Solitary Souls FA al Capolinea: reazioni e riflessioni sul Progetto Favresse liberato

Il degenero dello scambio Webber- De Bonis

02 agosto 2019
Si è avviata alla sua logica conclusione la diatriba che ha riguardato Alfredo Webber e Lorenzo De Bonis sulla famosa prima salita di uno dei progetti Favresse ad Arco, una first ascent che ha causato non poco nervosismo e molte parole di troppo.

La storia la si sa. In data 22 luglio riportavamo la notizia che Alfredo Webber aveva liberato un tiro in zona Arco riportato come Progetto Favresse sulle guide, cui dava il nome di Solitary Souls. Il giorno seguente, Lorenzo De Bonis pubblicava sul suo profilo facebook che aveva provveduto lui a sistemare il tiro in precedenza, dopo aver provato a contattare in modo vano Favresse, e che lo stava provando. Webber quindi gli avrebbe sottratto questo suo progetto.

Tutti i dettagli di quanto Alfredo ci ha riferito e quanto Lorenzo ha scritto, sono visibili lì dove sono stati pubblicati, quindi chi desidera specifiche tecniche può tranquillamente consultare le due fonti.

La notizia su questo presunto furto di progetto ha fatto velocemente il giro del web, coinvolgendo molte persone, talvolta estranee in tutto e per tutto, e portando a nulla. Ci siamo sentiti chiamati in causa naturalmente poiché da tempo pubblichiamo le prestazioni di Alfredo e quindi ci è parso corretto, passata la sfuriata, di contattarli per un chiarimento in merito, oltre al fatto che siamo stati citati in alcuni commenti.

Se da un lato abbiamo la legge non scritta ma sacrosanta del rispetto di chi chioda o sistema i tiri, dall’altra c’è la questione dei progetti aperti e progetti chiusi con in mezzo anche l’argomentazione delle prese scavate, migliorate, messe in sicurezza, rinforzate, disgaggiate, facilitate, peggiorate, ecc, ecc, ecc. Sopra, a tirare un po’ le fila del tutto, una delle parole dal più alto valore in arrampicata, “etica”. Etica di chiodatura, di apertura, di salita, di scalata, di progetto, ecc, ecc, ecc.

Lorenzo aveva chiamato il tiro Capolinea dopo averlo sistemato (e dopo aver provato a contattare Favresse che non ha dato risposta) mentre Alfredo lo ha nominato Solitary Souls dopo la prima salita. Malgrado non fosse un posto dove ci vanno di solito molte persone (avvicinamento e gradi), Alfredo e Lorenzo non sapevano l’uno dell’altro (qui stringiamo il discorso per motivi di spazio, chi vuole specifiche legga post e articolo); la sola indicazione era un nastro rosso posto sul primo spit.

Allo sfogo pubblico di Lorenzo su facebook, cui in concomitanza c’è stato uno scambio privato tra lui e Alfredo via messaggi (riassumiamo, per spazio…), è seguito un fiume di parole e prese di posizione che non hanno fatto altro che amplificare la questione ben oltre la sua reale gravità, ben oltre le intenzioni di Lorenzo e ben oltre le responsabilità di Alfredo.

Ovvio, il fatto di dire “questo tiro è mio, lo scalo solo io” ha sempre sollevato molte polemiche. La questione “progetto aperto/chiuso” si scontrava col fatto che da un lato della bellezza dell’arrampicata devono goderne tutti, giusto, ma che se possiamo scalare è perché “qualcuno” si è fatto il mazzo per attrezzare un tiro, 4c o 9b che sia, ed è giusto pure che sia dia a lui una certa precedenza se chiede cortesemente di provare a salirlo per primo.

A venire seriamente lesionato, in tutta questa vicenda, è stato il buon senso, talvolta venuto molto meno. Quello di non attaccare uno o l’altro o chi dà notizia prima di aver appurato cosa è successo, quello di emettere sentenza prima di aver sentito le persone coinvolte o quello di mandare messaggi privati asserendo che ci si dovrebbe vergognare. Insomma, per alcuni il tempo dei forconi poggiati per una razionale riflessione sembrano lontani ancora e meno male che si parla di “etica”.

Sarebbe etico conoscere prima di esprimersi (e in ogni caso anche con certi modi…), tenendo fede a quel vecchio adagio secondo il quale “è meglio tacere e sembrare idioti che parlare e fugare ogni dubbio”, comprendendo tuttavia che certe questioni, al pari di politica e religione, infiammano gli animi alle volte in maniera incontrollabile.

I social, ancora una volta, hanno fatto la loro. Cosa bellissima e democraticissima che tutti possano dire la loro, lo pensiamo tutti, ma non è obbligatorio commentare, anche quando si è in disaccordo. Come si sa, tra l’esprimere la propria idea, essere attaccati e rispondere alzando i toni, il passo è davvero breve. Quindi nuovamente si torna al punto che la parola è giusto che la prendano tutti, il “tono” che si tiene ed il “contenuto” che si esprime è un altro discorso.

Parlando con Alfredo e Lorenzo, non abbiamo sinceramente intravisto nessun piano malefico alle spalle del loro agire né alcuna volontà di ledere a nessuno. Comunicazione carente? Forse, è possibile. La non conoscenza del rispettivo lavoro l'uno dell'altro ci è stata confermata.

Morale, per fortuna la vicenda è ormai sottoterra. De Bonis e Webber avranno modo di chiarirsi ulteriormente tra loro, se lo vorranno, e magari di tornare anche a scalare insieme. Forse, e ce lo auguriamo, sistemando e liberando altri “progetti Fravresse”, cosa che farebbe un gran bene a tutta l’arrampicata. Poi si potrebbe risentire lo stesso Nico per invitarlo a ripetere i suoi tiri e chiudere andando a berci sopra una birra.

Resta solo un quesito: quindi questo tiro come lo si chiama adesso?


Stefano Michelin

 

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