Bus del Quai, Squirting Woman DTS

L’esperienza di Fabio Trivieri

01 marzo 2019
Sabato 23 febbraio Fabio Trivieri ha ripetuto Squirting Woman in DTS-Dry Tooling Style.

Squirting Woman, D12, si trova nella falesia del Bus del Quai (Iseo, BS), ben nota agli appassionati di drytooling italiani e non. La via è stata tracciata da Matteo Rivadossi. Lo stesso ne ha realizzato la prima ripetizione in stile DTS, che consiste nell’esclusione dei movimenti di Yaniro e rende tutto molto più intenso…

Fabio Trivieri racconta:

«Domenica 10 febbraio, dopo aver scalato in DTS Dry Girl (D10+/D11-), decido di farmi coraggio e provare anche Squirting Woman (D12). I movimenti in DTS (No Yaniro) sono intensi e passo dopo passo, con alcuni resting e qualche sventagliata qua e là, seguendo le dritte dei soci giungo al termine della prima sezione rimontando il tetto. Osservo il vuoto sotto di me e, guardando l’anfiteatro naturale dal quale sono uscito, rido e dico “sono cotto e sono solo a metà, cala pure”.

Passano due settimane e il pensiero di tornare su Squirting non muore, non è un’ossessione ma sento la voglia di riprovare quei movimenti. I piedi nel vuoto, le distensioni, le sbandierate, la concentrazione fissa sui denti della becca… Nel drytooling c’è una sensazione di libertà e un mix di emozioni che mi rapisce».

Sabato 23 febbraio Fabio si presenta al Quai a metà giornata e, dopo il riscaldamento, riprova subito la via.

«Parto e incredibilmente viaggio senza pensieri gestendo ogni singola situazione. La scalata è magnifica, ragionata, con giochi di ramponi e distensioni uniche. Passo il primo filtro, il tetto, e incredulo mi ritrovo sullo strapiombo finale. Gestisco, ragiono e mi diverto fino a che all’ultimo rinvio distolgo l’attenzione sulla presa che mi sorregge. Con la testa sono già in catena ma non con il corpo. Mi distendo saltando una presa e chiudendo molto basso, al punto da scalzare la picca. In un battito di ciglia mi ritrovo 8 metri più giù a penzolare nel vuoto. Tutto da rifare, che mi serva da lezione».

Dopo un po’ di riposo, nello stesso giorno, Fabio decide di ritentare: «ora c’è un nuovo ostacolo nella mia testa, la consapevolezza di potercela fare e la paura di tralasciare qualcosa». Sale fino al tetto, la sequenza più impegnativa. «Parto deciso ma non ritrovo la “semplicità” provata al primo tentativo. Sbaglio un piede, sento il braccio caricarsi del mio peso e sono costretto a una sospensione sul braccio. Recupero le gambe e le alzo sopra la testa alla ricerca dell’incastro. Sento le mani che si aprono e i guanti scivolarmi dalla presa, sghiso e respiro, sghiso e respiro finché, deciso, mi allungo fuori dal tetto alla cieca». A questo punto mancano quattro rinvii alla catena: «solo quattro, intervallati da passaggi che già conosco, ma che al momento mi sembrano impossibili senza un benedetto riposo. Sto usando energie che nemmeno sapevo di avere. Se dovessi ascoltare il mio corpo non esiterei due volte a chiedere “blocca”, ma la voglia di superarmi è più forte».

Malgrado la fatica Fabio tiene duro e riesce infine a raggiungere la catena, superando il punto in cui era volato nel tentativo precedente: «mi lancio nel vuoto godendomi ogni singolo istante di questo momento. Troppe emozioni, troppa incredulità. Troppa stupidità nell’aver lasciato le picche in catena!».

Racconto e immagini di Fabio Trivieri.

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