Climbing Hero: Jim “Bird” Bridwell

L’avventura, l’etica e l’avvento del “free climbing”

28 febbraio 2018
“Io avevo voluto catturare qualcosa di ancora più inafferrabile: avevo voluto trovare il limite della mia stessa immaginazione.” Jim Bridwell

All’età di 73 anni, Jim Bridwell è morto.
Lo sappiamo tutti ed è da giorni che i siti di arrampicata ed alpinismo ne parlano diffusamente. Molti gli articoli e le testimonianze che hanno ricordato questo personaggio leggendario, che con la sua trasgressione, anticonformismo ed audacia ha scritto pagine fondamentali nella storia dell’arrampicata e dell’alpinismo. Dalle incredibili big wall in artificiale estremo sulle pareti della sua Yosemite, alle avventure patagoniche o alle strabilianti salite in Alaska, Bridwell ha rappresentato un punto di riferimento a livello mondiale, anche per l'eccezionale contributo che ha dato nello sviluppo di molti strumenti che sono ora parte del kit base di ogni artificialista.

Al di là di queste realizzazioni, Bridwell ha rappresentato l’essenza del climber anticonformista, che si muoveva al di fuori di ogni regola della società e non è quindi un caso se circolano anche moltissime leggende sul suo conto.

“Nel 1973 Jim Bridwell era il re del gruppo dei briganti dell’arrampicata di Yosemite. Soprannominato “Bird” […] viveva in una specie di tenda per le feste, il centro di tutti quei tipi strambi, hippy e avventurieri che resero l’arrampicata, in quel luogo, così memorabile. Con la sua bandana e il gilè, e una Camel sempre penzoloni dalle labbra, sembrava proprio il classico anti-eroe, il che è esattamente quello che era: Billt the Kid in scarpette d’arrampicata.” (tratto da “Mi chiamavano Banana Fingers” – Ed. Versante Sud).

Queste sono le parole con cui Fawcett ha descritto Bridwell, dopo averlo conosciuto in Yosemite. Nel 1973 Ron Fawcett, colui che ha aperto la via dell’arrampicata libera in Gran Bretagna, effettuò il suo primo viaggio in Yosemite, proprio perché da tempo si parlava di questo luogo mitico, in cui stava evolvendo sia una nuova concezione che un nuovo modo di vivere l’arrampicata. È proprio lì che Ron fece il suo incontro con la filosofia del “free climbing” e della sua etica, che poi importò in patria.
Una storia molto simile a quella che ha caratterizzato l’evoluzione dell’arrampicata libera nel nostro paese: la rivoluzione degli anni settanta, il Nuovo Mattino e il Sassismo, le nuove espressioni dell’arrampicata che erano manifestamente ispirate proprio alla scena californiana. L'iconico articolo “Il Nuovo Mattino” di Gianpiero Motti, non è infatti che una celebrazione di come, dall’altra parte dell’oceano, l’arrampicata stesse subendo un cambiamento radicale e completo, da cui poi nacque l’arrampicata “libera” anche nel nostro paese in contrapposizione allo stantio alpinismo di allora.

E in tutto questo che c’entra il grande artificialista Bridwell?

C’entra eccome! Perché prima di diventare il re delle artificiali estreme, Bridwell fu il portavoce dell’etica del “free climbing”, così come l’aveva imparata dal suo maestro Frank Sacherer e da Chuck Pratt, che furono i precursori mondiali di questo modo di concepire l’arrampicata: “L’anno 1964 segnò la nascita di una nuova era, con Frank Sacherer e Chuck Pratt a segnare il cammino.”

Un’arrampicata libera che, come ci spiega Bird, aveva i suoi fondamenti nella forma, più che nel risultato:

“L’obiettivo dell’arrampicare aveva due facce. Arrivare sulla cima di qualcosa: una guglia, un pinnacolo o una parete, era una ma quella più importante era come ci si arrivava.”

Una concezione che Bridwell esportò in seguito anche nel suo modo di scalare in artificiale, dove la purezza e l’etica sono stati un fondamento al quale mai ha rinunciato e che hanno reso le sue salite un’avventura ben più profonda del semplice raggiungere un successo, sempre nel massimo rispetto per la via e per la roccia.

“E così, per riuscire a scalarla, hanno abbassato la via al loro livello, cosa che io non reputo giusta. Se non sai fare la via torni indietro, a meno che qualche appiglio si rompa […] Modificare una via è come dipingere i baffi a Monna Lisa.”

Al di là delle imprese che gli vengono riconosciute, al di là delle storiche linee che ha aperto su alcune delle pareti più celebri al mondo, Jim Bridwell ha incarnato un modo di vivere l’arrampicata di cui spesso ci si dimentica, per celebrare solo i risultati finali di un cammino umano ben più ampio. Bird probabilmente non avrebbe voluto questo perché come lui stesso scrive: “Il successo è diventato più importante della correttezza. La difficoltà tecnica ha maggior importanza della vera avventura” e sicuramente è l’avventura il cardine che ha costituito la sua vita di uomo e di arrampicatore.

Un’avventura nella quale etica, arte, estetica, ricerca spirituale vanno a braccetto e si fondano in un tutt’uno, cercando di non lasciarsi travolgere dalla pura e semplice competizione. Una prospettiva che solo in pochi sono in grado vivere autenticamente.

“Sfortunatamente stile ed etica formano la base per un’insidiosa competizione che può dimostrarsi abbastanza abrasiva per la psiche della comunità dei climber. È arte o follia? […] O la risposta risiede più in profondità, all’interno dell’anima di un uomo? […] Forse l’ego competitivo sarà rimpiazzato da un apprezzamento, di larghe vedute, della forma; l’etica potrebbe fondersi con l’estetica, rendendo la pratica di vitale importanza rispetto al valore della personalità. Se la forma è definita, i miglioramenti sono invece infiniti. I semi stanno già germogliando in molti devoti praticanti dell’arte. Quando l’arte diventa un modo di vivere, con un significato quasi religioso per l’individuo, quest’arte acquisisce una posizione utile sulla scena globale.”

Le frasi riportate sono solo alcune tra le tante riflessioni che Bridwell inserisce nei suoi scritti e che mai come ora esprimono una visione davvero in contrasto con l’attuale mondo dell’arrampicata e la sua dilagante sterilità ideologica.
Tra le sue molte considerazioni, una in particolare merita di essere ricordate ora, in un periodo storico in cui il boom dell'arrampicata ha trasformato il nostro mondo spesso solo in un'occasione di business, dove tutti cercano di accaparrarsi una fetta della torta:

“I climber devono fare attenzione a quali sono i motivi per cui scalano e a non perderli di vista se non vogliono smarrire le ragioni per cui arrampicano. Penso che il fattore economico stia diventando un problema oggi che ci sono così tante persone nel mondo dell’arrampicata, e per questo penso che i climber debbano essere maggiormente consci di quello che fanno. Nelle loro azioni, rispetto ai tempi passati, ci dovrebbe essere una maggior attenzione all’etica perché il denaro è una grande tentazione e questo è uno dei maggiori problemi con cui abbiamo a che fare oggi nel mondo dell’arrampicata”

Ricordiamo quindi Bridwell per le sue grandi vie, per l'audacia, per la stravaganza che rappresentava, per il suo essere un personaggio carismatico e pittoresco. Ma ricordiamolo ancor più per la sua integrità etica, il suo profondo vivere l'arrampicata anche come una ricerca spirituale e per l'esempio umano che ha rappresentato, al di là di tutti gli stereotipi che gli sono stati affibiati.

Alberto "Albertaccia" Milani

Tutte le citazioni sono tratte dal libro “Jim Bridwell – The Bird. Ed. Versante Sud”.

Per un approfondimento sulle imprese alpinistiche di Bridwell si veda anche l’articolo pubblicato da Stefano Michelin sul nostro sito.

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