Niki Ceria alla (ri)scoperta dei blocchi di Varazze

Un’intervista direttamente dall’area ligure.

26 novembre 2018
Dopo i duri blocchi appena saliti, abbiamo fatto qualche domanda a Niccolò a proposito del suo rapporto con l’area boulder italiana probabilmente più conosciuta all’estero.

 

Dopo l’ultimo viaggio intercontinentale nei Grampians e la pausa di “riposo” a Sheffield, in queste ultime settimane, Niccolò Ceria è in Italia e ne ha approfittato per tornare a Varazze, celebre area che ben conosce fin dagli inizi della sua vita di boulderista.

Qui infatti lo attendevano alcune linee, ovviamente dure, che doveva ancora spuntare dalla sua lista dei desideri…ed ovviamente, visto l’elevato livello del soggetto, non ci sono voluti che pochi giorni per chiuderle in successione!

La prima ha visto Niki chiudere i conti con l’ostico 8B di Alphacentauri, uno tra i boulder di alto livello più gettonati di Varazze. Rotto il ghiaccio, è tornato a ciò che più ama, la scoperta di linee di grande qualità in contesti lontani dalle mode e dal consumismo! Così ha in breve realizzato l’eccezionale boulder de La Mongolfiera, ancora 8B, per poi dedicarsi al più importante progetto di questo soggiorno: la ripetizione di Nem, 8B+.

Nem è una delle più belle linee lasciate da Christian Core ed era alta nella lista di Niki. Anche qui, in poco tempo la faccenda viene archiviata!

 

Abbiamo quindi contattato Niccolò, tuttora a Varazze, proprio per farci raccontare questi ultimi giorni d’arrampicata.

Come sempre, le sue risposte ci portano in una visione del boulder ben più profonda e consapevole, al di là della semplice realizzazione di un blocco duro.

Sulla sua pagina instagram potete trovare una bella selezione di foto oltre a quelle qui riportate. 

 

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Ciao Niki. Sappiamo che da qualche giorno sei a Varazze, e dai tuoi post sui social abbiamo visto che fin da subito hai effettuato delle belle realizzazioni. Partiamo subito di questo: ci puoi parlare delle linee dure che hai chiuso finora e di cosa hanno rappresentato per te?


Era da parecchio tempo che non tornavo a Varazze. Ci venivo spesso d’inverno, nei weekend, quando ancora andavo al liceo e ho voluto fare questo piccolo viaggio per rivedere alcuni passaggi che avevo provato in passato, senza mai venirne a capo.
Tra questi sassi c’è Nem ad esempio e il classico tetto di Alphacentauri, che in diversi ormai conoscono.
Nem mi ha sempre affascinato perché rimane fuori dalle zone sdoganate e si trova in un’area abbandonata, dove la natura si sta pian piano riprendendo tutto. Ha un fascino di abbandono che mi ha sempre catturato, cosi come le sue prese e il suo stile di scalata: ha un intro di dita su uno strapiombo pronunciato, una parte centrale verticale con dei biditi tondi e un’uscita su piatte.
Alphacentauri è sempre stato un blocco per me ostico. Ci misi tre giorni di tentativi per risolvere la versione stand e la tallonata iniziale è un singolo con una bassissima percentuale di riuscita, tant’è che da seduto risultava estremo per le mie anche.
Quando tornai lo scorso sabato, il metodo classico mi sembrava ancora più difficile.
Questa volta però riuscii a vedere la possibilità di saltare tutte le tallonate, inclusa la sezione dei rovesci, facendo un movimento super dinamico. Mi ero sempre chiesto se si poteva risolvere in questa maniera, ma non fui mai capace di visualizzare la nuova sequenza. Ero troppo contento, soprattutto per il fatto che passai giorni a chiedermi se fosse possibile un salto del genere, ma non riuscii mai ad impostarlo.

 

Varazze è una delle aree d'Italia più note anche all'estero per il bouldering, anche per le numerose linee estreme aperte in passato da Christian Core. Tu che rapporto hai con questo luogo? Cosa ti piace o cosa invece ti piace meno di Varazze e dell'arrampicata qui?

Beh sicuramente la cosa che mi piace meno è notare l’elevato impatto che l’uomo ha avuto sulla natura. È una realtà sotto gli occhi di tutti. Il processo di sviluppo dell’area non si è fermato all’utile e al necessario, ma è andato oltre per soddisfare dei bisogni che secondo me non sono fondamentali: dagli abbattimenti eccessivi di alberi, agli atterraggi spropositati, fino ad arrivare alle panchine, attaccapanni e via dicendo. Ognuno si approccia allo sviluppo come vuole, ma sicuramente questa non è una caratteristica che apprezzo.
Per certi versi è un posto sopravvalutato, soprattutto a livello mediatico. Ma malgrado ciò, ho sempre creduto che con un po’ di selezione si possano trovare dei bei passaggi.
A me piace viaggiare e muovermi anche solo per una linea singola, se questa risulta essere meritevole. Qui a Varazze ci sono una ventina di blocchi che sono abbastanza speciali e questo è il motivo per il quale sono tornato. Rampage, Tai Lung, La Mongolfiera, Nem, Want you bad sono ad esempio blocchi di una certa qualità. Quindi la cosa che mi piace di più è il fascino legato a queste linee e a questa roccia cosi atipica.
Il rapporto che ho con il luogo è ottimo: mi piace il contrasto tra il mare e la montagna. Vengo in Liguria da quando ho 8 mesi, quindi è sempre bello rivedere questi ambienti, sia il mare e sia l’entroterra dove ci sono i sassi.

 

So che hai ancora qualche giorno da passare qui. Hai già qualche altra linea in mente che ti piacerebbe salire?

Nem era la linea principale e quella a cui tenevo di più. Ci sono un paio di moderates che vorrei ancora vedere prima di venir via, ma uno è al momento inondato dall’acqua del torrente. Non rimane molto altro che mi interessa in quest’area, a parte l’estrema linea di Gioia.

 

Chiaramente Varazze è diventata nel mondo un sinonimo di Gioia. Tu che se uno dei più forti e carismatici boulderisti al mondo non senti lo stimolo di confrontarti con questa linea? Quali sono le tue sensazioni nei suoi confronti?

Si, mi piacerebbe provarla un giorno e se il tempo accompagna potrei fare una perlustrazione già in questo viaggio. È un sasso carino, ma che non mi fa impazzire. Questa è la ragione per la quale non l’ho mai provato. L’unica cosa che mi attrae è lo stile di scalata che sembra molto atletico e divertente.
Sono curioso di vedere questo nuovo method del kneebar. Le voci dicono che ci sia una nuova versione per risolvere il passo più duro della linea dove un incastro tecnico di ginocchio sostituisce un singolo di forza pura. Trovo affascinante il fatto di cercare una soluzione tecnica per risolvere un passaggio brutale che si è sempre considerato estremo dal punto di vista della forza. Quindi mi piacerebbe provarlo anche per questa ragione. Certo, non sarebbe un confronto diretto con il passaggio originale, ma risulterebbe essere un’idea nuova ed interessate che dimostra come il corpo umano possa sempre adattarsi alla roccia in maniere diversa.

 

Che progetti hai per l'immediato futuro post-varazze?

Per ora non so ancora. Starò qui ancora una settimana. In macchina ho pad, corda, spazzole e scala, quindi devo solo scegliere un posto in cui andare :-)

 

Intervista di Alberto “Albertaccia” Milani

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