Intervista a Iker Pou: 20 anni di prestazioni sportive e avventure

L'amore per l'arrampicata e tutto quello che la circonda

13 febbraio 2020

Con la salita de La Nave de Los Locos a Maiorca poche settimane fa, la leggenda vivente Iker Pou ha festeggiato i suoi venti anni dal primo 9a, un primato non certo usuale considerando che in mezzo, oltre ad una serie incredibile di salite sportive, Iker ha realizzato anche moltissime imprese in montagna sulle pareti di mezzo mondo. Persona semplice ma incredibilmente carismatico, è uno dei simboli dell’arrampicata moderna e idolo di tutti i climbers ma preserva ancora quello spirito pionieristico dell’arrampicata che lo rende un vero riferimento per le nuove generazioni. Ne abbiamo approfittato quindi per fare una lunga chiacchierata sulla sua carriera sportiva e l’evoluzione della scalata che ha portato, quest’anno, anche alle Olimpiadi.

20 anni di salite sul 9a e oltre, come si allena la propria "motivazione" personale nell’ arrampicata sportiva? C'è qualche aspetto particolare che devi seguire o è solo una questione di puro "amore" per l'arrampicata?
Non è così facile rimanere motivati dall'arrampicata sportiva per così tanti anni. Per rimanere tale, devo essere in grado di cambiare attività regolarmente. Oggi, non riesco a sopportare più di tre mesi consecutivi facendo solo arrampicata sportiva; mi sembra che manchi qualcosa, dentro e fuori i settori. Adoro scalare ma anche di più, sono un vero appassionato, ma ho bisogno di stare con i piedi alla base delle falesie per mesi e questo mi ricarica di nuovo.

Un mix di esperienze quindi riaccende il fuoco dentro?
Oggi ho bisogno di più alpinismo, avventura, spedizioni. Normalmente quando torno da un viaggio ho sempre voglia di rilassarmi a casa e fare arrampicata sportiva con gli amici. È in quel momento che mi motivo e provo a rimettermi in forma per provare qualche progetto in sospeso.

Conosciamo tutti della tua proverbiale forza di dita e padronanza che hai su mono- e biditi ma ci sono dei criteri con cui scegliere i tuoi percorsi?
A tutti noi piacciono i percorsi dove riusciamo meglio bene (jejejeje). Di solito vedo prima se la linea mi piace o no, se per di più è uno stile a me congeniale, tanto meglio. Sono sempre stato portato per prese piccole e allunghi, meno per le canne ad esempio, ecco perché quando scelgo un progetto comunque valuto le sue caratteristiche. Non dedicandomi tutto l’anno all’arrampicata sportiva, cerco anche qualcosa da fare velocemente e con meno lavorato di altri.

E su l'arrampicata a vista che livello hai adesso?
Qualche anno fa sono riuscito a fare un 8c a vista. Al giorno d'oggi, quando sono in forma, posso fare qualche 8b e, si spera, un po' di 8b+. Per riuscire bene in questo stile, ti ci devi dedicare il più possibile e non è sempre possibile.

Sei comunque affascinato anche dalle sfide OS?
Quello che mi piace di più è l'arrampicata a vista è che risulta molto più creativa e devi sempre fare un passo avanti, anticipare e ottenere la sequenza corretta. C’è molta più inventiva rispetto all’arrampicata redpoint. Sicuramente è sull’a-vista che si vede il vero livello di uno scalatore. Oggi viene data molta più importanza al lavorato ma l’altra mi sembra più autentica.

Facciamo un gioco: il percorso 9a o superiore che ti è piaciuto di più?
Questa domanda è sempre complicata, è come chiedere a una madre con quale dei suoi figli ama di più! (Je je je)
Il percorso che mi è piaciuto di più è stato Action Direct, senza dubbio, per la sua bellezza, la complessità, i movimenti, l’ambiente, i ricordi, la storia ... È stato qualcosa di eccezionale per me e tutti i miei amici, qualcosa di irripetibile.

E quello che ti ha fatto innamorare adesso?
Oggi cerco qualche montagna vergine con una linea magica che mi fa sognare. Nell'arrampicata sportiva, direi lo stesso. Devi la linea perfetta, quella che ti fa sognare giorno e notte.

E quella che ti ha fatto più disperare?
In verità, più sento la via difficile, più mi piace provarla. Più è complesso raggiungere la catena, più mi piace fare tentativi.

Qual'è la roccia più bella del mondo per Iker Pou?
Difficile a dirsi. Ti direi quella che ti fa sentire più in forma e in buona compagnia. In tutti i posti del pianeta ci sono posti incredibili. Per dirti alcuni: Patagonia, Frankejura, Margalef, Mallorca ... Il pezzo di roccia più estetico e bello del mondo senza dubbio il Cerro Torre (Patagonia).

Per un super scalatore come te, al top del livello mondiale per 20 anni e ha viaggiato praticamente in tutto il mondo, come vedi l’evoluzione dell’arrampicata nei vari paesi? Ci sono degli aspetti che ti piacciono e altri che non ti piacciono sugli sviluppi del climbing?
L'arrampicata si è evoluta con passi da gigante negli ultimi anni, nel bene e nel male in tutti gli aspetti. In tutto il mondo il numero di praticanti è cresciuto, specialmente in Occidente. Ciò ha causato un innalzamento esponenziale del livello di arrampicata. Oggi le pareti di arrampicata e le vie di grado 9 abbondano in tutto il mondo, non è più una questione di pochi posti. Pensa la differenza che c'è solo in Spagna; 20 anni fa c'era una sola proposta di nono grado, oggi siamo probabilmente vicini ai cento tiri dal 9a a salire…

Arrampicata e arrampicatori non sono più quindi un gruppo di persone fuori dagli schemi della società?
L'arrampicata è diventata un fenomeno più globale, chi non conosce qualcuno che scala oggi? Questa diffusione del nostro sport ha portato cose buone e altre meno buone. Alcuni non lo interpretano come uno stile di vita come facevamo noi ai tempi e la prestazione ha preso il sopravvento. Le persone guardano solo il numero, la lettera, i tentativi o il confronto con un altro scalatore non il processo nella sua totalità. E’ meraviglioso trovare una linea, chiodarla, provarla con gli amici e scovare le sequenze. La magia è anche questo, la condivisione, i bivacchi, parlare alla luce del fuoco. Questi momenti hanno un grande valore. È anche chiaro che il livello dell'arrampicata in generale è aumentato molto grazie a tutte le conoscenze di allenamento, a molti altri posti in cui praticare ... quello che so è che oggi la super realizzazione è perseguita molto di più piuttosto che l'avventura e l'ignoto.

Noi scalatori "normali" siamo portati a pensare che i professionisti come te riescono a realizzare tutti i loro sogni, a scalare tutti i loro progetti, ma ci sono piani che i fratelli Pou non saranno mai in grado di risolvere?
La verità è che abbiamo molti progetti in sospeso che un giorno vorremmo provare, come ad esempio la Grande Torre di Trango in libertà (via del Norvegesi), la grande torre del trango, la Estrella Imposible sul Baghirathi lll in libera e molti altri….

Negli ultimi mesi, ci sono state molte super performance Scalatori spagnoli, sono tutti tuoi “discepoli”?
Ci sono giovani sempre più forti in Spagna che fanno cose incredibili. Un giorno vorrei provare i loro tiri ma non posso essere in più posti contemporaneamente e quindi devo trovare qualcosa vicino a casa. Una volta vivevo mesi in furgone per scalare ovunque, ora non più. C’è da dire che molti delle vie salite di recente sono di grande continuità che non è proprio il mio stile. Comunque, si dovrà vedere cosa rimarrà di queste prestazioni perché è importante anche uscire, andare lontano, viaggiare, e misurarsi con altre vie e altre rocce per avere un confronto.

Domanda rituale: arrampicare alle Olimpiadi, cosa ne pensi?
Ho sempre visto l’arrampicare da un punto di vista molto romantico, quindi il pensiero non può non essere un po' critico. E’ chiaro che ognuno deve fare quello che sente e se uno scalatore vuole solo gareggiare e scalare sulla plastica, è giusto che lo faccia, così come quello che vuole solo andare in montagna. Deve esserci spazio per tutti e oggi come oggi, le strade sono piuttosto separate tra chi lo fa come sport e chi va in montagna. La cosa positiva sicuramente è che acquisterà ancora più popolarità e crescerà il numero di appassionati ma, di contro, forse, il concetto di sfida e competizione si sposterà anche in falesia, più gente si muoverà nei boschi verso le pareti, lasceranno più spazzatura. Ci dirà il tempo se sarà così.

 

intervista Stefano Michelin

 

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