Hard Grit

Filosofia o stile di arrampicata?

18 marzo 2009 Sembrerà strano, ma un grande interprete come Dawes lega l’Hard Grit allo stile di vita e a una propria filosofia della roccia, mentre altri grandi protagonisti come Dunne e Moffat, pur riconoscendo che la sua evoluzione l’ha completamente differenziato dall’arrampicata sportiva, affermano semplicemente che è lo stile di arrampicata più consono all’introversa ( perché mai chiara al primo contatto) arenaria inglese. Vi proponiamo prima una breve introduzione storica dell’arrampicata inglese tradizionale su arenaria, ormai conosciuta in tutto il mondo con il nome Hard Grit, derivato dall’omonimo video che da alcuni anni impazza sugli schermi e nelle teste dei climbers di tutto il mondo. Le riprese del film sono state fatte in diversi anni inseguendo i top inglesi nelle loro performances mozzafiato e il film che ne è scaturito ha girato prima l'Inghilterra e poi tutto il mondo producendo due effetti. Il primo in patria, dove ha reso ancora più popolare questa pratica: l’arrampicata su monotiri di alta difficoltà con protezioni tradizionali (nuts, friends e più raramente chiodi da roccia). Il secondo effetto si è visto in tutto il mondo dove questa pratica, la sua gradazione complessa e i suoi ‘eroi’, sono stati finalmente conosciuti e riconosciuti, spingendo la gente a ragionare e a rivalutare alcune salite del passato e magari a vedere di affrontare qualche salita su monotiri o su vie di montagna con uno spirito nuovo, o almeno diverso. Una boccata di storia e tradizione per ravvivare un mondo dell’arrampicata forse ormai troppo oppresso dalla qualifica di sport. Una ricostruzione storica dell'Hard Grit non puo' trascurare il confronto con le altre realta' europee del momento: mentre infatti Jean Claude Droyer e Patrick Berhault in Francia, Manolo in Italia, Gullich e Albert in Germania cominciavano a superare il 7a in libera sulle grandi pareti, in Inghilterra il terreno di gioco era, gia' da decenni, formato da piccole strutture rocciose alte al massimo 30 metri. In pratica, soltanto al di la' della Manica era diffuso il concetto di “falesia”. Su queste paretine di roccia estremamente abrasiva e ricca di fessure, placche, tetti e pance si muoveva ai vertici della difficoltà mondiale il poco conosciuto Ron Fawcett. Ron aveva esasperato i dettami di Pete Livesey, che tornato da un viaggio a Yosemite aveva introdotto in Inghilterra ( nel 1975) i duri concetti della scalata in libera, dell’allenamento, dell’osare oltre il limite riconosciuto. Fawcett raggiunse il suo apice nel 1983, quando davanti a un giovanissimo futuro campione dell’arrampicata mondiale, Jerry Moffat, salì Master's edge, E7 6b/c. Ron provo' a lungo il tiro con la corda dall’alto, inaugurando una pratica che è diventata oggi consuetudine. A tutt'oggi soltanto sette E7 6c sono stati saliti a vista e il giovane inglese Ben Bronsby è stato il primo a realizzare l’incredibile salita a vista di una via di E8, Carmen Ricasso, E8 6c. Moffat aveva intanto già salito Ulysses, E6 6b, sempre nell'83, e la sua fama aveva varcato i confini inglesi grazie ai viaggi in Frankenjura e nel Verdon, dove era salito a vista su tutte le vie a spit piu' dure del momento, cioè fino al 7c. Ormai da tre anni si parlava di falesia anche in Francia, Italia e Germania, ma seppure proprio nell'83 arrivarono molti 8a dalla Francia e dal Totoga e' probabile, come ammetterà Gullich, che Jerry fosse complessivamente il più forte climber europeo. Cosi' in Frankenjura firmò The Face, 8a+, e in patria Master's Wall, E7 6b, la prima via di E7 di Hard Grit. “Brilliant arete, with obvious holds and desperate moves between them. Looks a lot easier than it is. Was a ground-up Dawes project for many years. Gear at two thirds height after crux, unfortunately. F7c+ ” Così viene commentata Unfamiliar, E7 6c, uno dei capolavori di Johnny Dawes, la testimonianza di come i fuoriclasse inglesi abbiano osato al proprio limite anche prima di ogni auspicabile protezione, mai cedendo alla tentazione del chiodo a pressione. Da noi è diffuso definire buona chiodatura una fila di spit il più possibile vicini anche quando il volo non avrebbe nessun pericolo oggettivo. Nell’arrampicata inglese sul gritstone (arenaria), la componente psicologica è almeno sullo stesso piano della componente atletica, determinando una valutazione della difficolta' effettuata con due lettere, consacrando il valore della salita su un piano psicofisico raramente conosciuto al di fuori dell’Inghilterra. Per capire la gradazione inglese delle vie, si deve tenere conto della difficoltà globale - psicologica (espressa con la lettera E) e della difficoltà tecnica del passo più duro della via valutato come se si trovasse a un metro dal suolo (passo boulder). Ma le cose non sono così semplici perché la difficoltà globale si alza insieme alla difficoltà tecnica (che per di più viene espressa con lo stesso sistema della scala francese), così un E4 può avere una difficoltà tecnica di un 6b, un 6c o addirittura un 7a francese… Può persino succedere che una via di E4 5b sia più impegnativa di una di grado E4 6b, perché per la prima il grado E4 viene giustificato dalla sua esposizione e il passo chiave è più facile, mentre per la seconda la difficoltà tecnica alza anche la valutazione dell’impegno globale della via. Una classificazione ostica se giudicata a tavolino, ma sufficiente a spiegare perché qualsiasi salita diventi un vero fiore all'occhiello, con nomi delle vie oggetto di culto e racconti come erano da noi i monotiri degli anni ’80; perfino l’ennesima ripetizione è riconosciuta e commentata sui siti web. Riprendendo il filo dell’introduzione storica continuiamo con l’arrivo nel 1984 del meno forte fisicamente ma elegante come pochissimi Johnny Dawes, a tutt'oggi, con John Dunne, il piu' grande scalatore Hard Grit di sempre. Dawes creo' Braille Trail, E7 6c, nell'84, salendo poi a vista Ulysses, una performance da storia dell'arrampicata, ancora irripetuta. Due anni dopo segno' il decennio con tre salite da brivido: Caeur de Lyon, E7 7a, Gaia, E8 6c, Indian Face, E9 6c. Per comprendere il valore di queste salite pensate che Caeur de Lyon e' un 8a+ francese e che Indian Face prevede un passaggio tecnicissimo e aleatorio col pericolo di 25 metri di volo su un solo nut! L’altro grande mito del Hard Grit è senza dubbio John Dunne. Inizio' a stupire nel 1986, quando a 18 anni sali' il primo 8b inglese (prima, quindi, di Simon Nadin, campione del mondo nel 1989, di Moffat e di Ben Moon). Intanto stava progredendo velocemente anche in Hard Grit e nell'87 arrivo' il suo capolavoro New Statesman, E8 7a, ancor oggi grande must da nervi saldissimi. Da li' a poco comincio' a ingrassare paurosamente, e chi ha visto il video Big Issue avra' provato una sensazione di incredulita' nel vedere un uomo sovvrappeso muoversi con forza ed eleganza su placche e strapiombi estremi. Inevitabile quindi il primo E9 mondiale, Parthian Shot E9 6c, per nove anni la piu' dura salita Hard Grit. Riconosciuta poi 8b, fu infine ripetuta da Grieve appena nel 1998 dopo cinque voli leggendari alcuni dei quali ripresi live nel film Hard Grit. Obbligato a stare fermo per due anni per gravi problemi alle spalle, Dunne torno' ai vertici nel '95, con l'8c+ di Harakiri e El Chorro e il dichiarato 9a Total Eclipse, a Malham. Ma il suo vero amore era l'Hard Grit, ed ecco la firma di Divided Years E10 7a, il primo E10 dichiarato anche se un po’ snobbato dagli altri top inglesi. Negli ultimi anni crescono altre incredibili linee dell’Hard Grit ad opera dei giovani leoni inglesi, finché nel febbraio del 2000 la nuova stella Neil Bentley riesce su Equilibrium, E10 7a, 8b+ in scala francese! Dunne non piu' sul trono ? Per quanto possa contare in un mondo dove comunque ogni salita e' davvero poco confrontabile, la risposta di "Big" Dunne e' arrivata a luglio 2000, con l'E10 7a di Breathless: dieci metri di 7b+ a protezione naturale e poi altri dieci metri fino all'8b senza nulla a supporto se non l'audacia. Negli ultimi anni i grandi exploits sono venuti così da Seb Grieve, Neil Bentley, Neil Gresham e dal giovanissimo Leo Houlding, che ha trasportato per primo lo stile inglese sulle grandi big wall del mondo, sfiorando la salita a vista della via El Nino dei fratelli Alex e Thomas Huber sul Capitan, per poi aprire Passage to the Freedom, forse la piu' temeraria via d'arrampicata del mondo, con perfino un tiro di 7b+ sprotetto e difficoltà massime di 8a+ su protezioni tradizionali… Cosa è avvenuto nel 2002 e, soprattutto, nel 2003? Un nome che è comparso ripetutamente su Web e riviste è quello di Ben Heason, ed è sembrato logico contattarlo per un aiuto nel ripercorrere le storie più recenti. Quanto segue è stato quindi scritto da Ben, rivelatosi gentilissimo, e da me semplicemente tradotto. Il film Hard Grit ha decisamente portato nuovi praticanti a questo stile di scalata, anche se è doveroso precisare una distinzione: un conto è ripetere salite classiche, comunque impegnative, come “End of the Affair”, mentre ben altro impegno è richiesto dalla salita di nuove linee che si elevino dallo standard e fissino nuovi limiti. Negli ultimi due anni molti bravissimi scalatori sono riusciti a ripetere classici E8, ma soltanto pochissimi hanno voluto e potuto cimentarsi su nuove sfide. Guardando alle ripetizioni più importanti quella di Neil Gresham sulla già famosa Equilibrium, l’E10 7a di Neil Bentley a Burbage South, nel Dicembre 2002, è certamente una delle più rimarchevoli. Dopo parecchi giorni di tentativi, e diverse cadute dalla sezione chiave fino a sfiorare il suolo, Neil trovò finalmente un sottile bilanciamento di piedi che gli rese il “crux” più sicuro. Questo non impedì un ulteriore volo quasi rovinoso, ma al tentativo successivo Neil risolse finalmente la sezione più difficile, ritrovandosi nella serie finale di movimenti comunque difficili ( 6c inglese…), dove la caduta significa precipitare al suolo. Fortunatamente Gresham seppe mantenere la calma compiendo la prima ripetizione di un E10. Nel Febbraio 2003 Adrian Berry riuscì nel suo progetto a Froggatt compiendo la prima salita di Blind Vision, una via dalle caratteristiche molto particolari. Dopo un Boulder di 8A la via prevede una comoda cengia dove Adrian ha potuto rilassarsi qualche minuto prima di affrontare il muro principale. Lo attendeva una difficoltà di 7c+ debolmente protetta da micro cams e piccoli nuts prima dell’uscita, più facile ma protetta. Adrian si è sbilanciato nel gradare la via E10 7b, il primo di tutti i tempi, sollevando anche qualche dubbio, ma a tutt’oggi la via non conta ripetizioni. Nel Novembre 2003 Ben Heason si è rivisto su un E10 6c, salito però in stile molto etico…addirittura la salita in free solo e a vista. Heason non sapeva però della rottura di una presa chiave, e si trovò a fronteggiare una difficoltà ben superiore a quella preventivata, con un pericolo decisamente maggiore. Consapevole di questo la via fu poi ripetuta anche da James Pearson, che poi si è rivisto nella terza ripetizione di “The Zone” E9 6c a Curbar, il 9 Novembre. Dopo sei giorni di tentativi ed un volo epico su skyhook, finito appena sopra il livello del suolo, James è riuscito sul suo sogno non potendosi esimere dal commentare che:” sono ancora indeciso sul grado, perché è stata la via che mi ha impegnato di più e non sono sicuro di quanto potesse essere veramente pericolosa. Credo che sbagliando appena alla fine della sezione chiave puoi arrivare a terra, e anche lo skyhook, pur apparendo veramente ben messo, si trova su una scaglia che appare un po’ sospetta. Pensavo fosse E8 6c ma non ne sono più sicuro, e peraltro è soltanto la mia terza via Hard Grit…” I dubbi di James sono stati poi confermati da Jordan Buys quando, sulla stessa via, vide la scaglia cedere al bordo a seguito di un volo…E9 sembra quindi essere il grado più appropriato. Jordan ha poi anche ripetuto “Obsession Fatale” E8 6c, “Walk in Silence” E8 6c e la grande classica “The New Statesman” E8/9 7a. Pete Hurley è stato un altro grande protagonista degli ultimi due anni. La sua miglior prestazione è stata una delle rare ripetizioni di New Statesman, la classica consegnata alla storia da John Dunne. Dopo un gran volo, con poche contusioni, nell’Inverno 2002, Pete è riuscito recentemente nella salita, commentando che il grado E9 non è per niente usurpato. Pete si è distinto non solo in altre tre salite E8 7a ma anche nella massima espressione etica delle salite Hard Grit, quella a vista, riuscendo in The Salmon, E7 6c, e salendo poi Flash: “Strangeness” E7 6c, “A place to be” E7 6c, “Bud” E7 6c and “Moon Madness” E7 6c. Ed è bene sottolineare che le salite a vista e Flash nello stile Hard Grit hanno ben poco a che vedere con le salite a vista in arrampicata sportiva, visto che l’errore può portare a ben oltre una semplice sconfitta sportiva. In questo stile non posso non citare il giovane Ryan Pasquil, che dopo alcune splendide ruscite si è cimentato con successo sulla storica “Countdown to Disaster”, E8 6b di John Dunne, a Ilkley: forse la più difficile salita a vista Hard Grit di tutti i tempi. Ben Heason, essendo l’autore di queste note, era un pò riluttante a calcare la mano sulle sue salite, ma fortunatamente posso sollevarlo dal disagio e rendergli il giusto onore. Anche perché, non è triviale ricordarlo, sono pochissimi i salitori Hard Grit capaci di provare più di 2 o 3 linee estreme all’anno…e Ben, dal 2002 a oggi, ha una collezione di salite degne di un arrampicatore sportivo al Top! Ben ha realmente scritto la storia degli ultimi due anni salendo a vista “Paralogism” E7 6c e “Moon Madness” E7 6c, oltre che altri E7’s e numerosi E6’s di grande impegno psicologico. Ha poi spinto se stesso al di là della sua generazione salendo slegato “End of the Affair” E8 6c e “Renegade Master” E7/8 6c, e compiendo anche alcune ripetizioni di prestigio come le seconde di “Toy Boy” E7 7a, “Feeding the Pony” E8/9 7a, e “Drummond Base” E8 6c. Heaason ha poi liberato la difficilissima “Ozbound”, E9 7a, nel Dicembre 2003, e “Lonely Heart” E9 6c. Su difficoltà di E8 7a dobbiamo poi citare il fortissimo Boulder Miles Gibson, mentre Simon Moore, un altro ripetitore di End of Affair e Gaia, ha liberato French Kiss, E8 6c, nell’Ottobre 2003. Nell’Inverno 2001 John Arran aveva scosso l’ambiente con la sua “Dr Doolittle”, gradandola H9 7a, lievemente in polemica con l’uso della lettera E, secondo lui correttamente usata soltanto nelle salite a vista. Charlie Woodburn ha liberato, sempre nel Dicembre 2003, “The Grey Area” E8 7a, mentre il maestro Johnny Dawes, negli ultimi due anni, ha ricordato la sua classe ( sembra immune dal sovra-peso…) con “Drummond Base” E8 6c. Decisamente singolare il comportamento di Sam Whitakker, che sulla sua “Appointment with Death”, inquietante di nome e di fatto, decise di tentarne la salita senza ancora avere concluso la libera nella versione Top rope; una decisione, la sua, dovuta al fatto che alcune piccole prese sembravano sul punto di rompersi…meglio allora tentare il tutto per tutto dal basso, e Sam ha poi proposto E8/E9… Kevin Thaw ha scosso l’ambiente con il primo tentative a vista di “Obsession Fatale”, E8; caduto al tratto chiave, Kevin se l’è cavata con la sola frattura della caviglia. Forse ancora più epico è stato il volo di Mike Weeks, mentre tentava la prima ripetizione del capolavoro di Charlie Woodburn, “Harder Faster” E9 6c, meglio conosciuta come la prosecuzione diretta della leggendaria Gaia. Weeks aveva ormai superato la sezione più difficile quando, nei movimenti finali, si trovò alle prese con un vento improvvisamente violento e sabbioso. Il rischio assolutamente mortale lo fece desistere e Mike riuscì a indietreggiare fino all’inizio del volo inevitabile e lunghissimo. E’ stato Tim Emmett a salvare Weeks con una velocissima corsa all’indietro che lo ha fermato pochi centimetri da terra. Tim è entrato con diritto nella storia dell’Hard Grit, ma ha comunque voluto anche ritagliarsi un pezzo di grande storia personale ripetendo la già leggendaria “Meshuga” E9 6c, il capolavoro di Seb Grieve per sempre immortalato nel video Hard Grit e poi anche ripetuto da Thomas De Gay. C’è grande entusiasmo e interesse intorno all’Hard Grit, un’affermazione testimoniata dale salite di Chris Cubbitt su “The Zone” E9 6c, Gareth Parry su “The Darwin Weasel” E8 7a, Ian Vickers sulla stessa via e a vista su “Toploader”, Steve Mc Clure sulla stessa via. Tutti questi arrampicatori sono grandi talenti dell’arrampicata sportiva, capaci però anche di provarsi sul piano psicologico. Julian Lines, il maestro inglese della placca, ha firmato “Judge Jules”, E8 7a, nel Novembre 2003: e a volte il grado in placca fa più grado che in strapiombo, quando non si deve cadere…sembra dimostrarlo la famosa “Renegade Master” E7/8 6c, che ha visto numerose salite, fra cui quelle in free solo di Tom Briggs e Nic Sellers. Talvolta il confine fra il Boulder High Ball e l’Hard Grit è labile, e dobbiamo quindi citare “Careless Torque” E7 7a, del fuoriclasse Malcom Smith, e High Fidelity, un 8B+ molto esposto di Steve Dunning. Cosa abbiamo dimenticato? forse le salite femminili…che, purtroppo, sono state decisamente poche, negli ultimi tempi. Da citare però quella della fuoriclasse americana Lisa Rands, con la salita di “White Lines”, il secondo E7 femminile mai salito. Il Video Hard Grit, comunque, non ha venduto soltanto in Inghilterra…alcuni stranieri hanno firmato delle salite di grandissimo rilievo. Lo svizzero Ivan Tresch è riuscito a vista su “Strangeness” E7 6c, and “Marrowbone Jelly” E7 6c, mentre il tedesco Tobias Wolfe ha davvero una storia da raccontare; ha infatti subito la frattura di una gamba cadendo dal tetto fessurato di Ray’s Roof, un E7 6c, a seguito della rotazione di un friend, ma prima di questa caduta aveva salito le leggendarie “Gaia” E8 6c, “End of the Affair” E8 6c, “Masters Edge” E7 6c, “Balance it is” E7 6c, “Masters of the Universe” E7 6c, “Jumping on a Beetle” E7 6c e, soprattutto, era sopravvissuto a ben 15 cadute dalla superclassica E9 “Parthian Shot”, il capolavoro di John Dunne. Tobias ha poi desistito… Più di tutti ha però impressionato il ventenne australiano Toby Benham, salendo slegato “Soul Doubt” E8 6c, “The Zone” E9 6c e “End of the Affair” E8 6c. Non contento di simili performances Toby ha realizzato la seconda salita di “Harder Faster”, l’E9 6c di Charlie Woodburn, dovendo aspettare il giorno di Natale per il tentativo decisivo; Toby attendeva infatti con ansia il regalo del friend di misura giusta… Storie probabilmente perdute dalla nostra arrampicata sportiva, a fatica emergente da un certo appiattimento; anche l’Hard Grit deve imprimere una svolta nella sua etica, dando più spazio alle salite a vista piuttosto che alla pratica Top Rope. Ma è una scelta molto personale, e davvero rischiosa. La parola rischio è oggi più che mai bandita dalla nostra società, e le salite Hard Grit danno più fastidio che sgomento. Eppure alcuni magnifici protagonisti insistono in questa pratica, e sempre più talentuosi stranieri arrivano in Inghilterra per confrontarsi su un’arrampicata così singolare.   Fabio Palma © Versante Sud 2004 UP Annuario Europeo di Alpinismo   
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