Barbara Zangerl sale Bellavista

Il racconto dell'avventura sulla Ovest di Lavaredo

08 luglio 2015 Dall'anno della sua apertura ad opera di Alex Huber, Bellavista ha visto varie ripetizioni, sempre ad opera di grandissimi alpinisti. Nel 2013, l'americana Sasha DiGiulian fece la prima femminile ma era già nell'obiettivo anche di Barbara Zangerl, imepgnata però all'epoca con la Trilogia delle Alpi. Chiuso questo progetto ed incastrando i mille impegni, verticali e lavorativi, l'austriaca ha finalmente trovato il meteo chiusto per chiudere i conti anche con questo sogno dal sapore romantico e ricco d'avventura. Ecco la sua storia raccontata in prima persona.   Allora Babsi, qui si parla di alpinismo vero? Cosa cambia rispetto alla Trilogia? E’ stata davvero una grande avventura. Non puoi paragonare la Trilogia con questa via, sono troppo differenti. Bellavista è una supervia su brutta roccia con chiodi tradizionali e solo le sono sono a spit. La Trilogia comprende via sportiva, in ambiente alpino è vero, ma comunque ben protette e su roccia ottima. Cosa ti ha più impegnato? Questa è stata più spaventosa per me, ad esempio due lunghezze che precedevano quella più dura, di 7a e 7a+ erano sempre bagnate ed è stato molto difficile salirle con sicurezza. C’era veramente la sensazione di staccarsi ad ogni presa, un rischio davvero alto, è questo voleva dire un volo su vecchi chiodi di dubbia tenuta, un’opzione da non prendere proprio in considerazione. Anche il primo tiro non era da prendere alla leggera per il rischio di una possibile caduta. Insomma, qualcosa di davvero impegnativo per tutta la sua lunghezza…   E la lunghezza di 8c? Il crux è più chiodato e strapiombante, così che in caso di volo sei nel vuoto e non tocchi la roccia. E’ quindi bene portarsi le jumar mentre sali, così puoi risalire la corda se serve, altrimenti resti lì! Resta comunque un tiro molto aereo e per questo da capelli dritti: l’esposizione è davvero alta sotto quel tetto e non è facile restare concentrati solo sull’arrampicata. Qui abbiamo trovato delle statiche lasciate da chissà chi e così Cristian è salito per levarle. Quindi sono ripartita io e ho raggiunto la catena dopo una bella lotta. Ha una dura sequenza all’inizio e dopo è superfisica. Questa parte mi ha impegnato molto, l’ho dovuta provare tre volte perché non mi entrava un incrocio a metà tiro. Credo che questa lunghezza sia 8b+. Sono seguite quindi tutte le altre lunghezze fino alla cengia e dopo un 8a c’è un traverso delicato difficile da seguire. Da quel punto fino in cima siamo andati avanti a comando alternato.   E andato tutto liscio da quel momento? Le ultime 9 lunghezze le abbiamo salite col buio e questo ha aggiunto avventura all’avventura ma il meteo era dalla nostra e siamo andati via senza problemi così alle 2 eravamo in vetta. Era la prima volta che ci trovavamo in cima alla Ovest e non è stato facile trovare la via di ritorno al buio. Non ci siamo fermati un attimo ne in salita ne in discesa e tornati all’auto alle 5, abbiamo guidato per 4 ore per andare entrambi al lavoro…   Intervista Stefano Michelin    
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