Olimpiadi giovanili: arrivano le forbici del CONI

Selezionati Schenk e Rogora, tagliati Tesio e Biagini

05 settembre 2018
A un mese dall’inizio dei giochi delle Olimpiadi Giovanili – che si terranno a Buenos Aires – arrivano i nomi degli atleti che parteciperanno, grande attesa naturalmente c'era per l’arrampicata. Per il primo anno infatti, a fianco di altre novità, i nostri atleti si misureranno in una competizione a cinque cerchi.

In questi ultimi mesi, parecchi a dire il vero, abbiamo seguito le varie vicende che hanno interessato scalatori, preparatori, tecnici e giornalisti che seguono la questione. Abbiamo anche provato a dare una visione d’insieme che facesse capire bene cosa stesse accadendo e come questo stesse trasformando il nostro sport.

Ora arriva la news che gli atleti azzurri in partenza per Buenos Aires son Filip Schenk e Laura Rogora. I loro nomi compaiono infatti nella lista ufficiale del CONI pubblicata ieri.

Laura Rogora e Filip Schenk meritano senza alcun dubbio questa convocazione. Tra titoli nazionali e internazionali i due atleti hanno conquistato un numero di vittorie semplicemente pazzesco, e in entrambe le discipline regina, lead e boulder, ma qualcosa – come quasi sempre quando c’è di mezzo una qualunque cosa in ambito agonistico – stride, e parecchio.

Nel novembre 2017, da comunicazione FASI, i convocati erano tre: Schenk, Rogora e Pietro Biagini. Le recenti convocazioni, gare, piazzamenti, etc facevano intuire che anche Giorgia Tesio sarebbe stata della partita. E invece scopriamo, leggendo le pagine del sito web del CONI, che Pietro e Giorgia non saranno parte del squadra nazionale. Parliamo di due ragazzi da sempre elogiati come esempio di entusiasmo e partecipazione oltre che ottimi atleti.

Una sola nota di rammarico: averlo saputo solo dal sito web del CONI, con una federazione che fa uscire un comunicato a distanza di una giornata. Come fosse un fatto secondario. Ci mettiamo per un attimo nei panni di Giorgia e Pietro: avranno dovuto dirlo agli amici, giustificarsi con gli sponsor, parlarne con i tanti che li hanno chiamati, e tutto solo con le loro parole, con le loro supposizioni e giustificazioni, perchè la federazione taceva.

Qualcuno ha combattuto perché fossero quattro i nostri atleti? Li abbiamo difesi alla morte? Quali sono gli argomenti di fronte ai quali ci siamo arresi? C’è una federazione che ha combattuto al fianco di atleti e famiglie, che da mesi preparano per questo evento? 

Perchè lo sappiamo, in Italia funziona ancora così: vince chi ha una famiglia che si butta anima e corpo, e magari un buon allenatore personale.

Dal comunicato formale, uscito a un giorno di distanza, non pare. Speriamo di sbagliarci.

Stefano Michelin

PS. Mentre scriviamo questo articolo sta andando in onda l'intervista al commissario FASI Giampiero Pastore, qui il podcast di Climbing Radio per ascoltarla.

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