Mauro Calibani: Voortrekker, andare avanti

VOORTREKKER, Mauro Calibani libera la sua via sportiva più dura

30 luglio 2019
45 anni, la passione per la verticale e 15 giorni ad effettuare 37 tentativi spacca dita, volutamente da solo.

Mauro Calibani ha, dopo tre anni di lavoro fisico e mentale, liberato la sua personalissima via VOORTREKKER Frosolone. Personale perché non solo liberata dall'ex campione mondiale e figura chiave di E9, ma anche perché questo risultato non è che il frutto di un lavoro interiore molto profondo e intimo. Così come racconta Mauro stesso.

«Sono combattuto, ma decido di rendere ufficiale la notizia della mia salita in libera, e a tre anni da questo intimo processo, dall’aver trovato la linea, averla immaginata, sognata e poi finalmente provata, venerdì 5 luglio succede così…

Ci alziamo presto al mattino, da qualche giorno ho male al ginocchio sinistro, si è infiammato nei movimenti finali durante i precedenti tentativi. Dopo la colazione, con Daniela ci avviamo verso la via, che come sempre al mattino è più buia, però l’aria è più fresca. Non ho un buon umore per via della paura di non poterla provare più se il ginocchio peggiorerà, mi scaldo e poco dopo faccio un primo tentativo controllandone i movimenti, per capire come va… cado!

Nel frattempo che riposo, c’immergiamo nel silenzio cinguettante della natura osservando dei simpatici topolini rossicci dagli occhi neri, che ci gironzolano attorno, velocissimi sbucando da tutte le parti nella pietraia sottostante. Uno di loro si chiama “Crissi” e la sua compagna “Agata Crissi”, s’infilano negli zaini aperti in cerca di cibo, ci divertiamo osservandoli, mentre il tempo passa e i muscoli tornano nuovi.

Dani a un tratto, per la prima volta, mi dice di fare un giro; si è accorta che sono inibito dal pensiero per il ginocchio. Sdraiato, mi alzo dall’amaca, tranquillo senza pensieri, entrambi ci mettiamo ai posti di combattimento. Mi lego, stringo ai piedi le mie scarpette Drago e ne pulisco le punte con i palmi insalivati, infilo le mani nel mio sacchetto porta magnesite impastandomi ben bene i polpastrelli, mentre il respiro si fa lento e profondo. Libero la mente, mi appoggio alla parete e parto.

Tutto inizia a fluire tranquillamente, il mio ritmo è buono, un po’ meno le condizioni: fa un po’ caldo, l’aria è ferma, ma i movimenti si susseguono precisi e potenti. Sono di nuovo al buco.
Resetto la testa dai pensieri, come se dovessi affrontare una nuova via da zero, come se non avessi effettuato la prima parte, quattro scrollate per sciogliere gli avambracci e riparto deciso. Per la prima volta il ritmo nei quattro movimenti successivi è rapido e leggero, mi ritrovo come mai prima ad affrontare la sequenza finale che con attenzione e precisione massima mi riesce.

Ora ho la grossa presa tra le mani!

Spossato e confuso, mi ribalto in silenzio con il fiato e il cuore in affanno. Chiudo gli occhi e cerco subito di sentire le emozioni, sono certo tra un attimo verranno fuori, passano un po’ di secondi fino a che esplodo in una decina di urli che escono dalla pancia, grida di gioia e di liberazione, poi la commozione per aver capito che questo lungo viaggio sognato con tutto me stesso sia finalmente divenuto realtà.

Comprendo per la prima volta a fondo il vero significato di “una via sportiva più dura”, la più difficile che io abbia mai avuto il privilegio d’incontrare e salire per primo, in cui la forza interiore, la pazienza e la dedizione mi hanno accompagnato in questo incerto e bellissimo percorso.

45 anni, la passione per la verticale e 15 giorni ad effettuare 37 tentativi spacca dita, volutamente da solo, senza alcun altro parametro, per cercare ancora una volta di capire chi sono, e di che pasta sono fatto. Ora sono felice, nonostante solitamente sia solo severo con me stesso. Anche questo ricordo sarà per sempre prezioso e presente per il resto della mia vita, dedicata alla ricerca, in cui “la bellezza della linea nella roccia”, ha guidato la mia continua evoluzione.

Decido di chiamare questa mia linea “Voortrekker”. Lui era un magnifico vecchio esemplare di Elefante africano considerato un eroe per essersi trasferito e adattato perfettamente all’ambiente desertico del Kunene. Altri componenti della sua famiglia lo raggiunsero e ripopolarono l’area di elefanti che precedentemente si erano estinti a causa del bracconaggio. Non molti giorni fa Voortrekker è stato ucciso e ho deciso di dedicare la mia salita a lui.

Nella lingua africana Voortrekker singifica “quelli che vanno avanti” o “pioniere”. Come tutti i vecchi e saggi elefanti, insegnò ai nuovi arrivati attraverso l’esempio, le strategie per vivere in quell’arido territorio».

 

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