La lezione di Alex Megos!

Dopo aver chiuso The Story of Two Worlds

24 dicembre 2020
Oltre a ripetere la celebre linea di Graham, il tedesco fa importanti considerazioni etiche sul boulder

 

Facciamola breve per quanto riguarda la prestazione: Alex Megos è in Ticino e dopo aver salito Dreamtime qualche giorno fa, sull’altro lato di questo mitico masso di Cresciano ha ripetuto anche l’altrettanto iconico The Story of Two Worlds, l’8C di riferimento di Dave Graham.

Questa linea ha già fatto parlare di sé in passato, ad esempio quando Dai Koyamada ne effettuò la ripetizione ma fu poi condannato pubblicamente perché era involontariamente partito da prese diverse da quelle utilizzata da Graham. Tornato l’anno successivo, Koyamada diede a tutti una lezione di livello e di etica: partì ancora più in basso rispetto alla partenza originale e liberà la versione low di 8C+!

Da allora negli anni sono stati scovati metodi nuovi, anche grazie all’introduzione delle ginocchiere che hanno permesso movimenti prima non fattibili e che hanno reso il blocco più “facile” che in passato. Fin qui nessun problema, questa è l’arrampicata e inevitabilmente con la sua evoluzione anche tecnica è chiaro che si possano trovare soluzioni nuove che portano a risolvere una linea più facilmente. Tra i tanti ripetitori, solo pochissimi hanno però dichiarato che con questi metodi la difficoltà di The Story of Two Worlds sarebbero da ritoccare al basso rispetto alle proposte originali.

Forse si pensa che risolvere questa linea con le Adidas risuolate in aerlite dei Sassisti degli anni ‘70 sia la stessa cosa che ripeterla con le moderne scarpe e le ginocchiere? Sono davvero due mondi diversi!

Il problema però non è qui, ma è nell’onesta di dire le cose come stanno e non l’attaccarsi a un numerino perché questo può magari garantire il successo mediatico.

Questo è il senso delle parole che Megos ha scritto sul suo profilo Instagram e che qui riportiamo di seguito:

“Dopo aver fatto Dreamtime, ho messo gli occhi sul famoso testpiece di Dave Graham_ "The Story of Two Worlds" dall'altra parte del masso. Ci sono vari video online di molti arrampicatori diversi, che teoricamente scalano lo stesso masso e rivendicano lo stesso grado - 8C. Sembra che la comunità dell'arrampicata non stia affatto differenziando e menziona raramente COME si arrampicano le cose. Questo problema è stato recentemente portato alla mia attenzione dopo la discussione sulla "touchette" di Yannick Flohe su Dreamtime. L'arrampicata e soprattutto il bouldering è tutto incentrato sul COME. Ancora più sorprendente, però, è il fatto che le persone non sembrano davvero preoccuparsi troppo del COME, anche se si suppone che sia la parte più importante dell'arrampicata / boulder agli occhi di alcune persone.

Dopo aver visto tutti quei video di "The Story of two Worlds", ho notato che ci sono enormi differenze. Alcuni usano una ginocchiera, anche se la FA è stata fatta senza. La maggior parte si siedono per iniziare, altri no. Un climber (Dai Koyamada) è partito più in basso di tutti gli altri e non ha utilizzato una ginocchiera. E alla fine hanno scalato tutti lo stesso 8C? Quel pensiero mi sembra molto alienante.

Sì, l'arrampicata è uno sport divertente e non si tratta solo di arrivare in cima. È COME arrivare in cima. Vorrei una maggiore consapevolezza all'interno della comunità dell'arrampicata, che ci sono differenze di etica, stili e gradi. Noi, come climber, dovremmo essere più aperti e comunicare COME abbiamo fatto certe salite.

Segnare un grado non dovrebbe essere la parte più importante dell'arrampicata. L'arrampicata è molto di più. Ci sono differenze nel modo in cui le cose vengono scalate e dovremmo riconoscerle [...]

 

In quest’era dell’ossessiva presenza sui social, dell’apparire a tutti i costi per mostrarsi “fighi” (anche se molto spesso non lo si è) e con il boom dell’arrampicata che ha accompagnato questi ultimi anni, la deriva etica è stata evidentissima per chi l’arrampicata la pratica da molti anni. Chi osa dire qualcosa viene spesso messo alla gogna da una maggioranza che ci sguazza alla grande in questa concezione consumistica e superficiale dell’arrampicata, dove conta di più il cosa e non il come.

Fortunatamente, ci sono top climber come Alex Megos che fanno ciò che professionisti nella loro posizione dovrebbero fare oltre a salire le linee più dure al mondo e cioè agire da “guardiani” autorevoli dell’etica. Basta poi leggere i commenti al post di Megos per vedere che anche altri celebri climber sono del suo stesso parere…

Al di là di questo specifico episodio, che tutto sommato tocca un aspetto meno grave di altri, è significativo osservare come sugli stessi social si stia fortunatamente diffondendo un certo allarmismo per la globale deriva etica dell’arrampicata. Problemi ancora più seri come il menefreghismo verso la pulizia degli appigli, il degrado ambientale dovuto all’incuranza (oltre che ai numeri) dei climber, l'approccio in generale molto poco rispettoso sia della roccia che dell’ambiente sono sempre più stigmatizzati da arrampicatori noti ma anche da gruppi o case produttrici di materiale/attrezzatura.

Quindi è evidente che i problemi ci siano e siano sempre più sentiti...

Pensiamoci magari un po’ in questi giorni… smaltendo i panettoni sui nostri pannellini casalinghi in questo lockdown natalizio, aspettando di tornare (con un po' più di rispetto) sulla roccia.

Buon Natale

Albertaccia

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