Carnati ripete A Present for the Future

Prima ripetizione del tiro di Ondra

17 febbraio 2021
Stefano Carnati ha ripetuto A Present for the Future

Vicino al lago di Iseo, un giovane Ondra aveva in parte attrezzato e poi salito un tiro estremo dedicato al futuro, con proposta di 9a/+. Scorreva l'anno 2010 e Adam era così giovane che la parte di lavoro fu fatta dal padre Miroslav. Il tiro connette la parte più strapiombante del settore con il muro tecnico verticale che sovrasta l'impressionante tetto. Con la cultura e la ricerca dei tiri da provare che lo caratterizza, Stefano Carnati è riuscito in una ripetizione (probabilmente la prima ed unica) del tiro made in Ondra. Dai primi tentativi di qualche anno fa, alla salita degli scorsi giorni, ecco il riassunto di questa avventura insolita su uno dei tiri più duri d'Italia.

A present for the future” si trova in uno degli ultimi settori della valle di Madonna della Rota chiamato G-rota (o Vache Bleau). La via è stata liberata da Adam Ondra nel 2010 e credo che successivamente nessuno l’abbia provata.  Spinto dalla curiosità, nel gennaio del 2018 decido di andare per una prima ispezione. La linea è logica e non delude: segue la volta di una piccola grotta, con una prima parte in forte strapiombo ed un lungo traverso verso sinistra, che porta ad un muro verticale finale. Purtroppo, invece, la qualità della roccia nella prima parte (la più difficile) è un calcare molto poco compatto. È così che già al secondo giorno mi ritrovo con dei bei graffi sul mento dopo aver rotto, senza nemmeno averle caricate troppo, due buone prese (buone “buste” per 4 dita!). Ciò ha reso i due primi blocchi nettamente più difficili. La via resta comunque scalabile e, dopo aver controllato la solidità delle prese rimanenti, decido di continuare nei tentativi. Ma, a causa della rottura di un’ulteriore presa e dello spavento per aver evitato di pochissimo una brutta caduta a terra, riprovo la via solo per pochi giorni nel 2019 e poi di nuovo abbandono, sapendo dentro di me che prima o poi sarei tornato, senza tempi prestabiliti e soprattutto dopo una giusta rielaborazione degli episodi negativi precedenti. Così, alla fine del mese di gennaio, esattamente a distanza di due anni dall’ultimo tentativo, mi ritrovo di nuovo sotto la via, motivato per riprendere confidenza con le varie sezioni. Dopo aver ripassato i movimenti ed un tentativo fallito all’uscita, appena prima della parte verticale, ho ancora un po' di energia per un ultimo giro. Dopo 25 minuti di scalata e dita sanguinanti per i dolorosi riposi, posso finalmente mettere la parola fine a questa particolare esperienza caratterizzata, oltre che dalle difficoltà oggettive della via, soprattutto dalle diverse situazioni che si sono create."

Fonte e cortesia foto Stefano Carnati

AP

 

 

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