Accesso vietato alla montagna, il parere del CAI di Bergamo

Fare informazione e formazione piuttosto che divieti

20 febbraio 2021
Il CAI di Bergamo ha espresso il suo parere a proposito delle ordinanze di divieto d’accesso alla montagna emesse dai comuni bergamaschi di Castione della Presolana e di Vilminore di Scalve.

Le ordinanze di divieto sono motivate da un ipotetico “forte pericolo valanghe” che, attualmente, secondo il bollettino regionale è 2 in innalzamento a 3 (vedere anche il nostro articolo a proposito dei divieti in Presolana).

Paolo Valoti, presidente della sezione CAI Bergamo, ha espresso il suo parere sull’Eco di Bergamo: «I divieti da soli non possono aiutare a crescere. Ci rendiamo conto del tempo particolare che stiamo vivendo e delle difficoltà, ma facciamo un appello ai sindaci: anziché procedere subito con ordinanze di divieto, ci si confronti con chi ha competenze specifiche in questo ambito, per poter crescere (e far crescere) tutti insieme».

«Come CAI siamo convinti sia necessario continuare a investire ogni energia e ogni mezzo di comunicazione per l’informazione corretta e la formazione alla montagna, per far crescere la consapevolezza dei pericoli e rischi in montagna, e la piena autoresponsabilità di chi la frequenta, e non nel piano inclinato dei divieti e di una presunta sicurezza senza limiti».

La questione della responsabilità individuale è fondamentale in questo ambito. Le ordinanze di divieto infatti sono state emesse innanzitutto per tutelare le amministrazioni comunali da eventuali richieste di risarcimento da parte di escursionisti coinvolti in incidenti. Tali richieste appaiono assurde a chi conosce la montagna, luogo per definizione selvaggio dove il rischio è sempre presente. Eppure solo l’estate scorsa un escursionista ha chiesto al sindaco di Castione della Presolana un risarcimento danni per i traumi subiti in seguito a una scarica di sassi.

Informazione e formazione quindi sono fondamentali per evitare tanto gli incidenti più banali quanto eventuali pretese di risarcimento. Per evitare ulteriori divieti, invece, sarebbe forse necessario un chiarimento dal punto di vista normativo, sollevando completamente le amministrazioni comunali da qualsiasi responsabilità di quanto avviene a chi si avventura liberamente in territorio d’alta montagna “a proprio rischio e pericolo”.

MR

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