Hannes Huch:”Ecco perché secondo me Said Belhaj non ha fatto Action Direct”

Il fondatore della Cafè Kraft pone molti dubbi sulla ripetizione del tiro cult in Frankenjura

09 dicembre 2019
A poco più di un anno dalla realizzazione, la salita da parte del climber svedese Said Belhaj della famosa Action Direct in Frankenjura è stata pubblicamente messa in dubbio da Hannes Huch, fondatore della nota palestra Cafè Kraft, scalatore anch’egli e videomaker.


Ottobre 2018, Said Belhaj annuncia di aver chiuso Action Direct, primo 9a della storia e uno tra i tiri più famosi sul grado. Questa realizzazione in Frankenjura era stata diffusa sui vari siti, tra cui il nostro, senza remore perché Said aveva alle spalle un curriculum tale da non far nascere alcun dubbio sulla prestazione. Solo raramente in passato si sono verificati casi in cui una salita era stata messa pubblicamente in forse da altri climbers ma a 14 mesi dalla prestazione di Belhaj, a parlare e sollevare dubbi sulla chiusura di questo 9a è stato Hannes Huch, patron della sala Cafè Kraft che opera anche come videomaker e che con Said pare stesse organizzando delle riprese.

Sul suo blog infatti, Hannes spiega perché ha deciso di scrivere questo pezzo di denuncia. Il succo del discorso (la versione integrale è consultabile qui) è che sembra che Said e Hannes si fossero accordati per le riprese della salita, cosa che non è successo durante i loro incontri. Hannes dice di aver chiesto a Said di avvisarlo quando sarebbe andato a riprovarla, cosa che dice non essere accaduta, o almeno di riprendere con un telefono la salita, nel caso ci riuscisse.

Hannes sostiene di non aver mai avuto chiamate da Said nè altre segnalazioni tranne quella dove annunciava la salita. L’assicuratore, sempre secondo Huch, non era il solito di Belhaj che pare, a distanza di qualche giorno, non ricordasse chi gli avesse fatto sicura né di riuscire a rintracciarlo sui social. A sostegno della propria tesi, Hannes rende noto di conoscere e aver accompagnato vari climbers su Action Direct e di conoscere bene cosa serve per chiuderla ma per lui, per quello che ha potuto vedere, Belhaj non era assolutamente, in quel momento, in condizione di risolvere alcune sequenze.

Sommando tutte queste considerazioni, Huch non solo pone in dubbio questa impresa ma non si vuole essere, parole testuali, “complice di un crimine”. L’opinione di Hannes pare sia condivisa anche da altri climbers e, seppur difendendo la libertà di autoproclamare le proprie realizzazioni, la correttezza deve venire prima di tutto e Huch non crede in queste improvvise esplosioni di forma.

Affermazioni dure che sicuramente avranno un seguito.

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