Il connubio atleta-allenatore, di Roberto Bagnoli

Atleti si Diventa e Allenatori Pure - Cap.1

08 novembre 2018

Prende il via oggi una nuova rubrica periodica che speriamo potrà risultare interessante. Roberto Bagnoli, allenatore FASI, ci illustrerà settimanalmente alcuni aspetti del proprio lavoro che esulano dalla “solita” li sta di esercizi per scavare dentro qualche aspetto più introspettivo. Cosa vuol dire “allenare”? Che rapporto deve instaurarsi tra l’allenatore e l’atleta? Quali aspetti nascosti del nostro modo di comportarci porta benefici o al contrario, penalizza e vanifica le tante ore spese appesi ad un trave? In una discplina che (grazie a dio), sta abbandonando le inesauribili ore di supplizio a favore di una preparazione più mirata e funzionale, siamo certi che questi articoli stimoleranno alla riflessione.

"Dopo “qualche anno” di esperienze allenando (o per la precisione, provando ad allenare) atleti di diverso livello, genere, età e ambizioni, credo sia utile tirare le fila e provare a buttare giù qualche pensiero in merito a questo interessante argomento che coinvolge tanti tecnici e che nasconde dietro di se numerosissimi sotto argomenti che fanno parte di un intricato meccanismo costituito da pensieri, azioni, relazioni, desideri, conoscenza.. e potremmo andare avanti all’infinito senza riuscire a descrivere con una sola parola o una sola frase cosa significhi il termine “atleta” e allo stesso tempo cosa significhi il termine “allenatore”. Parlando di sport, userò il vecchio e valido termine allenatore per indicare colui che allena un atleta, lasciando alle esigenze di marketing e immagine la parola coach: nello sport i due termini sono sinonimi con la differenza che bisogna pur inventare qualcosa per far sembrare nuovo ciò che è vecchio di cent’anni (o forse mille)."

ATLETI SI DIVENTA E ALLENATORI PURE #1
Il connubio atleta-allenatore
di Roberto Bagnoli

"Come per ogni sport, per eccellere in arrampicata occorre portare diversi fattori determinanti ad un livello di eccellenza; eccellenza tecnica, tattica, fisica e mentale. Un allenatore che possa definirsi completo (che è poi l’obbiettivo di tutti coloro che ambiscono ad esserlo) deve egli stesso riuscire a portare a livello di eccellenza altre componenti che lo caratterizzano: conoscenza (tecnica, tattica, psicologica..), relazione, studio, voglia di sperimentare ecc.. Ci soffermiamo spesso sulle caratteristiche dell’atleta (ad esempio nei vari corsi di formazione) perché giustamente l’atleta è il protagonista e il finalizzatore di un processo, ma probabilmente ci focalizziamo troppo poco sul concetto di allenatore (e di riflesso “sull’allenare”), che ne rappresenta l’altra faccia della medaglia, parte integrante dello stesso processo; tant’è, che le cose funzionano quando si instaura un buon “connubio” atleta-allenatore, fatto di fiducia, rispetto, voglia di migliorarsi.

Il meccanismo è sempre però talmente complesso ed intricato che è difficile separarne le singole parti o schematizzarne i processi; sicuramente il successo del connubio nasce da una buona relazione interpersonale, che però ovviamente non è sufficiente a determinare né la crescita né i risultati; diciamo che è una buona base di partenza.

Volendo schematizzare, abbiamo banalmente da un lato un ambito tecnico e dall’altro un ambito che riguarda la sfera mentale. Se ci limitiamo a fare i “tecnici puri” perdiamo sicuramente qualcosa, restiamo un po’ zoppi di tutta quell’area della preparazione che viene definita di mental training, che via via a più alti livelli acquisisce un’importanza fondamentale, almeno al pari se non di più della controparte tecnico-fisica. Anche se magari la collaborazione con la figura dello psicologo sportivo ha la sua ragion d’essere, un allenatore deve essere comunque sempre pronto a cogliere tutti quegli impercettibili aspetti (pensieri, umori ecc..) che possono essere il frutto di uno stato d’animo non ottimale del suo atleta; e sappiamo bene quanto la sfera mentale possa incidere drasticamente in una prestazione sportiva, nel bene e nel male. Inoltre, cosa importantissima, l’allenatore che accompagna alle gare, si troverà spesso (specie nei giovani) ad affrontare situazioni emotive complesse e deve essere in grado di saperle gestire (che equivale a dire, aiutare il proprio atleta a gestirle; a meno che non si tratti delle proprie..) al fine di raggiungere lo scopo ultimo del connubio atleta-allenatore: finire la gara avendo dato il meglio di sé."

 

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