiche, per divenire un illustre esempio di come, con la propria creatività e visione, si possa diventare una fonte di ispirazione per le generazioni successive!

Nicole verrà per sempre ricordato come l’icona della rinascita del bouldering negli anni ’90 e soprattutto come colui che ha reso questa disciplina universale e globale, a fronte di una storia precedente (iniziata a fine ‘800!) in cui il bouldering era per lo più vincolato a singoli personaggi mitici (ad esempio John Gill) oppure a luoghi tutto sommato circoscritti (Fontainebleau, il Colorado degli anni ’70 o, in Italia, la Val Masino). Tuttavia, nonostante l'inestimabile opera che Nicole ha svolto in tale ambito, sarebbe comunque riduttivo considerarlo unicamente un boulderista, dal momento che il suo contributo all'arrampicata è stato più vasto rispetto alla sola arrampicata sui massi.

Distintosi nel 1987, appena sedicenne, con il fratello Francois per la celebre ripetizione dell’allora irripetuto Toit d’Auguste a La Turbie (corta e intensa via di 8b+ di Partick Berhault), Fred ha poi lasciato delle pietre miliari che sono tutt'ora dei riferimenti, quali ad esempio il mitico 9a di Bain de Sang, uno dei primi del grado nella storia e una delle vie in placca tuttora più dure al mondo.

Tuttavia, negli anni ’90 è appunto anche nel boulder che dà il via a una nuova era! Una visione avanti anni, una creatività e una voglia di esplorazione che l'hanno portato in tutto il mondo ad esplorare i massi più disparati, l’infrangersi dei limiti allora esistenti per spingere sempre più in là l’asticella.

Autore del primo 8B mondiale (La Danse des Balrogs, ora valutata 8A+), del primo 8B+ (Radja) e ovviamente del primo 8C con il mitico Dreamtime a Cresciano. Ma non solo! A Fontainebleau è lui a risolvere alcuni problemi aperti da tempo (ad esempio la mitica Karma o Fatman Assis tra i tanti), nei primi anni 2000 è uno dei pionieri di Rocklands (sue ad esempio le linee di 8C di Monkey Wedding e Black Eagle) e dei Grampians (Eve Reve 8B+), così come l’autore di molti passaggi estremi a Hueco Tanks (Slashface 8B+, Esperanza 8B+, Terremer 8C ecc.).  E questi sono solo una goccia nell’oceano di ciò che Fred ha dato al boulder! Un personaggio che davvero può dirsi mitico e che con la sua leggenda continua a rappresentare un riferimento.

Nel grande stravolgimento mediatico che l'arrampicata e il boulder stanno conoscendo in questi ultimi anni, Fred continua ad arrampicare e, in collaborazione con Five Ten, ha portato la sua esperienza e creatività anche nello sviluppo di nuove scarpette. Di tanto in tanto lo vediamo ancora attivo a livelli altissimi e ne è un esempio la salita del 9a di Legacy a Rocklands, che gli è valsa la copertina del nostro Annuario UP 2019.

Pur essendo una presenza costante dell’arrampicata, da tempo comunque non si è avuta l'occasione di fargli qualche domanda sul passato, presente e futuro del boulder e dell'arrampicata. Quindi è con nostro grande piacere proporvi l'intervista di seguito riportata, nella quale abbiamo ripercorso con lui le tappe principali della sua vita da boulderista e gli abbiamo chiesto il suo punto di vista sull'evoluzione moderna dell'arrampicata. Un privilegio che siamo felici di poter condividere con voi!

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Fred, con le tue linee futuristiche e la tua creatività sei diventato un simbolo stesso del bouldering, probabilmente colui che più di ogni altro ne può essere considerato il padre nella sua veste moderna. Al di là di ciò che tu rappresenti per il bouldering, a livello personale ci puoi dire cosa il bouldering rappresenta per te?

L'arrampicata e più specificamente il bouldering è una passione che mi ha dato una linea guida per la maggior parte della mia vita. Menziono l'arrampicata perché ho iniziato con l'alpinismo. Ho iniziato ad arrampicare grazie a un film con Patrick Edlinger, ma l'arrampicata moderna e il bouldering non esistevano nella regione in cui sono cresciuto. Con mio fratello François abbiamo prima praticato il boulder come allenamento per l'arrampicata su corda.

A causa della mancanza di possibilità di frequentare luoghi di arrampicata (e all'epoca non c'erano palestre di arrampicata) ho iniziato a fare boulder su alcuni vecchi muri di pietra sparsi a Estavayer-le-Lac, un paese medievale, dove ho frequentato la scuola. Col senno di poi, alcuni problemi molto carini su un supporto interessante, ma probabilmente (sicuramente) proibito nel frattempo.

Parlando di storia, il padre del boulder, da quello che sappiamo, sarebbe probabilmente John Gill, ma c'erano anche altre persone che praticavano allora, principalmente a Font o in Inghilterra e presumibilmente in molti altri posti. Ho avuto la fortuna di incontrare John Gill nel 2011, grazie a Chuck Fryberger, durante un piccolo viaggio in Colorado e di vedere e scalare alcuni dei suoi mitici problemi.

Ma quando ho iniziato ad arrampicare, il boulderista che più mi ha ispirato è stato Jacky Godoffe con le sue “Les croniques de Bleau”. È anche quello che mi ha fatto scoprire Font anni dopo ed è diventato un buon amico.


La Danse des Balrogs, Radja, Joyeux Leon, Dreamtime e molte altre linee divenute pietre miliari del boulder. Sempre dalla tua prospettiva personale ci puoi descrivere sinteticamente quelle che ritieni essere le tappe fondamentali della tua carriera e il significato che dai a ciascuna di esse?

Quelli citati sono i più conosciuti. Ma l'unica linea di cui ho grandi ricordi è una traversata sconosciuta a Eclépens. Sicuramente una pietra miliare per me. Forse la prima volta che ho fatto un grado 7. Fino a quel momento non ero quello che chiameresti uno scalatore di talento. È stata una svolta personale e da lì in poi ho avuto una crescita esponenziale che mi ha portato a fare la seconda salita di "Le toit d'August" una mitica via dell'iconico climber Patrick Berhault nel 1987. L'abbiamo scalata con mio fratello François e ci ha fatto uscire dall'anonimato che avevamo fino ad allora.

Il passo successivo è stato ripetere un 8c di Jürg von Känel “Mission Miranda” a Lehn nel 1991. È stata una conferma che avrei potuto scalare quelle difficoltà anche da altre parti rispetto alle mie aree. “La danse des balrogs” il primo 8b boulder e “The Crown of Aragorn” il primo V13 negli USA sono stati ulteriori passi fondamentali nella mia ricerca.

Queste esperienze mi hanno portato a concepire una via come “Bain de sang” che ho salito nel 1993, e per me è stata sicuramente una salita importante. Alcune vie o boulder potrebbero non essere importanti nella storia a causa della loro difficoltà ma sono diventati comunque iconici come “Karma” che ho potuto aprire nel 1995, durante un viaggio a Font dove ho avuto l'onore e il piacere di incontrare Patrick Edlinger.
A Hueco Tanks, in Texas, USA, ho anche aperto il primo V13 nel 1995, il primo V14 “Slashface” nel 1997, “Esperanza” sempre V14 nel 2001 e “Terremer” il primo V15 nel 2005. Tutto questo mi ha aiutato a farmi conoscere all'estero e alcuni marchi hanno iniziato a interessarsi alle mie attività. Non è mai stata pensata per essere una carriera. Ho avuto solo la fortuna di essere lì al momento giusto.

Ovviamente anche il Sudafrica con i Rocklands ha avuto un ruolo importante nel mio percorso personale.
Quando mi sono trasferito a Zurigo per vivere con la mia ragazza Mary, ho iniziato a guardarmi intorno e ho trovato dei posti interessanti dove praticare la mia attività. Con alcuni amici per esempio abbiamo scoperto Amden, dove ho potuto salire “L'isola che non c'é” una tappa importante del mio percorso di arrampicata.
Arrampico da oltre 38 anni, quindi è davvero difficile raccogliere singole salite o boulder per me. Ci sono stati anche grandi giorni di arrampicata senza realizzazioni, che considero più importanti di altri in cui ho avuto successo.


Ora come ora, l'arrampicata e il bouldering sono usciti dalle cantine, e si avviano sempre di più ad essere degli sport di massa, però con una perdita di alcuni degli ideali originari alla loro base. Quando tu hai iniziato la tua carriera di falesista prima e boulderista poi, quale era lo spirito, gli ideali e i valori che stavano alla base dell'arrampicata?

L'arrampicata per me è una ricerca di autorealizzazione attraverso l'affrontare e comprendere una sfida data dalla natura. Non ho mai visto il mio percorso di arrampicata come una carriera.

Penso che l'attività potrebbe anche aver guadagnato valore con più persone che scalano. Ogni nuovo praticante può potenzialmente aggiungere qualcosa di nuovo all'attività.

Alcuni lo percepiscono come uno sport mentre altri vi trovano un valore diverso. Ogni approccio è individuale.
Anche se negli anni '80 alcune cose erano diverse, il concetto di arrampicata sportiva contro arrampicata libera era già predominante. I valori quindi non erano molto diversi allora adesso. Ciò che era diverso era che la cultura dell'arrampicata/boulder era più emarginata. I media come sappiamo ora non erano disponibili e le informazioni non viaggiavano così velocemente. Ciò portava a più spazio per l'autointerpretazione dell'attività.


Come percepisci e valuti l'approccio attuale al bouldering e all'arrampicata in generale? Come ti aspetti che cambierà la comunità dei climber?

Come ho detto prima, ci sono diversi approcci al boulder e all'arrampicata e li ritengo tutti validi. Come ogni attività umana, l'arrampicata riflette la nostra società. È uno specchio di tutte le tendenze di un'epoca. Dato che stiamo affrontando una crisi ambientale nel mondo, come scalatori dobbiamo rendere la nostra pratica più sostenibile. Lasciare carta igienica e spazzatura nella natura dovrebbe essere un ricordo del passato (che non avrebbe mai dovuto esserci in primo luogo). Rispettare i locals e le loro regole, anche se a volte è fastidioso, manterrà l'accesso ad alcuni luoghi in futuro. L'accesso sarà comunque uno dei problemi principali nel prossimo futuro. Poiché la popolazione degli scalatori è in costante crescita, i problemi crescono con essa.

 

Sembra che ormai la creatività in arrampicata sia sempre più limitata, confinata unicamente alla prestazione e alla ricerca dell'exploit. Ritieni tuttavia che ci siano ancora frontiere per nuove scoperte nel boulder?

La creatività può essere espressa in tanti modi che non si dovrebbe giudicare. Ad esempio, i tracciatori di vie in palestra dimostrano molta immaginazione quando aprono nuovi boulder e vie. La tela è diversa, ma la creatività è ancora presente anche scoprendo nuovi movimenti e nuovi metodi di allenamento. Fortunatamente, c'è ancora molta roccia incontaminata nel mondo e c'è ancora spazio per la scoperta anche all'aperto. Questo ovviamente per coloro che hanno la fortuna di potervi accedere.


Tokyo2020 e l'arrampicata alle olimpiadi. Hai seguito le gare? In ogni caso che impressione ti ha fatto questo debutto olimpico e cosa ne pensi dell'immagine dell'arrampicata che può aver contribuito a creare a chi ancora non la conosceva? Tra la speed o il formato della combinata comunque è stata comunque già un'immagine un po' distorta di questo sport...

Ero al lavoro e tutti i miei colleghi stavano guardando, quindi le ho guardate anche io. Si può discutere sulla formula scelta, ma le prestazioni degli scalatori sono state impressionanti! Quello che non capivo era perché sul boulder il punto più alto non conta come sulla difficoltà. Per il resto è una logica evoluzione visto che esistono le gare organizzate. Potrebbe non piacermi, ma per alcuni la presenza alle Olimpiadi è una forma di riconoscimento dello sport. La velocità è forse la forma più antica di competizione d’arrampicata e la più facile da capire per il pubblico non arrampicatore.


Come vivi ora l'arrampicata nella tua vita?

L'arrampicata rimane una parte importante della mia vita. Mi piace cercare nuove linee, principalmente boulder ma a volte anche vie. Ho ancora innumerevoli progetti, alcuni che posso realizzare, altri che non so, ma anche solo provare e trovare soluzioni continua ad affascinarmi e incuriosirmi.


Dall'alto della tua esperienza, quali suggerimenti o spunti di riflessione ti sentiresti di suggerire a chi si avvicina ora all'arrampicata e al bouldering per poter vivere pienamente queste discipline?

Non c'è un modo giusto o sbagliato. Cerca di rispettare e vedere il luogo come un tutto e non solo come una piattaforma su cui vuoi esibirti. Dovresti sentire un richiamo o il desiderio di scalare una linea e non solo volerlo fare per il grado o il nome. Questo desiderio può farti crescere oltre i tuoi limiti. Ci sono molti aspetti in cui possiamo crescere come arrampicatori o semplici esseri umani e non si tratta solo di gradi.


Quali sono i progetti che intendi portare avanti ora e nell'immediato futuro?

Nell'arrampicata e nel boulder c'è molto che voglio fare come ho detto sopra. Negli ultimi anni ho iniziato a sviluppare scarpe per FiveTen ed è qualcosa che continuo a fare, perché mi piace molto questo processo creativo. Progettare, tagliare, segare, incollare, assemblarli e infine testarli è un'esperienza gratificante.

 

Grazie moltissimo!

Grazie a voi!!

Intervista di Alberto Milani

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