Il primo oro: Ginés Lòpez

Intervista al campione olimpico

27 dicembre 2021
Quattro chiacchiere con Alberto Ginés Lòpez, oro alle olimpiadi di Tokyo

Classe 2002, spagnolo, un grande sorriso e tanta voglia di scalare oltre il suo limite. Se cercate Alberto Ginés Lòpez su Wikipedia esce solo pro-climber e atleta olimpico, ma in realtà c’è molto di più. Passione, talento, duro lavoro. Cosa porta un ragazzo dalla Spagna al Giappone? La voglia di arrivare lontano, di fare bene e dare il meglio. Le aspettative per i giochi erano tutte su Ondra e Narasaki, sicuri che entrambi avrebbero fatto podio. Poi, in silenzio, un giovane spagnolo ha conquistato la finale, nonostante pochi giorni prima fosse ancora impegnato in gare di coppa del mondo. Con la sua scalata dinamica e fluida ha conquistato, passo dopo passo, ogni traguardo. Partendo dalle competizioni giovanili, dove in campo internazionale ha subito fatto vedere la pasta di cui è fatto, Alberto ha aggiunto un mattone dopo l’altro, costruendo un muro che l’ha portato ad essere il primo campione olimpico della storia dell’arrampicata sportiva. Come? Ce lo racconta lui di seguito…

 

Ciao Alberto, come stai a distanza di qualche mese dall’olimpiade? 

Sono ancora molto felice per ciò che abbiamo ottenuto, ma mi sto già concentrando sulla prossima stagione.

A Tokyo c'era grande attesa per i giapponesi e per Ondra. In effetti però poi nessuno di loro è andato a podio. Quale era il tuo obiettivo prima della gara?

In effetti il mio obiettivo per le Olimpiadi era di gareggiare bene, dando il 100%, cercando di qualificarmi per le finali, e ce l’ho fatta. Poi volevo arrampicare bene durante le finali.

Come stai e che percezioni avevi durante la gara e gli eventi annessi?

Credevo che sarebbe stata una gara come le altre, ma quando arrivi al villaggio Olimpico e fai i primi allenamenti nell’arena Olimpica, capisci che non è una gara qualsiasi, è qualcosa di più grande. Durante la gara mi sono allenato a pensare che fosse solo una gara e penso che questo mi abbia aiutato.

Qual è stato il momento più bello dei giochi? Ed il peggiore?

Probabilmente il momento in cui ho realizzato che ero passato alle finali, e la medaglia d’oro, ovviamente. Il peggiore probabilmente l’allenamento e il riscaldamento prima delle finali. È stato il peggior riscaldamento di sempre. È buffo perché poi ho gareggiato piuttosto bene.

Il valore della vittoria è direttamente proporzionale al valore dei tuoi avversari. Com’è il livello nelle gare odierne?

Il livello è molto alto. Probabilmente nella World Cup è più alto che alle Olimpiadi, perché ci sono più partecipanti, ma il livello si sta alzando ogni anno sempre di più.

Tu sei stato l’unico atleta a gareggiare fino all’ultimo prima di andare in Giappone e molti hanno criticato questa tua scelta. Com’è stata la tua preparazione per le Olimpiadi?

Siccome non siamo potuti andare in Giappone molto in anticipo, a causa delle restrizioni, e non potevamo nemmeno allenarci in Spagna, l’unica opzione era quella di allenarci a Innsbruck o durante le competizioni. Pensiamo che il modo migliore per prepararsi alle competizioni sia competere, è per questo che abbiamo fatto molte gare prima delle Olimpiadi.

Come ha lavorato la federazione spagnola? Ti ha supportato o sei stato molto indipendente?

Penso che mi abbiano supportato piuttosto bene. Ci siamo allenati quasi 4 mesi a Innsbruck e questo mi ha aiutato molto, ovviamente. È stata la cosa che mi ha aiutato di più per le Olimpiadi. 

Vi siete allenati tutti insieme?

Sì, eravamo 9 o 10 ragazzi e ci siamo allenati quasi tutta l’estate. Allenarsi insieme ad altri è molto utile.

Molti hanno criticato aspramente il format olimpico. Qual è la tua opinione su questa combinata?

So che non è il sistema migliore per una gara, noi ci alleniamo solo in una o due discipline, ma era l’unico modo per entrare alle Olimpiadi. Quindi, per un anno è stato bello allenarsi e scoprire il mondo della speed, completamente diverso dalla lead o dal boulder, ma ora mi concentrerò solo sulla lead e sul boulder. Spero che a Los Angeles le tre discipline siano separate.

E la tua opinione sulla speed?

La rispetto assolutamente, mi sono allenato con il team spagnolo di speed per 2 anni. È qualcosa che mi piace molto, ma avrei bisogno di molto lavoro per essere veramente competitivo, quindi non penso che la praticherò ancora.

Hai avuto degli idoli che ti hanno ispirato durante il tuo cammino?

Non ne sono sicuro, ma uno degli arrampicatori che seguo di più è Alex Megos.

I social oggi sono un punto cardine dell'immagine e della vita di un atleta. Come ti rapporti soi social?

È difficile essere presenti su tutti i social, ma fa parte del lavoro, quindi cerco di farlo in modo positivo e rilassato.

Parigi 2024, ci sarai? Con che obiettivo?

Prima di essere a Parigi mi devo qualificare, quindi l’obiettivo principale è qualificarsi, e poi cercare di vincere un’altra medaglia.

Durante il meeting degli atleti La Sportiva sei stato festeggiato e ti sei messo in gioco nel trad. Cosa ti porti dietro da questa esperienza?

È sempre bello scoprire un nuovo modo di arrampicare, mi è davvero piaciuto. Non sono sicuro se rifarò arrampicata trad a breve, ma certamente la proverò ancora a un certo punto della mia carriera.

L'intervista ad opera di Marco Pandocchi è disponibile in formato audio al link.

Fonte Alberto Ginés Lòpez, cortesia foto archivio LaSportiva

AP

 

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