Alchimia, 670 m, AI5+, M6+

Nuova via in Civetta per Emanuele Andreozzi e Santi Padrós

05 giugno 2021
Emanuele Andreozzi e Santiago Padrós hanno aperto Alchimia, una nuova via su ghiaccio e misto alla Cima de Gasperi (Civetta).

In pochi giorni, sommando questa via a “Pazzione Primavernale” (aperta con Matteo Faletti il 20 maggio), Emanuele Andreozzi e Santiago Padrós hanno scalato quasi 1700 metri di parete lasciando pochissime tracce del loro passaggio: in tutto due chiodi e due nuts rimasti proprio su “Alchimia”.

Emanuele Andreozzi racconta:

Nel pomeriggio di giovedì 27 maggio ricevo un messaggio da Santi con la foto di questa bellissima linea, nel quale mi chiede se sabato e domenica sono libero per andare a tentarla. Penso che non abbia neanche finito di scrivere il messaggio che io avevo già risposto di sì e contemporaneamente annullato ogni altro impegno. Troppo bella la linea e troppo grande la voglia di un’altra avventura in parete.

Questa volta tocca a Santi l'impegno di andare sotto parete a controllare le condizioni e quello di organizzare la logistica.

Nel tardo pomeriggio di sabato 29 maggio, nell’aria mite e primaverile, i due salgono al Rifugio Vazzoler. La mattina seguente partono alle 2:15 con ottimo rigelo.

Giunti sotto la direttiva dell’attacco, sopra di noi si stagliavano ottocento metri di parete, esattamente come per la Cima Tosa. Dunque c’erano abbastanza metri per vivere un’avventura altrettanto totale, intensa e impegnativa. Invece, con nostra grande sorpresa, un canale incassato ci permise di alzarci facilmente per ben trecento metri di dislivello in parete. Ed ecco che in un baleno avevamo già il primo terzo di parete sotto di noi, senza aver ancora neppure tirato fuori la corda. Era un bel regalo di inizio giornata, ma eravamo comunque di fronte un terreno difficile e problematico che ci avrebbe richiesto il massimo nelle ore successive.

Lo spettacolo che il ghiaccio aveva creato in quel posto smaltando la parete era incredibile ma anche severo. Toccava a Santi aprire le danze e salire da primo, ma non era per niente facile capire dove – e se – fosse possibile passare; alla fine scelse di provare lungo una ripida goulotte. Arrampicava in silenzio e dalla sosta non potevo vederlo, così solo quando fu il mio turno mi resi conto di quanto era stata difficile la sua scalata. Aveva salito un diedro strapiombante su ghiaccio dalla consistenza pessima, con protezioni su roccia buone ma distanti. Quel tiro era seriamente problematico. Dieci metri prima di arrivare in sosta Santi a sorpresa mi bloccò, mi disse che da quel punto sarebbe stato meglio se avessi traversato verso destra, perché proseguire dritti sopra la sosta era difficile ed illogico. Ancora ansimante e con un gran freddo alle mani, mi guardai attorno e concordai con lui senza il minimo dubbio. Una volta ricevuto il materiale dall’alto, iniziai a traversare. Il terreno migliorava, meno verticalità ed arrampicata più facile. Peccato che era maledettamente improteggibile, mentre mi spostavo in traverso, calcolavo ogni passo e ogni movimento, la progressione era lenta e snervante. Dopo un’eternità finalmente trovai un buon punto per far sosta. Santi dovette calarsi per dieci metri in doppia prima di iniziare a scalare per raggiungermi in sosta. Ero un po’ preoccupato, perché stavamo progredendo molto lentamente e il mio tiro in traverso non ci aveva fatto guadagnare neanche un metro di dislivello. “Se andiamo avanti così sarà veramente un bel casino” pensai. Fortunatamente, sembrava che sopra di noi le cose sarebbero presto migliorate. Prima però Santi dovette salire un altro tiro discretamente impegnativo, ma quantomeno ben proteggibile. Era un mix di difficoltà su ghiaccio per nulla solido e divertenti agganci per le picche su roccia. In sosta mentre lo assicuravo, avevo un freddo becco, così oltre al mio piumino, indossai anche quello di Santi e li tenni entrambi anche per arrampicare da secondo. Raggiunta la sosta, avevo davanti un tiro che si prospettava pura goduria: una perfetta goulotte che terminava in alto in un caminetto, anch’esso completamente smaltato dal ghiaccio. Nel scalarlo ho goduto di ogni singolo passo su quel ghiaccio da favola, avrei voluto che non finisse mai.

Un tiro così, nell’incredibile ambiente della nord ovest del Civetta è il motivo per cui ci ficchiamo in questi posti tetri e freddi. Amiamo l’alpinismo, il ghiaccio, il freddo e questi incredibili regali della natura ricompensano ogni sofferenza. Altro che scalare ad Arco in magliettina! Però era il 30 maggio e dunque il panorama mostrava tutti i segni dell’imminente arrivo dell’estate, le verdeggianti valli sotto di noi contrastavano decisamente con il mondo ghiacciato in cui ci trovavamo.

Proseguimmo alternandoci al comando della cordata e l’arrampicata si manteneva sempre piacevole. Salimmo anche un’ulteriore tiro di alpine ice da cinque stelle, bello come il precedente, altri sessanta metri che avremo voluto non fossero mai finiti. L’entusiasmo era alle stelle, ma la stanchezza si faceva sentire per entrambi, così mentre Santi scalava il primo tiro dentro il grande camino, io nel frattempo in sosta accesi il fornelletto e sciolsi due litri d’acqua. Era passata poco più di una settimana dall’apertura di “Pazzione Primavernale” alla Cima Tosa dove, insieme a Matteo, avevamo dato tutti noi stessi, dunque era logico che in quel momento stavamo pagando non solo la fatica della via sulla quale eravamo impegnati, ma anche e soprattutto l’accumulo totale del nostro alpinismo fatto negli ultimi dieci giorni.

Fummo proprio felici quando constatammo che la scalata dentro il grande camino non sarebbe stata troppo difficile. Quando Santi era andato in esplorazione, non era riuscito a capire neanche col binocolo cosa avremmo trovato in quella sezione. Potenzialmente potevano esserci difficoltà molto alte, invece si era rivelata la nostra giornata fortunata!

Al termine del camino fu necessario bucare un'impegnativa cornice di neve inconsistente. A quel punto per uscire dalla parete non ci restava altro che traversare per un paio di tiri su neve, fino a raggiungere una forcella. Durante questo traverso sotto i nostri piedi si aprivano ottocento metri di vuoto, il che la rendeva davvero una traversata spettacolare. La neve però era delle peggiori mai viste, dunque dovevamo mantenere la massima attenzione nel progredire e proteggerci sulla roccia. Mentre assicuravo Santi sull’ultimo tiro, sentivo che stavo per addormentarmi in sosta, ma il freddo pungente mi teneva sveglio. Mi svegliai del tutto quando vidi Santi arrampicare gli ultimi metri agganciando con le picche la roccia instabile appena prima della forcella. Poi a un tratto venne investito in pieno dal sole del versante opposto. Fantastico, eravamo fuori! Quando lo raggiunsi alla forcella, erano solo le due e un quarto del pomeriggio, non avrei scommesso un centesimo che saremo usciti così presto. Wow! Avevamo scalato comunque per nove ore e mezza all’ombra della nord-ovest, eravamo entrambi provati ma con il cuore davvero pieno di felicità.

 

Monte Civetta, Dolomiti (Veneto)
Cima De Gasperi 2994 m, versante nord-ovest
Alchimia
Emanuele Andreozzi, Santiago Padrós, 30 maggio 2021
670 m, AI5+, M6+

 

Materiale. Classico da ghiaccio e misto con due serie di friends (fino al n. 3 BD), microfriends, 4 chiodi, 4 viti.

Accesso. Gli apritori sono saliti al bivacco invernale del Rifugio Vazzoler dove hanno pernottato. Il giorno dopo si sono diretti alla base del versante nord-ovest del Civetta valicando la Sella di Pelsa. Hanno raggiunto l’attacco della via risalendo 300 metri di canale nevoso a 55-60°. 2,30 h.

Relazione. Vedere le immagini pubblicate qui sopra.

Discesa. Dall’uscita della via gli apritori si sono calati da un spuntone per 50 m arrivando 100 m a sinistra del Bivacco Cesare Tome. Da lì si scendere verso sud per la Val dei Cantoni. Con molta neve la discesa è facile (1,30 h fino al Rif. Vazzoler). Con poca neve invece occorre affrontare alcuni tratti di arrampicata in discesa, con passaggi delicati a causa della cattiva qualità della roccia.

 

Informazioni e immagini fornite dagli apritori.
Emanuele Andreozzi ringrazia: Elbec
Santi Padrós ringrazia: Trango World, AKU

 

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