Il 2018 di Elias Iagnemma

Qualche domanda per conoscere meglio il vincitore della Coppa Italia boulder 2018 e uno dei boulderisti che in pochissimo tempo sono riusciti a raggiungere un altissimo livello anche su roccia.

27 dicembre 2018
Un’intervista al fortissimo climber abruzzese dopo un anno di grandi risultati

 

Questo 2018 ha visto l’esplosione di un ragazzo dalla tenenza fuori dal comune e che è diventato un protagonista presente e futuro del boulder italiano. Stiamo parlando di Elias Iagnemma, giovane boulderista abruzzese che ha saputo dominare la stagione agonista e trasferire immediatamente il livello dimostrato sulla plastica anche sulla roccia, giungendo rapidamente al traguardo dell’8C boulder, first ascent incluse.

Abbiamo contattato Elias per fargli qualche domanda su questi eccezionali risultati, conoscere meglio la sua storia di arrampicatore e avere qualche anticipazione sulle sue intenzioni future!

Ecco di seguito le sue risposte.

 

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Ciao Elias, innanzitutto complimenti per questo eccezionale 2018, che ti ha visto vincere la Coppa Italia e chiudere diversi blocchi duri fino a raggiungere l’agognato ed elitario risultato dell’8C boulder. Il tuo nome nel campo delle gare e dell’alta difficoltà è già noto da un paio di anni, ma ancora non sappiamo molto di te. Ci puoi innanzitutto parlare di come ti sei avvicinato all’arrampicata e in breve quale è stato finora il tuo viaggio in questa disciplina?

Ciao a tutti, ho iniziato ad arrampicare a 12 anni con mio zio, poi con il terremoto del 2009 mi sono dovuto fermare per qualche anno per poi riprendere negli anni successivi. Diciamo che all’inizio e fino a poco tempo fa, scalavo sì, ma non seriamente come ho fatto in questi ultimi due anni. Ho deciso di allenarmi duramente e costantemente fino a raggiungere gli obiettivi che mi ero posto e negli ultimi due anni, sono arrivati i primi risultati, come la coppa Italia e il primo 8c.

 

Il primo grande risultato di questo 2018 è stata la vittoria della Coppa Italia Boulder: ci puoi raccontare come è evoluta la tua stagione agonistica fino alla vittoria finale e come ti sei preparato alle gare?

Come ho detto in precedenza, mi sono allenato costantemente e duramente quest’anno, senza mai scendere di motivazione a fronte di qualsiasi problema. Ciò che mi ha portato a raggiungere questo risultato è stata per me una fortissima motivazione e voglia di farcela. Mi sono presentato ad ogni gara con una ottima forma fisica ed una buona condizione mentale, scalavo sereno e senza pensare al risultato.

 

Veniamo ora alle realizzazioni che hai effettuato su roccia. Terminate le gare, hai trasferito subito su roccia il tuo gran livello e l’ottimo stato di forma chiudendo la celebre Amandla a Rocklands, che penso sia stato forse il tuo primo 8B+. Da lì non ti sei più fermato...Ci fai tu stesso un resoconto ed una descrizione di quali sono stati i tuoi risultati su roccia e di che cosa hanno rappresentato per te?

Si AMANDLA è stato il mio primo 8b+. Dopo la stagione di Coppa Italia, ho cercato di investire tutto il mio tempo nella scalata outdoor, sia nel Boulder che nella lead. Questa estate oltre ad AMANDLA, ho salito boulder duri, anche dalle mie parti fino all’ 8a+/b, ma la più grande soddisfazione “estiva” me la sono tolta con la first ascent di TEN 8c+ a Vado di Sole, una via fantastica che segue una linea perfetta di 10 movimenti su un calcare grigio. Diciamo un vero e proprio blocco con la corda. Dopo la salita sono anche andato vicino a concatenare il suo primo tiro con il secondo ma purtroppo ho dovuto lasciar perdere causa maltempo e neve. Per il momento rimarrà lì inviolata fino alla prossima primavera poiché il tiro si trova a più di 1600 metri.

  

Kriptos, il tuo primo 8C, è una linea che prima della ripetizione di Kaddi Lehmann era stata un po’ dimenticata e poco considerata dai top climber. Quali sono le motivazioni che invece hanno spinto te a confrontarti con questa linea in particolare?

Mah, diciamo che KRIPTOS è venuto così per caso, poiché non era in programma di essere provato. Ero partito per scalare due settimane in Ticino e due a Fontainebleau. Il meteo in Ticino dava brutto e quindi i primi dieci giorni ho deciso di trascorrerli nella Svizzera centrale a casa di mio zio dove dava buono. Sapevo che li a nemmeno mezz’ora di macchina c’erano due zone boulder, Lindental e Balsthal. Nella seconda avevo sentito già da tempo che c’era un blocco di 8c e mi sono detto “perché no? Proviamolo”. Mi ha impegnato per 5 giornate, poi ho avuto la meglio.

 

Veniamo infine all’ultimo grandissimo risultato, la first ascent di Extrasystole a Poggio Umbricchio. Già dalla descrizione che ne hai dato sui social è chiaro quanto ti abbia impegnato e quanto sia una linea aleatoria. Puoi descriverci anche in questo più nel dettaglio cosa è Extrasystole, il suo significato per te e le sensazioni che ti ha lasciato?

Extrasystole è un blocco spaziale, un massone di arenaria che sembra granito, difficile da crederci. È una linea che sale su delle tacche svase che tendono a scappare fino all’ultimo. Per mè è stato uno dei passaggi più difficili che sono riuscito a salire ed è il blocco che mi ha dato più gioia poiché sapevo di aver fatto una cosa veramente bella e le cose belle non possono che dare tanta gioia.

 

Hai menzionato già l’intenzione di provare una versione estesa di Extrasystole, ma a parte questo, hai già qualche altro progetto in mente sia per quello riguarda boulder da ripetere che possibili first ascent?

Sì, ho in mente di aggiungere altri quattro movimenti altrettanto duri a questo fantastico passaggio e penso che ci dedicherò tutte le sessioni necessarie per concatenare il tutto. Per il momento il mio progetto “vicino casa” rimane questo, ma c’è anche un'altra linea non troppo distante a nemmeno due orette, nella zona di Ascoli Piceno che merita di una first ascent, poiché è da troppi anni che rimane inviolata.

 

Qualche considerazione più generale sulla tua visione del boulder. Come ti approcci alla pratica su roccia? Quali sono le qualità che ricerchi usualmente nella scelta di un blocco a cui dedicare i tuoi sforzi?

Scalo su roccia perché per me è la vera essenza dell’arrampicata. Per quanto riguarda le qualità dei blocchi, cerco sempre di provare linee che mi si addicano, ovvero, con movimenti aleatori e da tirare. Ovviamente do molta importanza all’esteticità del passaggio, ovvero, se una linea non mi piace esteticamente difficilmente ci metto le mani sopra.

  

In arrampicata sta diventando sempre difficile conciliare una continua attività su roccia con la preparazione alle competizioni, pur con le molte evidenti eccezioni, tra le quali tu stesso. Al di là degli ottimi risultati che hai raggiunto in entrambi i campi che sensazioni hai per il futuro? Hai intenzione di indirizzare il tuo allenamento in una direzione preferenziale tra queste?

Diciamo che mi alleno esclusivamente per far gare, poi quando ho tempo libero sento il bisogno di andare fuori poiché mi stimola moltissimo e mi fa star bene. Ovviamente il tempo per uscire è veramente poco durante la stagione agonistica quindi cerco di sfruttare periodi morti tra una gara e l’altra anche rinunciando a qualche sessione di allenamento indoor. Per quanto riguarda il futuro continuerò a basare i miei allenamenti per le competizioni ma non rinunciando di certo alle mie uscite su roccia.

 

Bene Elias, complimenti ancora. Grazie mille per la tua disponibilità e per le risposte che ci hai dato, con le quali abbiamo potuto anche conoscerti un po’ meglio!

A presto!

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Intervista di Alberto “Albertaccia” Milani

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