Questione guide-enti: parla l'esperto

Intervista a Gerardo Ghisleni

11 maggio 2021
Intervista a Gerardo Ghisleni sulle questioni riguardanti gli attriti tra le Guide e, a grandi linee, gli enti di promozione sportiva.

La scalata e l'arrampicata sono la stessa cosa? Posso insegnare l'arrampicata in falesia se non sono guida? Se non è guida, può portarmi ad arrampicare? Queste sono tutte domande che ogni appassionato si è posto nel corso della sua carriera verticale. C'è chi si affida alle Guide Alpine, c'è chi si affida alla FASI, chi ad altri enti. C'è chi si stupisce che nel 2021 ci siano enti che promuovono la scalata con corsi outdoor, quando è da decenni che avviene. La questione non è affatto chiara ai più e, grazie all'intervento di Gerardo, oggi faremo un po' di chiarezza. Per chi non lo conoscesse, Gerardo è il presidente di Vertical Lab, un'associazione che incontreremo a breve qui sotto. Insieme alla promozione del territorio, si occupa anche di lavorare dietro alle quinte proprio per arrivare a fare della scalata una possibilità concreta ed ordinata, conosciuta e chiara per tutti. Snoccioleremo un po' la questione ed andremo a fare chiarezza, grazie alla grande conoscenza dell'argomento da parte di Gerardo, per fornire risposte chiare agli appassionati e, perché no, spunti per ragionare agli addetti ai lavori. La parola a Gerardo Ghisleni, presidente di Vertical Lab. 

 

Cos'è Vertical Lab? Di che cosa si occupa e quale è la sua storia?

Vertical Lab è un’associazione sportiva dilettantistica e di promozione sociale, nata ufficialmente ad Agosto del 2017. In realtà, lo spirito che è alla base dell’associazione e che si fonda sull’aspetto socializzante degli sport outdoor (in particolare dell’arrampicata sportiva) risale a quando eravamo un gruppo di amici appassionati e desiderosi di migliorare le nostre capacità: abbiamo provato tanti corsi di formazione e non era semplice trovare quello che facesse al caso nostro poiché una volta terminato, il tutto finiva lì e veniva a mancare una continuità di cui sentivamo il bisogno. Un bisogno fatto anche di una importante componente di socialità.

Consapevoli di questo limite, abbiamo voluto mettere la nostra esperienza al servizio di chi, come noi, volesse non solo partecipare a dei corsi ma anche entrare in un gruppo di persone appassionate, offrendo una continuità nella pratica di queste attività, formando così anche un grande gruppo di arrampicatori.

Abbiamo sviluppato una grande varietà di corsi, all’insegna di sicurezza e qualità e nel pieno rispetto dell’ambiente venendo incontro alle esigenze degli appassionati.

Ad oggi Vertical Lab è specializzata in corsi di formazione che riguardano l’arrampicata sportiva. Proponiamo percorsi di formazione che permettono agli appassionati di non mollare e di continuare a migliorare, seguendo costantemente sessioni di allenamento e aggiornamenti sulla tecnica che insegniamo e, al contempo, creando un bel gruppo con cui condividere gli allenamenti, ma anche momenti di vera amicizia. Quello che cercavamo noi anni fa da corsisti! E così ora i nostri istruttori, oltre a essere FASI, sono istruttori IAMA, la scuola ufficiale del Metodo Caruso che con orgoglio caratterizza la nostra offerta formativa. I nostri corsi di arrampicata vengono realizzati in outdoor ma anche in indoor.

 

Recentemente le guide sono al centro di alcuni cambiamenti legislativi. Puoi illustarceli?

Nel corso di quest’ultimo anno e mezzo abbiamo assistito a due importanti tentativi di modifica di una legge nazionale, la 6/89 che regola la professione di guida alpina a livello nazionale, appunto, e della legge regionale 17 dicembre 2012 n. 44, che regola invece a livello regionale in Liguria la stessa categoria.

Il primo tentativo ha visto come protagonista il Collegio Regionale delle Guide Alpine in Lombardia che, con l’aiuto dell’allora assessore regionale allo Sport Martina Cambiaghi, ha tentato di monopolizzare discipline come l’arrampicata sportiva e il canyoning, cercando di cancellare con un colpo di spugna realtà ben presenti e radicate da decenni sul territorio nazionale, come tutte le associazioni sportive come la nostra, e tutte le federazioni e gli enti di promozione sportiva riconosciute dal CONI, proprio come se non fossero mai esistite. Accortici della questione, abbiamo immediatamente fatto un gran “rumore” e la proposta è andata a finire nel dimenticatoio;

Il secondo tentativo riguarda una proposta di modifica di una legge regionale in Liguria in cui si sta cercando di inserire in via esclusiva l’arrampicata sportiva, il canyoning e la speleologia all’interno delle competenze delle guide alpine. Anche in questo caso ci siamo fatti avanti, e stiamo tutt’oggi facendoci sentire, per bloccare tale modifica. Il Consiglio Regionale della Liguria ha aperto un tavolo di discussione con noi e tutte le altre realtà nazionali e regionali che verrebbero calpestate se la modifica venisse approvata.

Le guide alpine stanno cercando in tutti i modi di modificare leggi regionali e nazionali, per accaparrarsi anche il monopolio dell’arrampicata sportiva, la quale esula dalle loro attività esclusive sancite in modo molto preciso dalla legge 6/89, a scapito di un sistema consolidato da decenni che vede l’esistenza di numerose realtà che di questo si occupano con competenza, passione e a norma di legge.

 

Qual è la situazione sul territorio? Se un fruitore vuole avvicinarsi alla scalata, che possibilità ha?

Oggi l’offerta formativa è aumentata in modo esponenziale anche grazie al fatto che l’arrampicata sportiva sia diventata disciplina olimpica. Questa è chiaramente un’arma a doppio taglio perché la grande diffusione ha fatto sì che questa disciplina iniziasse a diventare davvero “commerciale”, con la desolante conseguenza che c’è chi cerca di "accaparrarsela”, monopolizzandone la formazione per finalità essenzialmente economiche. Se così non fosse, infatti, le guide alpine si concentrerebbero nel migliorare la qualità e le conoscenze relative a un settore che esula dalle competenze sancite dalla legge 6/89, piuttosto che manifestare reiterativamente atteggiamenti aggressivi basati su "minacce" e denunce varie, perfino con il rischio di compromettere l’immagine di una categoria di professionisti che abbiamo sempre stimato, soprattutto per i nobili fini perseguiti (vedi le innumerevoli denunce soprattutto relativamente alle AIGAE). Per noi è molto diverso: la passione, il contenuto e la qualità non possono e non devono essere sacrificati per il fine economico.

L’offerta ad oggi è molto varia i corsi di arrampicata vengono proposti da tantissime realtà come le associazioni sportive affiliate a federazioni come la FASI o enti di promozione sportiva quali UISP, OPES, USACLI, riconosciuti dal CONI. I corsi vengono svolti sia in outdoor nelle falesie (palestre di roccia) che nelle palestre indoor e outdoor.

Anche il CAI e le stesse guide alpine, propongono corsi di arrampicata. Tengo però a precisare che c’è una gran differenza tra “arrampicata” e “scalata”; l’arrampicata indica proprio il gesto sportivo, l’arrampicare su una parete appunto; la scalata indica di per sé, e i vocabolari ne sono una prova, un’ascesa verso una vetta, una progressione da una base verso una cima, con qualunque mezzo, incluse le "scalette", le corde fisse (vedi ad esempio il Dente del Gigante o il Cervino) o i chiodi da roccia (tutti attrezzi esclusivi, questi certamente sì, delle guide alpine). Questa tipologia di attività è propria dell’alpinismo, l’arrampicata invece è ben altra cosa.

 

L'arrampicata in falesia e, più generalmente quella sportiva, si distacca parecchio dalla scalata alpina. Vuoi esporci il vostro punto di vista?

Mi limito a delineare le due macroscopiche differenze tra arrampicata sportiva e scalata alpinistica o classica, che non lasciano adito a dubbio alcuno circa la distinzione che vorremmo sottolineare: l’ambiente in cui si svolgono e le finalità dell’una e dell’altra disciplina. 

L’arrampicata sportiva in outdoor viene praticata in ambienti diversi (costieri, di valle, peri-urbani, collinari, pareti di fondovalle) e, più in generale, ovunque vi siano pareti rocciose adatte allo scopo e appositamente attrezzate (strutture estranee alla pratica dell’alpinismo, all’alta quota e alle zone prossime alle cime delle montagne), a prescindere dall’altezza ma senza prevedere il raggiungimento di cime o vette o l’attraversamento di terreni alpinistici. In molte falesie è possibile arrivare in macchina senza nemmeno percorrere un sentiero. Le palestre di arrampicata sportiva in outdoor sono dei luoghi per la pratica sportiva di massa, con accesso gratuito e illimitato, quindi ad alta rilevanza sociale, ovunque vi siano pareti rocciose adatte allo scopo e appositamente attrezzate, a prescindere dall’altezza. Le protezioni che vengono utilizzate sono certificate, come i chiodi ad espansione tipo tasselli o fittoni resinati, generalmente in acciaio inox.

Possiamo affermare che le “variabili” da considerare nell’ambiente in cui si pratica l’arrampicata sportiva sono sicuramente minori, ma mai nulle, rispetto a quelle che bisogna invece avere bene in mente quando ci si accinge a fare una scalata classica. 

In questo caso l’ambiente è propriamente alpinistico, quindi montano, sicuramente impervio, per affrontare il quale bisogna essere pronti a considerare infinite variabili: il cambio repentino delle temperature e più in generale del meteo che rende complicata un possibile ritirata. Nonché la quasi certa possibilità di trovare in parete sporadici punti di protezione non sempre affidabili perché magari si tratta di chiodi posizionati agli albori dell’alpinismo, avvicinamenti lunghi, discese spesso molto complesse, ecc. 

Le variabili legate all’aspetto naturale dell’outdoor in falesia sono minori o comunque più facilmente gestibili. Prendiamo come esempio un temporale improvviso: se ti trovi in ambiente montano, a metà via, magari a 200/300 metri da terra e con altri 300 metri o più sopra di te da scalare, difficilmente potrai darti alla fuga o ripararti rispetto alla stessa situazione in una falesia dove, alla peggio, ti cali immediatamente dal tiro su cui stavi arrampicando per cercare riparo. Ecco, diciamo che le “asperità” montane sono di gran lunga maggiori rispetto a quelle riscontrabili in una falesia, e sono proprio queste ad essere competenza esclusiva delle guide alpine, secondo quanto sancito dalla già citata legge 6/89. Relativamente alla finalità dell’arrampicata sportiva, in questo caso è il gesto atletico a far da padrone; Diventa, dunque, estremamente fondamentale lo studio della biomeccanica applicata alla tecnica del movimento, cioè, lavorare sul gesto tecnico che ti permette di svolgere un’azione nel modo più funzionale ed efficace. Questo concetto è completamente svincolato dall’ascesa di una parete in montagna. Nell’alpinismo generalmente predominano altri valori: superare le asperità della natura per giungere in vetta, per esempio. Anche perché, spesso e volentieri, in ambiente montano non puoi permetterti di focalizzarti sulla pulizia del gesto atletico/tecnico: può capitare che le condizioni esterne (l’avvicinarsi di un temporale o del buio) ti forzino a dover raggiungere il tuo obiettivo (es. la cima o un bivacco) in qualunque maniera, prima che sia troppo tardi. Nella scalata alpinistica l’obiettivo è giungere in vetta, ascendere una montagna, quasi sfidandola in un certo senso. Agli albori dell’alpinismo si parlava proprio di atto eroico dell’ascensione. Non a caso il termine "conquista" rimane il termine simbolo dell’ alpinismo.

 

Le guide fanno leva su sicurezza e formazione, come sono messe le altre figure a riguardo?

Be’, che le guide facciano leva su formazione sicurezza è un punto a vantaggio della nostra causa! E questo perché relativamente alla formazione, l’arrampicata sportiva per loro è un più che possono acquisire SOLO dopo esser diventate guide alpine, frequentando un corso di specializzazione (come indica l’articolo 10 della legge 6/89). Nel percorso formativo delle guide alpine (dell’alpe, dunque, già la definizione fa intendere di cosa si parli), non è prevista l’acquisizione della tecnica né tantomeno della didattica dell’insegnamento dell’arrampicata sportiva. Realtà presenti, consolidate e attive da decenni, invece, pensa un po’? si occupano solo ed esclusivamente dell’arrampicata nel percorso formativo standard per diventare istruttore. 

Quanto alla questione sulla sicurezza, l’ambiente della falesia non è da intendersi minimamente come ambiente ”impervio” tipico delle attività alpinistiche, e a dirlo non sono soltanto io, che potrei apparire di parte, ma i collegio stesso delle guide alpine in Lombardia che, in un accordo tra Regione Lombardia, Comunità montana, Comune di Lecco, COLLEGIO REGIONALE GUIDE ALPINE LOMBARDIA ha stilato un documento in cui si leggono testuali parole ”E’ fondamentale considerare che l’arrampicata sportiva, come tutte le attività outdoor, non esclude l’accettazione dei rischi in quanto non ne è esente. Questi, tuttavia, sono di gran lunga minori rispetto a quelli che si affrontano nell’arrampicata classico-tradizionale o, paradossalmente, in attività “non tecniche” quali l’escursionismo o addirittura la ricerca di funghi. La diffusione dell’arrampicata sportiva testimonia, comunque, come essa non vada più considerata come sport estremo, in nome di una fuorviante spettacolarizzazione, ma piuttosto come sport estremamente popolare”

 Che in ambiente vi siano dei pericoli oggettivi, questo è risaputo. Ma nessuno può ridurre a zero questi rischi, nemmeno una guida alpina! La valutazione del rischio rientra tra le competenze delle figure che insegnano l’arrampicata in falesia, siano esse figure professionali o amatoriali appartenenti ad associazioni/società sportive.

 

Come vedi la situazione nel futuro? Quanto c'è bisogno di una figura come il "maestro d'arrampicata"?

Più che altro direi come mi auspico come sia il futuro. E’ innegabile che sia necessario creare la figura professionale del maestro di arrampicata; tale figura esiste già praticamente ovunque in Europa, ed è, tengo a precisare, totalmente indipendente ed estranea alla professione di guida alpina. Solamente in svizzera, fino a qualche tempo fa, le due figure erano collegate ma proprio per disguidi di carattere, come dire, deontologico e pratico (causati dalle differenti competenze relative all’una e all’altra categoria), le due figure hanno preso due strade differenti. Mi auspico che questa figura venga creata al più presto anche in Italia ma, si badi bene, deve essere una figura autonoma e indipendente da qualsiasi altra categoria esistente. Dovrà avere delle competenze specifiche relative all’arrampicata, appunto, e non essere “la costola” di nessuna lobby, ente, altra realtà già esistente. Chi vorrà fare il maestro di arrampicata dovrà dimostrare di possedere determinati requisiti (che non si fermino alle sole capacità atletiche di arrampicare su un grado duro a vista o lavorato, ma che indaghino le capacità di insegnamento e trasmissione della materia!) e, superando una specifica formazione, dovrà acquisire delle precise competenze, soprattutto tecniche e didattiche. Ciò non di meno, mi auspico che le realtà che ad oggi operano con passione, e competenza, nell’ambito dell’arrampicata possano continuare a farlo! Ognuno nel proprio ambito, sia esso professionale o amatoriale e, chiaramente, a norma di legge.

 

Fonte e cortesia foto Gerardo Ghisleni, Vertical Lab

AP

 

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