Finale festeggia i 50 anni con le multe a Perti

il comunicato CAI ha scatenato il caos, strade chiuse e multe, ma le navette e i parcheggi non si vedono

15 maggio 2018
Alé ragazzi, festeggiamo tutti insieme i 50 anni di arrampicata a Finale!
La festa la prepara l’amministrazione pubblica, che di tutte le riflessioni fatte sulla questione ha capito una cosa sola: che bisogna chiudere la strada di Perti e dare le multe. Lo rileviamo dalla stampa di oggi, di cui alleghiamo gli articoli. Sui quotidiani di oggi l’unica voce critica è quella di Andrea Gallo, che ribadisce come, prima di chiudere le strade, bisogna pensare alle navette, altrimenti a scalare non ci viene più nessuno

Apprendiamo anche che per questa sera il Sindaco di Finale ha indetto un tavolo per parlare di arrampicata, con i sindaci dei paesi vicini, il CAI, il WWF, associazioni ambientaliste, l’Istituto di Studi Liguri, Finale Outdoor Resort e altri. Chi mancano? I chiodatori!
L’associazione “Finaleros”, che li raccoglie dal 1997 (e che a dire il vero fino ad ora si è vista poco sul piano politico), non è stata convocata. Andranno in sua rappresentanza Andrea Gallo (ai microfoni di climbingradio oggi alle 17,00), Gerry Fornaro e Lorenzo Cavanna, in realtà convocati dal Sindaco a titolo individuale, al pari di Alessandro Grillo.
Finale, che si fregia del titolo di “Capitale europea dello sport outdoor”, non dialoga con chi ha creato tutto questo, convoca a parlare di arrampicata associazioni che non ne sanno nulla e lascia fuori le sue eccellenze. Invece di fare un monumento a chi da 50 anni spende soldi e denaro per la ricchezza e la bellezza del paese, per la riconversione da una economia basata sulle cementificazioni del turismo costiero a una economia decisamente meno invasiva e sicuramente più ecosostenibile, lo esclude dal dibattito.
Attenzione: se questi si fermano, il giocattolo si rompe. A me pare scontato, evidentemente non lo è.

Ma che succede in Italia in questo periodo? Come mai questa particolare insofferenza verso chi arrampica? In realtà si vanno sovrapponendo due fenomeni.

Da una parte, e lo vediamo in val Masino, la mancata comprensione della ricchezza che porta lo sport outdoor, non solo in termini di ricaduta economica, ma anche in termini ambientali, di economia sostenibile, nonostante il dibattito sullo spopolamento dovuto alla mancanza di una economia di sopravvivenza all'interno delle aree parco e delle aree montane sia aperto da tempo.

Dall'altra, e accade a Finale Ligure, c'è una perfetta consapevolezza della ricaduta economica che porta il movimento degli arrampicatori, ma una totale incapacità di gestirlo. Come già scritto su questi canali è detto a più voci su Climbing Radio, nessuno si preoccupa di creare le infrastrutture necessarie per l'aumentato afflusso turistico. Siamo di fronte ad un’amministrazione pubblica che pare non essere in grado di dialogare con chi ha costruito e mantiene la ricchezza ambientale ed economica di Finale: negozianti, media di settore, chiodatori e infine, perché no, utenti finali.

Soluzioni? Innanzitutto che chi ha voce in capitolo si faccia sentire con le amministrazioni pubbliche, e che esse inizino a prendere in considerazione chi ha veramente voce in capitolo, imparando ad informarsi e dialogare.

Da parte di chi scala, oltre a continuare ad avere la solita correttezza nel non intasare parcheggi, nel non sporcare, nel non far pagare agli abitanti le inadempienze delle loro amministrazioni pubbliche, forse è il caso di recuperare quello spirito d'avventura che, come ci racconta Grillo nel suo libro, avevano i primi climber di Finale Ligure, andando a scoprire altri e nuovi territori.
Finale non è l'unico posto dove si può scalare, in Liguria abbiamo ad esempio la Val Pennavaire, dove i climber paiono ancora i benvenuti. Ci sono aree dell'entroterra da sviluppare, ci sono valli del Piemonte e della Lombardia dove si può scalare ancora senza trovare affollamento. Una valida alternativa alla Val Masino è ad esempio la Val Daone, dove i soldi spesi dal comune per i raduni lasciano intendere un altro approccio. Perché non riconoscere a questi territori gli sforzi che stanno facendo con un bell’aumento delle presenze? Ci sono poi località dove ancora possiamo respirare una piacevole sensazione di scoperta ed esplorazione.
Finale e la Val Masino sono territori unici ma forse in questo momento vale la pena lasciarli per un attimo ragionare su se stessi, come si fa con gli amici che hanno uno di quei malanni magari fastidiosi, ma di veloce passaggio.

Cap

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