Arco 2020 con Alfredo Webber

L’istituzione trentina ci parla degli ultimi avvenimenti di Arco

28 settembre 2020
Intervista con Alfredo Webber.

Chiunque abbia scalato ad Arco, probabilmente è passato su un tiro aperto, visto o pulito da Alfredo. Operaio in cava da sempre, il buon Webber è uno di quelli che sono appassionati della verticalità e si fanno un mazzo tanto per poter rendere fruibile un pezzo di roccia a noi climbers. Oltre ad aver aperto numerose vie, Alfredo le ha anche salite, tritando un innumerevole lista di tiri di grado 8 e 9. Divide la sua vita tra la famiglia, il lavoro e la scalata, allenandosi duro per poter vivere quelle “emozioni solitarie” che prova mentre scala. In questi anni ne ha viste di cotte e di crude, con un briciolo di ammirazione gli abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa al volo, ecco come è andata.


Arco è sempre stato un territorio florido per quanto riguarda l'arrampicata sportiva. Negli ultimi anni è decisamente esplosa, arrivando ad avere un harem di scalatori locals di livello altissimo. Come vedi questa trasformazione? Com'è il gruppo dei locals? 

Sicuramente ad Arco vi è stata un’enorme trasformazione sia nelle falesie ( vedi Larghel ora chiusa temporaneamente si spera)  ma soprattutto vi è una maggiore eterogeneità degli arrampicatori. Una volta ci conoscevamo più o meno tutti e molto spesso scalavamo insieme o comunque ci si incontrava spesso . Oggi anche grazie al maggior numero di falesie è più difficile incontrarsi. Inoltre chi scala livello professionistico può scalare anche durante la settimana per cui le occasioni di incontrarci sono poche . I "locals " a dire il vero gli incontro poco anche perché avendo famiglia dopo una giornata in falesia scappo a casa, non amando molto gli aperitivi al bar.

Ultimamente inoltre ho notato che dopo aver preso una posizione critica verso alcuni arrampicatori che avevano modificato un vecchio progetto del Roberto Bassi in molti mi hanno voltato le spalle senza però che questo mi impedisse di continuare ad arrampicare con lo stesso entusiasmo e passione di quando avevo vent'anni.


Hai salito praticamente tutto. Come ti regoli sui gradi da proporre e da discutere con gli altri climbers?

Ma scalato tutto non direi;mi mancano ancora molti tiri specialmente quelli bulderosi ed intensi e penso che resteranno dei progetti visti i 51 anni ma va bene così. Bisogna anche accettare con serenità i propri limiti non smettendo però di continuare a dare il massimo fisico permettendo. Sui gradi di solito faccio un raffronto con le vie che ho già salito e con quelle che sto provando e/o con quelle che chiodo e poi libero. V'è da dire che a volte ci si può anche sbagliare magari facendo passaggi più duri di quanto effettivamente serva o magari per la propria morfologia o prese che non si notano durante la prima salita.


Ultimamente Ondra e Megos hanno proposto degli aggiornamenti sui gradi di diversi tiri famosi: come sono state accolte queste opinioni all'interno della vostra comunità di scalatori?


Qualche malumore effettivamente in giro si è sentito, più che altro sulle valutazioni del fuoriclasse tedesco. Sul 9a+ di Ghisolfi non mi esprimo non avendolo provato ma per quel che riguarda Claudio caffè, avendola provata io, penso sia un 8c+ duro (Ondra aveva proposto addirittura 8c+/9a). Se paragoniamo Claudio caffè dandolo 8c per esempio gli 8c del monte Colt potremmo rivalutarli tutti 8a+/b; stesso discorso per Pure dreaming 9a: tutti i ripetitori hanno confermato il 9ª tra cui Ondra, Ghisolfi, Eiter, Rogira (scalatori da 9b). Con l'incastro alla canna a metà ' è un po più facile ma secondo me non da cambiarne il grado.Io penso che quando si ha un livello altissimo sia più difficile valutare oggettivamente una via che è di due lettere in meno del proprio limite .

Prima di sgradare bisognerebbe avere la sensibilità di ascoltare anche le opinioni degli altri scalatori che hanno precedentemente salito un tiro, ricordando sempre che quando scaliamo una via qualcuno ha faticato nel chiodata e pulirla affinché tutti possano divertirsi.

 

Ringraziando Alfredo per il tempo dedicatoci tra un impegno e l'altro, non vediamo l'ora di andare a scalare ad Arco!

 

Fonte Alfredo Webber

AP

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