Carnati: dalla ginnastica al nono grado

Intervista a Stefano Carnati

06 dicembre 2021
Intervista con Stefano Carnati, atleta dei Ragni di Lecco ed atleta Rock Experience.

Il nome Stefano Carnati ha sempre fatto tremare gli avversari. Già dall’epoca delle gare giovanili a livello nazionale ed internazionale, passando poi a quelle senior, Stefano è uno di quei climber che hanno sempre detto la loro. Se passiamo poi alla roccia, eleviamo tutto all’ennesima potenza. Dita d’acciaio, un fisico perfettamente allenato ed una mente forte sono state la chiave per riuscire a salire tiri e blocchi durissimi, a livelli veramente mondiali. La peculiarità di Stefano poi è quella di non lasciare nulla al caso, prediligendo la qualità pura alla quantità. Ogni blocco, ogni via salita ha una storia, una solidità, un’identità. Le radici del Carnati affondano lontane, cresciute tra forti esempi e reinterpretate in chiave moderna. In breve, Stefano Carnati è la nuova leva cresciuta dalla vecchia guardia, che reinterpreta l’arrampicata in chiave moderna con i valori che da sempre caratterizzano i grandi del mondo verticale.

Stefano, da quando hai iniziato a camminare, hai iniziato a scalare. Com'è cambiato l’approccio all'arrampicata nel corso degli anni?

Non proprio da quando cammino… Scalo dall’età di 12 anni, anche se frequento l'ambiente dell’arrampicata da sempre.Inizialmente consideravo le montagne e le falesie come ammassi di roccia, senza attribuire loro particolari significati. Poi, piano piano, sono diventati il mio terreno di gioco preferito, da cui trarre emozioni e gratificazioni.Arrivando dal mondo della ginnastica artistica e dalle competizioni in questo ambito, è stato relativamente naturale pensare all’arrampicata come uno sport,dove applicare le conoscenze relative ai possibili movimenti del mio corpo per progredire sulla roccia alla ricerca di equilibri precari.L’abitudine all’allenamento era già una competenza acquisita, così come il ripetersi continuo di un esercizio o di un singolo movimento per renderlo fluido, armonico e controllato. Applicando questo stile di preparazione, fin da subito ho ottenuto i primi risultati, oltre ad una costante progressione nel tempo. Tutto ciò è stato (ed è tuttora) lo stimolo migliore per “sopportare” gli allenamenti, le relative fatiche,così come i fallimenti, oltre che i piccoli sacrifici quotidiani.Con il passare degli anni ho compreso più a fondo ciò che mi affascina e motiva maggiormente di questa passione, ovvero conoscere nuovi luoghi e persone,confrontarsi con stili di arrampicata diversi, tipologie di rocce differenti ma,soprattutto, la possibilità di mettersi in gioco su vie simbolo di alcuni luoghi,firmate da “grandi personalità” del circolo arrampicata, così come la possibilità di realizzare la prima salita di alcuni nuovi itinerari.

Da giovani abbiamo diviso molte trasferte, come ad esempio quella dell’Argentiere in tenda. Qual è il tuo rapporto con le gare?

Ricordo con grande piacere quegli anni, gli anni delle trasferte con la nazionale,quando ai momenti di tensione e concentrazione delle ore di gara, si alternavano allegria e risate in compagnia di persone con i miei stessi interessi e stile di vita,vivendo esperienze memorabili.Arrampicavo da pochi mesi quando ho partecipato alle prime competizioni,affrontate con uno spirito interessato e rilassato al tempo stesso: tutto era nuovo ed emozionante. Quando ho compreso di avere le giuste qualità per poter ottenere dei buoni risultati, l’approccio si è modificato: gli allenamenti e l'intera preparazione settimanale sono stati finalizzati alle performance in gara, con un carico fisico, ma anche mentale, più intenso. Contemporaneamente è cambiata,però, anche la mia vita da studente: prima gli impegni liceali e ora universitari hanno molto ridotto il mio tempo libero, ovvero il tempo da dedicare alla scalata in generale. Amando moltissimo anche il mondo outdoor, infatti, ho dovuto scegliere a quale ambito dedicarmi maggiormente e la scelta degli ultimi periodi è sempre stata più tendente verso i progetti in falesia. La speranza è che presto le due modalità arrampicatorie si possano nuovamente coniugare. 

Hai sempre scelto linee particolari, con una forte identità e storicità importanti.Qual è il processo di scelta di un progetto?

Ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia in cui le guide di arrampicata, le riviste del settore ed i libri di montagna non sono mai mancati. Fin da bambino li sfogliavo, ammirando però soltanto le foto; poi, piano piano, da quando ho iniziato ad arrampicare, ho cercato di approfondire e di documentarmi maggiormente,imparando a conoscere l’importanza di taluni personaggi icone del mondo arrampicatori e delle loro migliori imprese. I video, in particolare, mi hanno permesso di capire meglio cose fosse l’arrampicata, quali fossero i limiti del momento e quali gli sforzi per superarli. Tutto questo mi ha da sempre fortemente stimolato. Anche la curiosità e la voglia di mettermi in gioco mi hanno spinto a scegliere di provare talune vie, ammirandone per alcune la bellezza dei movimenti e la conformazione della roccia, per altre l’importanza storica. Per le “migliori”entrambi questi aspetti.

Al di là del grado, quali sono state le tue salite memorabili nella tua personale lista e perché?

Tutte le salite importanti ti regalano sensazioni, gratificazioni e molti insegnamenti.Nella maggior parte dei casi le vie che più mi rimangono impresse nella memoria si identificano in quelle più dure: sicuramente per il fatto che su queste linee ho passato più tempo, derivandone, di conseguenza, un numero maggiore di ricordi,positivi e negativi. La via che meglio rappresenta questo è senza alcun dubbio Biographie: una via storica, icona per ogni climber e per me legata a ricordi d'infanzia, ovvero di quando salivo a Ceuse da bambino, insieme alla mia famiglia, ed avevo l'opportunità di vedere “all’opera” alcuni tra i top climber del momento. Ceuse inoltre è un luogo affascinante non solo dal punto di vista dell’arrampicata, ma anche per il paesaggio circostante, un valore aggiunto che contribuisce a rendere i giorni passati lì unici ed indimenticabili.Un’altra via che mi ha donato e lasciato tantissimo è Action Directe, di cui è inutile elencare l’importanza. Le giornate su questo tiro mi hanno insegnato a saper attendere pazientemente l’occasione opportuna. Per una sfida con me stesso, dopo le innumerevoli visioni dei video relativi ad essa, ho deciso di metterci le mani durante il mio secondo viaggio in Frankenjura, quando ancora non avevo il livello e la giusta preparazione per simili difficoltà. Per la sua realizzazione, a causa della lontananza del luogo, della difficoltà di far combaciare le vacanze scolastiche con una situazione meteo idonea per tentarla, ma soprattutto la giusta forma fisica, ho dovuto attendere il trascorrere di parecchie stagioni. Queste due vie sintetizzano meglio di tutte quello che è stato il mio processo di crescita non solo arrampicatoria, ma anche come persona.Oltre alle vie storiche, mi piace ricordare anche le vie di cui ho avuto l'opportunità di realizzare la prima salita, vie non sempre di grado alto, ma molte delle quali di alta qualità.

Ultimamente vediamo parecchia bici nelle tue giornate, oltre all’arrampicata che cosa compone il tuo mondo?

Da sempre mi piace andare in bici, quando ho dei momenti di tranquillità. In particolare quest’anno le uscite in mtb, e non solo, avevano l’obiettivo di essere d'aiuto nella preparazione atletica per Flatanger, un viaggio arrampicata che negli ultimi anni mi ha stimolato e regalato vere emozioni. Purtroppo, a causa della situazione sanitaria contingente, ho dovuto rinunciarvi.Le pedalate, invece, sono diventate “una quasi routine” durante i periodi estivi e di gran caldo, quando l’arrampicata risulta per me davvero impraticabile (almeno su roccia). Pedalo anche per l’allegra compagnia con cui spesso condivido la fatica della salita,la scoperta di nuovi itinerari sulle montagne di casa ed i bei colori dei tramonti o,più raramente, del sorgere del sole. Aspetti questi che mi piace mostrare anche agli altri amici attraverso i social, sui quali occorre dire che ci sono, ma su cui non posto necessariamente tutto quanto faccio.

Rispetto a qualche anno fa, i forti climber di oggi sono un po’ poveri di personalità.Come vedi le nuove leve?

Molti giovani forti e determinati stanno crescendo. Ovviamente, per poter essere innovativi, devono, innanzitutto e necessariamente, sapersi umilmente confrontare con il passato, conoscerlo a fondo, maturando esperienze su cui, lo spero tanto,costruirsi un proprio “originale” futuro.Per esprimere, inoltre, una forte personalità e lasciare un’impronta significativa,l’arrampicatore deve, a parer mio, anche dare un suo contributo: questo lo si ottiene soprattutto aprendo vie e/o blocchi, viaggiando alla scoperta di nuove mete. Ciò richiede molta dedizione, fatica, tempo ed anche denaro. Non tutti i climbers possono, anche volendo, purtroppo permetterselo… soprattutto in Italia,dove è lasciato poco spazio alla possibilità di essere professionisti, specialmente a chi scala unicamente su roccia. 

Nel futuro, come vedi Stefano Carnati?

Il mio grande desiderio è da sempre, e lo sarà anche in futuro, la conoscenza e la scoperta di affascinanti e, magari nuovi, luoghi dove le vie ed i blocchi si distinguono per qualche particolare ed unica caratteristica. Trovare il tempo per tutto questo non è, e non lo sarà mai, facile: non essendo professionista dovrò continuare a mettere d’accordo gli impegni della vita quotidiana e la mia grande passione.Attualmente il principale obiettivo rimane quello di ripetere vie famose e difficili,confrontandomi ogni volta con nuovi limiti, cercando soprattutto di raffinare le mie metodiche di allenamento, per arrivare al top della forma nel momento idoneo. Mi Piacerebbe riuscire ad essere un atleta “completo”, ovvero capace di affrontare con buone capacità i diversi stili e terreni di arrampicata.Spero, inoltre, di potermi dedicare anche alla ricerca di nuove vie, lasciando possibilmente la mia firma su linee che diventeranno magari un giorno ripetute e ben considerate.

Fonte e cortesia foto Stefano Carnati

AP

 

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