Non scorderò mai Roberto Bassi e quello che era Arco allora…

Il ricordo di Alfredo Webber di un grandissimo e del periodo in cui scalarono insieme

08 gennaio 2019

Arco di Trento non ha bisogno di presentazioni. E’, da anni, la capitale italiana (europea?) dell’arrampicata sportiva, culla di quel movimento letteralmente esploso da quelle parti che ha contribuito a modificare letteralmente la faccia di questo sport, che però all’epoca era molto di più. Parliamo degli anni ’80, inizio ’90, parliamo dei pantaloni in lycra attillati e sgargianti, dei capelli lungi tenuti ancora dalle fasce in testa. Il “tarlo” del grado aveva già fatto breccia nei cuori dei climber ma lo spirito era quello della ricerca della libertà oltre che della difficoltà, propria degli anni ’70. Un periodo denso, a tinte forti, e a presentarcelo con un toccante racconto è Alfredo Webber che da oltre 30 anni porta avanti il suo amore per Arco e le sue pareti grazie anche all’incontro ai tempi con l’indimenticato Roberto Bassi.

ZANZARA E LABBRADORO, Roberto Bassi e la nascita del free climbing nella Valle del Sarca

A ormai 50 anni, Alfredo sta vivendo un periodo davvero strepitoso e sta trovando nel Monte Colt, la sua location d’eccellenza per le ultime realizzazioni. Dopo aver ripetuto Terra Piatta, ha ripetuto anche Zero Tolleranza, un altro 8c liberato di recente da Cristian Brenna, e dopo poco anche Riflessi, del medesimo grado. Sono vie diverse per stile ma sempre paurosamente esigenti, tecniche e su una roccia che sono un prodigio della Natura. Poco fa Webber ha liberato anche Panem et Circenses che reputa, in attesa di ripetizioni, 8c+/9a ed è di ieri la notizia della first ascent anche di una variante di Riflessi nel Rosso, Dedi Fredi, sempre di 8c.

Non scorderò mai Roberto Bassi e quello che era Arco allora…
di Alfredo Webber
foto archivio Webber/Roni Andres

"Ho iniziato ad arrampicare nell'autunno del 1986, in una palestra sopra Trento con un ragazzo a cui avevo detto che mi sarebbe piaciuto provare. Devo dire che già da un paio di anni andavo in montagna a far ferrate o cime senza però arrampicare. Un giorno, nella sede della SAT del mio paese, vidi una foto su uno dei primi calendari di arrampicata ed era proprio Roberto Bassi, alla Spiaggia delle Lucertole, sul lago di Garda. Quella foto penso sia stata la scintilla che mi ha fatto pensare “voglio fare anch’io questo” ma non immaginandomi neppure lontanamente che il destino mi avrebbe portato da lì ha pochi anni a conoscere ed arrampicare assieme proprio a Roberto. Le prime falesie che ho frequentato ad Arco sono state Massone, con i suoi incredibili colori, la Swing Area, San Siro, la gola di Toblino e dal 1989 anche Nomesino, in val di Gresta.

In quei anni climber eravamo di meno per cui ci conoscevamo quasi tutti in zona; sicuramente Roberto Bassi, Luca Giupponi, Rolando Larcher, Danilo Bonvecchio, Fabio Leoni, Giorgio Manica, Daniela Luzzini, Mario Manica, Luigi Colò, Diego Depretto, Diego e Mauro Mabboni, Loris Manzana, Paolo e Piero Leoni erano persone che incontravo di frequente nelle falesie arcensi e della val di Gresta appunto. Ma in quegli anni, Arco stava vivendo una fase di grande fermento, nel senso che si chiodavano falesie nuove, uscivano scarpette nuove, corde e rinvii si alleggerivano di anno in anno e poi giungevano notizie di favolose falesie nel sud della Francia (la Spagna non era ancora diventata la "mecca" dell'arrampicata). Le notizie non erano così in diretta come adesso; molte falesie ed arrampicatori erano circondati da una sorta di “alone di mistero”, quasi come delle leggende.

Ad Arco nel 1987 si fece il primo Rock Master sulla plastica e mi ricordo quando vidi la prima volta la nuova struttura, pazzesca! Per me allora era tutto così diverso da dove abitavo che mi sembrava di vivere qualcosa di meraviglioso ed unico. Col senno di poi effettivamente, era proprio così. A 18 anni ero talmente entusiasta per tutte queste novità legate alla vita all'aperto che mi interessava solo scalare; penso che questo sia anche il motivo che dopo 32 anni che scalo abbia lo stesso entusiasmo di allora anche se il “motore” gira un po’ meno. Tante volte sono partito da casa da solo, senza essere d'accordo con nessuno, per poi trovare qualcuno in falesia e scalare comunque, anche perché tendenzialmente sono uno che va d’accordo con tutti. Questo era ed è per me un aspetto molto importante: conoscere nuove persone e condividere la stessa passione. Arco era molto diversa da adesso anche per l'aspetto commerciale, ho passato anni con un solo negozio.

Roberto Bassi già verso il 1989 inizio a chiodare alcune falesie in zona Rovereto, alcune delle quali sono tutt'ora delle perle. Mi ricordo che vederlo scalare sui suoi progetti era una cosa incredibile per quei tempi. Con i piedi faceva dei giochi incredibili e aveva le dita che erano grosse quasi il doppio delle mie che scalavo da poco. La cosa che mi piaceva del suo carattere era la tranquillità che aveva ed un senso di serenità che riusciva a trasmettere anche alle persone vicino a lui. Veramente una persona speciale! Vidi Roberto per la prima volta a Massone, credo fosse primavera o autunno 1988, mentre stava provando un 8a che si chiama Incantesimo. Io ero lì con il mio amico Martin Elser e poco tempo dopo ci trovammo insieme a scalare, forse alla gola a Toblino o Terlago. Roberto era una persona veramente speciale; magari se non lo conoscevi sembrava un po’ chiuso però io mi son trovato subito bene con lui anche perché oltre ad essere bravo ad arrampicare era soprattutto una persona semplice ed umile.

Aveva uno sguardo che non dimenticherò mai, un misto di innocenza, sognatore e malinconia. Mi viene ancora un nodo in gola a ricordarlo...

Aveva un carisma davvero unico che andava oltre l'arrampicata: C'è una via al Colodri che si chiama Guru Bassi e già questo la dice lunga sulla sua persona. Può sembrare strano o eccessivo ma chi lo ha conosciuto sa che non sto esagerando. Aveva una passione immensa per cercare nuove linee. Le chiodava, le puliva e le provava, trovando sequenze veramente strane e allo stesso tempo durissime. A volte tra di noi, per scherzare, gli dicevamo “ecco che il Bassi ha fatto un’altra bassicchiata”. Lui si era veramente un mago sulle placche e sui muri verticale. Roberto era un sognatore pero era soprattutto una persona coerente con sè stessa e con gli altri. Aveva uno stile di vita quasi ascetico. Si faceva il pane integrale da solo alzandosi alle 4 della mattina e quando ogni tanto ne portava un pezzetto in falesia, era orgoglioso di farcelo assaggiare. Era sempre sereno quando eravamo ad arrampicare e io non l'ho mai sentito lamentarsi.

Un giorno con Martin andai a casa sua e mi ricordo che come tavolo aveva un pannello di legno e due cavalletti. Questo era Roberto, una persona semplice, essenziale e trasparente. Gli piaceva leggere fumetti e infatti uno dei suoi capolavori in gola di Toblino si chiama Mojado, un personaggio di una delle riviste che leggeva. Un giorno eravamo d'accordo di trovarci in un bar per andare a scalare ed io ero un po' in ritardo. Quando arrivai mi sorrise e mi mostrò che, mentre mi aspettava, aveva disegnato e colorato una bozza di una falesia che stava chiodando. Ricordo che mi colpì la sua serenità; in due parole, zero stress!!!

Le qualità che aveva Roberto come arrampicatore erano molteplici, sia prettamente fisiche che di intelligenza motoria; poi queste venivano amplificate anche dal suo talento naturale ma soprattutto dalla sua immensa passione per l'arrampicata. Dl punto di vista fisico, un punto di forza di Roberto era soprattutto la sua leggerezza e la forza di dita. Mi ricordo che guardavo come teneva le listine sui suoi progetti e mi accorsi che aveva un modo tutto suo per stringerle al meglio. Faceva un uso dei piedi incredibile e penso che sia stato il frutto di come e dove aveva iniziato a scalare, ovvero placche e muri verticali. Qui era veramente un maestro a scovare delle linee con dei movimenti incredibili che sono tutt'oggi dei rompicapo anche per gli scalatori moderni. I suoi capolavori in gola di Toblino sono ancora oggi delle belle sfide e comunque non disdegnava neanche gli strapiombi e vicino a Rovereto c'e' un muro strapiombante in cui ci sono delle linee incredibili per bellezza e difficoltà.

Penso che in quegli anni vi fosse da parte della nuova generazione di arrampicatori una voglia di rompere gli schemi e le regole con in mondo dell'arrampicata tradizionale e sicuramente Roberto era uno di loro ma allo stesso tempo penso volesse anche "ribellarsi "alle regole e convenzioni che la società ci impone, un vero spirito libero. A mio parere lui aveva anche una visione “romantica” dell'arrampicata che andava oltre il grado; era più una filosofia di vita. Mentre stava chiodando una falesia, stette tutta un’estate nel suo furgone in un prato lì vicino, scendeva a valle per consegnare i giornali ma poi ritornava a chiodare e pulire i suoi progetti. Gli piaceva stare in mezzo alla natura, in pace con sè stesso. Questo oggi penso si sia un po' perso ma non sta' a me giudicare.

Internet ha contribuito a far crescere la diffusione dell'arrampicata in maniera esponenziale ma sotto certi aspetti vi è stata un pò di omologazione. Forse è solo una mia impressione, frutto della mia età che mi porta a ricordare quello che non ritornera più, ma resta il fatto che arrampicare è bellissimo e che ognuno deve rincorre i propri sogni come meglio crede. Sicuramente Roberto per me è stato un esempio come arrampicatore ma soprattutto come persona."

Guide di Arco

ARCO FALESIE, 136 proposte.
Arco – Valle del Sarca – Valle dei Laghi – Trento – Rovereto – Valli Giudicarie – Val di Non
di Mario Manica, Antonella Cicogna e Davide Negretti

ARCO PARETI
Vie classiche moderne e sportive in Valle del Sarca.
di Diego Filippi

Train 740x195

Copyright © Up-climbing.com By Versante Sud Srl
Sede legale Milano via G. Longhi, 10 - Registro Imprese di Milano P.IVA n. 12612150156 REA MI-1569599 - Cap. Sociale euro 10.000,00

Logo footer e307f2bce5042c4e7a257ec709ea497334ec09124162c27e291131063b267875