Quando l'arrampicata finisce anche in chiesa

La singolare palestra sorta a Bloomington, Indiana

20 settembre 2018
L’arrampicata, com’è noto a tutti, sta vivendo una fase di fortissima espansione. Cresce il numero delle palestre, cresce il volume delle palestre, ormai ben lontane dai seminterrati polverosi di un tempo, cresce il numero di praticanti e, come tante strutture sportive, a bisogno quindi i giusti spazi.

Questo fenomeno si sta vedendo bene in Italia ma quello che succede all’esterno, come spesso accade, ci supera di parecchie lunghezze. Le strutture ormai raramente propongono solo corsi di arrampicata ma associano sovente altre discipline come lo yoga o l’attrezzistica, aree svago come bar o anche piccoli ristoranti per non parlare di negozi di attrezzatura, con articoli spesso introvabili anche nella grande distribuzione. Insomma, un mondo che si autosostiene alla grande.

Ma tutto questo richiede spazio ed una geometria adeguata e a Bloomington, capoluogo della contea di Monroe che conta circa 80.000 abitanti, stato dell’Indiana, la comunità di arrampicatori è manco a dirlo molto forte, tanto che la palestra locale, la Hoosier Heights, ha dovuto cercarsi una nuova location che contenesse il nuovo flusso di appassionati e che forse più facilmente raggiungibile.

Curiosamente, e non ci risultano altri casi nella storia, la scelta è ricaduta su qualcosa di inaspettato, una chiesa in vendita. “C’era un grosso cartello vendesi a lato strada” dice Tristan Stahl, manager della Hoosier Heights, “ed era in una zona frequentata da giovani. La comunità di praticanti negli anni era invecchiata e si era spostata, quindi volevamo fare qualcosa di unico e radicalmente diverso”.

E qualcosa di radicalmente diverso è stato davvero fatto perché in 16 mesi di lavori, agli oltre 1800 metri quadri di superficie arrampicabile, MoonBoard, attrezzi vari e spazi yoga, si sono mantenuti il fonte battesimale e i banchi della sala mentre la biblioteca che un tempo conteneva bibbie e saggi antichi, presto sarà riempita di giornali e libri di arrampicata.

“Quando ho attraversato la chiesa la prima volta” prosegue Stahl, “ero eccitato e preoccupato al tempo stesso. Si trattava di rinnovare totalmente mantenendo le caratteristiche del posto e sarebbe stato ben più difficile che comprare un terreno e costruire da zero un edificio. Le pareti d’arrampicata si dovevano integrare con i decori interni e l’edificio non era in alcuno modo modificabile. Si tratta di un edifico storico e per tanto è tutelato sotto vari aspetti. Volevamo che fosse uno spazio nella quale la comunità si identificava, sfruttabile dai giovani (la struttura non è lontana dalla Indiana University) anche solo per studiare o anche solo come luogo da visitare.”

E non è il solo caso di conversione di edifici storici in palestre di arrampicata. La Stronghold di Los Angeles è una rivisitazione di una centrale elettrica a vapore della Edison Electric Company dei primi anni del 1900 mentre la Ascend Pittsburg ha sede in uno spazio che un tempo era un impianto di imbottigliamento della Duquesne Brewery attivo fino alla metà del XX secolo.

Un modo interessante quindi di dare nuova vita ai vecchi edifici, almeno in questo caso mantenendone le caratteristiche salienti originarie, senza trascurare le esigenze dei nuovi e sempre crescenti appassionati. Che possa passare anche attraverso questi aspetti un rilancio dell’immagine dell’arrampicata? Per ora sicuramente sono casi isolati ma chissà, in fondo anche da noi non mancano edifici più o meno storici che “potrebbero” fare alla bisogna. Peccato sia sempre tutto un po' più difficile.

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