La mitica Silbergeier per Alessandro Zeni

Un'altra rilevante salita e il suo significato nelle parole di Alessandro

23 agosto 2017

Dalle vie mitiche e irripetute di Manolo, alla placcosa Bain de Sang, 9a di Fred Nicole per approdare ora alla multipitch che tutti sognano ma sulla quale solo pochi hanno il livello per salire, la celebre Silbergeier di Beat Kammerlander in Ratikon! Questa è l'ultima realizzazione del talentuoso Alessandro Zeni che, oltre al livello su roccia, si dimostra sempre un ottimo comunicatore nello scriverci e condividere con noi le sue avventure verticali. Lasciamo quindi a lui la parola, per farci trasportare lungo questa via e il suo calcare incredibile.

 

****

SILBERGEIER (Beat Kammerlander ’93)

“Cercate di farcela da soli se pensate di riuscirci fra un po’ di tempo, dovrete pur fermarvi in qualche posto allora avrete bisogno di una mano”. Jackson Browne

 

Il desiderio di metterci alla prova compare di soppiatto e quasi all’insaputa di noi stessi. Spesso tutto ha inizio nel silenzioso linguaggio degli occhi, un impeto assoluto di vita che brilla nel pronunciare poche parole: Silbergeier!

Sono le 7 del mattino quando, con il compagno di squadra Filip, mi avvio per la quarta volta verso questo muro di calcare compatto. Ci attende una giornata fredda e nebbiosa che fa sembrare la IV Kirchlispitze un vero veliero pirata.

Un sole anemico appare come una sfera lattiginosa appena sopra la “sky line” di questa enorme bastionata rocciosa che fa da confine tra Svizzera e Austria. Pensavo che il meteo in Dolomiti fosse già sufficientemente ballerino ma qui sembra ancor peggiore! Di fatto le piogge nei giorni scorsi non hanno dato tregua ed è già buona cosa se adesso non sta piovendo. Mentre risaliamo i ripidi ghiaioni folate di aria tagliente come rasoi calano dalle punte della famigerata Kirchlispitze infilandosi tra le chiome degli abeti e i cespugli di rododendro. Il freddo si fa pungente, solo gli animali al pascolo sembrano non farci caso, continuando a muoversi con movimenti lenti e un incessante tintinnare di campanacci.

Durante la salita non mi va di parlare, sono troppo intento nell’osservare queste rocce che come lame forano il terreno e poi sbucano dalle nubi con grandi torrioni. Dopo circa un’ora e un quarto di avvicinamento siamo lì, all’attacco di Silbergeier. Con mio grande dispiacere e disappunto mi accorgo che una lunga colata di acqua la percorre e già la prima lunghezza è molto bagnata! Siamo cosi costretti ad aspettare un’ora e mezza alla base finché una timida occhiata di sole la rende scalabile.

Sono ghiacciato ma parto comunque deciso sul primo tiro di 8b che risolvo velocemente. Mentre attendo il compagno in sosta rivolgo lo sguardo verso l’alto.. Il calcare si è asciugato più velocemente di quanto pensassi e così anche i successivi tiri di 7c+, 8a+ e 7a+ mi lasciano passare senza grosse difficoltà.

Arrivo quindi alla famigerata nicchia di Silbergeier ancora carico di energie.

Attendo l’arrivo di Filip che appena arriva in sosta, da buon scalatore di strapiombi, mi dice: “Qui non ci sono prese ma solo appoggi!”. Mi parte una risata spontanea che mi rilassa e annulla ogni tensione.

Mangiamo così un po’ di frutta secca su questo bellissimo giaciglio naturale ricoperti dalle nebbie e dal freddo. Ma mentre sono qui l’impazienza di proseguire mi perseguita e non mi permette di fermarmi troppo a lungo così in un attimo le mani sono nuovamente nel sacchetto della magnesite e le dita dei piedi costrette dentro a delle scarpette quattro misure più piccole.

Parto così sul quinto tiro di 8b+ energico più che mai ma, non appena arrivo al passo chiave, noto una lunga colata d’acqua larga circa un metro e mezzo che dall’altro della via scende copiosa proprio nel bel mezzo del traverso più sprotetto! Ammetto che non ho mai trovato buone condizioni anche nei precedenti 3 tentativi ma questa volta mi sembra davvero troppo esagerato ed inizio seriamente a chiedermi se mai queste famigerate “condizioni” possano esistere in questi luoghi! Me ne faccio una ragione ma è chiaro che questo non è sufficiente, ed è oltremodo impensabile che con questa nebbia ci sia la speranza che asciughi.

Non mi resta che appendermi ed andare a vedere se c’è qualche possibilità di passare lo stesso. Imposto sequenze del tutto nuove, utilizzando prese che mai avevo considerato durante i precedenti tentativi. Fortunatamente trovo una maniera per poter passare.

Questa nuova “metode” porta però con sé anche maggiori rischi di caduta e mi trovo costretto a caricare degli appoggi totalmente bagnati, per giunta molto piccoli e già ad una notevole distanza dall’ultima protezione..

Arrivato in cima mi faccio calare nuovamente alla sosta e sfilo la corda. Passano alcuni minuti di profonda concentrazione, appena parto tutto entra fluido e senza grosse difficoltà, stringo quelle piccole rughe che mi permettono di superare l’obbligatorio di 7c. Arrivato prima del traverso so che ancora non è finita, il fenomeno dell’acqua planning è sempre in agguato. Di tutti quegli appoggi e appigli bagnati utilizzo solo quelli strettamente indispensabili e con una spaccata riesco a superare questa lacrima che scende lungo il viso della IV Kirchlispitze. Appena arrivo in sosta un grande urlo di felicità e liberazione esce spontaneo e scende fino alla sosta dove l’amico risponde con un eco!

Ora si può facilmente immaginare la felicità che ho provato in quel momento e quanto ormai, dopo aver superato il tiro chiave di 8b+, sentissi di avere la salita sul palmo della mano. Che sciocco da parte mia anche solo l’averlo potuto pensare!!

Parto così sull’ultimo tiro e scopro che la IV Kirchlispitze ha due occhi ed oggi entrambi che lacrimano. Questa colata è ancora più grande della precedente ma per fortuna non va a toccare il passaggio chiave della via, il rovescio della medaglia è che in questo caso ho ben poche speranze di cercare di evitarla. Arrivo così sul passo difficile con le scarpette totalmente fradice in punta, carico il piede sinistro..e in un attimo sono giù!

Torno alla sosta davvero stanco, stufo, tutte quelle energie che fino ad un attimo prima possedevo sembrano essersi prosciugate come una pozzanghera nel mese di luglio. Tutti questi fattori esterni rendono la via ancor più difficile di quanto già lo sia e il mio spirito sembra non essere più disposto a combattere oltre modo su questi veli d’acqua. Confesso al compagno di squadra che probabilmente sta volta non c’è nulla da fare e che tutto ad un tratto le energie e la forza nelle dita sembrano essersi disperse nella nebbia.

In due minuti sono pervaso dallo sconforto e già penso al giorno in cui poter tornare per riprovarci; tutto per colpa di un 8a che per giunta non reputavo nemmeno un problema fino a poco prima. Non appena smetto di parlare Filip mi guarda e scuotendo la testa mi dice: “Sei solo stanco mentalmente e non sei più disposto ad accettare queste ulteriori difficoltà che arrivano dall’esterno. Lascia perdere il freddo e la colata d’acqua, concentrati!! Il fisico c’è, sei ancora perfettamente fresco, ti ho visto! Fai girare anche la testa e saremo in cima!”.

Poche semplici parole quelle uscite dalla bocca dell’amico, tanto è bastato per farmi ritrovare tutta la fiducia in me stesso. Così ho pensato: “e se fosse vero? E se veramente è solo un fattore psicologico e non fisico? Allora se è solo la mente basta non pensare, devo solo scalare usando il cuore!!”.

Ora il mio approccio alla via è totalmente diverso, accolgo a braccia aperte una possibile sconfitta e non ho più paura di niente. Sono leggero ed il fatto che la gomma delle scarpette si bagni sulle prese non mi preoccupa affatto, le stringo di più e carico meno i piedi. Prima del passaggio chiave infilo una mano nella magnesite e asciugo quanto più possibile prima una e poi l’altra scarpetta. Guardo in basso e a stento riesco a vedere la sagoma del mio compagno di cordata ormai avvolta dalla nebbia, cosa che mi fa sentire un po’ solo. Ma la sensazione svanisce subito appena risuona nell’aria l’incitazione a non mollare da parete dall’amico. Alzo in bocca il piede sinistro e tengo una crostina inesistente li dove, a detta dei fratelli Pou, c’era la possibilità che si fosse rotta un appiglio.

Mi allungo verso l’alto e prendo l’ultima presa dopo il passaggio difficile. Dall’ultimo spit alla sosta mi attendono circa 20 metri di galoppata senza protezioni. La concentrazione non manca e li percorro tutti d’un fiato che libero con un urlo impregnato della gioia più profonda appena arrivo in cima alla IV Kirchlispitze! Un altro sogno è divenuto realtà!!

Quando Filip arriva alla sosta ci abbracciamo e lo ringrazio per avermi sostenuto in quel momento difficile.

Ora, se non fosse successo per davvero, sembrerebbe quasi la fine di una barzelletta! Nello stesso istante in cui abbiamo lanciato le corde per iniziare a fare le doppie, un sole splendente è uscito dalle nubi e ci ha accompagnati per tutto il resto della giornata. Questo tempo beffardo sembra proprio abbia voluto divertirsi mettendomi alla prova.. e direi che ci è riuscito perfettamente!!

Appena arriviamo alla base scopro un curioso barattolo incastonato in una fessura della roccia. Lo apro e trovo all’interno un piccolo diario con le scritte delle salite fatte in passato, alle quali aggiungo pure la mia. Sfogliandolo all’indietro trovo pure la salita di Pietro Dal Prà del 1999 quando, alla mia stessa età, ha compiuto la terza ripetizione di questa magica via. Non manco così di scattare una bella foto ricordo di quella pagina che spero faccia piacere a Pietro, se mai la vedesse.

Per quanto riguarda me, ogni via mi ha sempre insegnato qualcosa. Con questa salita ho avuto modo di conoscere la parte più tenace e testarda di me e capire l’importanza dello spirito di squadra. Nella scalata come nella vita a volte ci arrendiamo ancor prima di averci provato veramente, abbandoniamo qualcosa di importante solo perché subentrano fattori che non possiamo controllare. Ma se una cosa è davvero così importante e se vicino abbiamo le persone giuste, non c’è nulla che possa fermarci. Perché credo che esista un avvoltoio d’argento che dorme in ognuno di noi, ci basta solo risvegliarlo e sarà lui a guidarci fino alla vetta dei nostri sogni!

Un grazie va inoltre al compaesano Alex Zugliani che mi ha accompagnato durante quel primo viaggio ricco di avventura e scoperta. Complimenti infine al mitico Beat Kammerlander per aver trovato una linea che le parole ancora non riescono a descrivere!!

Alessandro ringrazia il Centro Sportivo Esercito e i suoi sponsor: La Sportiva, Grivel, Montura, Stubai.

 

Ale Zeni 

Train 740x195

Copyright © Up-climbing.com By Versante Sud Srl
Sede legale Milano via G. Longhi, 10 - Registro Imprese di Milano P.IVA n. 12612150156 REA MI-1569599 - Cap. Sociale euro 10.000,00

Logo footer e307f2bce5042c4e7a257ec709ea497334ec09124162c27e291131063b267875